Tutta colpa dell’amore

Melanie Carmichael è una giovane stilista dell’Alabama che vive a New York. Il suo fidanzato è in politica, figlio del sindaco della Grande Mela, ricchissimo. Le ha chiesto di sposarlo, ma Melanine deve sistemare una faccenda personale nella sua città natale. Deve divorziare da un uomo che non vede da sette anni. Parte in gran segreto per l’Alabama per fare firmare le carte al suo ex marito. Ritornata nel paese natale, Melanie riscopre gli affetti dell’infanzia e della gioventù e le sue convinzioni sulla vita newyorchese iniziano a vacillare. La vita da cui era scappata anni prima, in fondo, non le appare così malvagia. Fino a quando, un giorno, il suo promesso sposo… Commedia romantica, mielosa e prevedibile, campione d’incassi negli Usa per diverse settimane. Infarcito di luoghi comuni sulla diatriba Nord-Sud,
Tutta colpa dell’amore
ha veramente poco da dire: già dalla prima scena si capisce come sarà il finale e minuto dopo minuto i sospetti di aver buttato via i soldi del biglietto diventano certezza.
(andrea amato)

Human Nature

Lila è afflitta, sin dalla pubertà, da un disordine ormonale che le provoca un’abbondante crescita di peli su tutto il corpo ed entra quindi nell’età adulta con poche aspettative e un po’ di tristezza. Con prospettive professionali scoraggianti e la sicurezza di non poter trovare un uomo che l’ami, Lila pensa al suicidio, ma, salvata da un topo, decide di andare a vivere a stretto contatto con la natura. Nell’eremo del bosco scrive libri che ottengono enorme successo e, spinta dalla voglia di trovare un uomo, decide di tornare in città. Trova l’amore in uno scienziato comportamentista, ma presto la natura umana riserverà altri colpi di scena. Film d’esordio di Michel Gondry, regista francese di tanti video musicali e spot pubblicitari,
Human Nature
dovrebbe essere una divertente inchiesta sul coacervo di istinti e desideri che ci guidano, seguendo l’interazione tra una scrittrice irsuta in modo anormale, un comportamentista represso, un giovane selvaggio e un’assistente francese. In realtà, nonostante gli sforzi per essere un’esilarante, surreale commedia, risulta essere un polpettone senza senso che strappa il sorriso in un paio di occasioni. Trascinato fino all’inverosimile, senza neppure dare la sensazione che stia succedendo qualcosa di importante. Il cast è di ottimo livello, ma un soggetto delirante e una regia non eccellente sono riusciti ad affossare il talento degli attori.
(andrea amato)

La sicurezza degli oggetti

Jim, che ha vissuto finora solo per il suo lavoro, sgattaiola fuori di casa, quando la moglie è ancora a letto e i bambini litigano in cucina. Esther va a fare la spesa prima di prendersi cura del figlio, in coma dopo un incidente. Annette, lasciata dal marito con due figlie, litiga con la primogenita perché non può mandarla al campeggio. Ed Helen prepara la colazione a figli e marito, anche se quella vita le va stretta. Quattro famiglie, nella tipica provincia americana. La villetta con garage, il giardino (e il giardiniere), il tagliaerba, la piscina, la lavastoviglieultimomodello, i litigi con i figli, la Barbie (una trovata mirabile l’innamoramento del ragazzino per la bambola), le crisi matrimoniali, il centro commerciale, il dramma di un ragazzo sfortunato… La solita vita. Una vita normale. Quattro famiglie, attaccate alle loro cose, alla loro casetta, al lavoro, alla routine, alla sicurezza della quotidianità. Una sicurezza mandata in frantumi quando quell’incidente distrugge la vita di Paul e della sua famiglia. Ma non solo la loro…

Un bel film questo
La sicurezza degli oggetti.
Nel filone iniziato da Altman con le piccole storie incrociate di
America oggi.
E poi rivisto un po’ in
American Beauty
un po’ in
Magnolia.
Protagonista, qui, la normalità di medie famiglie americane nella media provincia statunitense. Dove la vita è scandita però da una routine che trasmette più angoscia che sicurezza, più oppressione che tranquillità, nonostante l’ironia e il sarcasmo che non mancano. Qui si intersecano le più o meno tranquille esistenze di quattro nuclei familiari uniti non solo dal fatto di essere vicini di casa ma anche da quell’incidente. Efficace l’intrecciarsi delle quattro storie solo apparentemente slegate. E bravissimi gli attori, primi fra tutti Glenn Close e Dermot Mulroney. Ma, se uscendo dal cinema avete un grosso peso sullo stomaco, non siete i soli.
(d.c.)