Le particelle elementari

Tratto dall’omonimo romanzo di Michel Houellebecq. Due fratelli, uno ossessionato dall’erotismo, l’altro dalla fisica, dovranno decidere se lottare per le donne che amano o ritornare a una vita miseramente solitaria.

Ricette d’amore

Martha (Martina Gedeck) è una cuoca in un ristorante francese di lusso in una fredda Amburgo. Tutta la sua vita è il suo lavoro, il suo regno è la cucina e se qualcuno ha il coraggio di criticare i suoi manicaretti si arrabbia terribilmente. La sua datrice di lavoro la obbliga ad andare in analisi da uno psicologo, ma anche durante le sedute Martha continua a parlare di ricette e di novelle cousine, anche perché non crede di avere bisogno di un analista. Gli uomini li ha esclusi dalla sua vita. Un giorno tutto viene stravolto da un incidente: sua sorella muore e lei si deve accollare la responsabilità della nipotina di otto anni, rimasta orfana. Come se non bastasse, al ristorante viene assunto come aiuto cuoco un italiano, Mario (Sergio Castellitto), molto bravo ed esuberante. In pochi giorni Martha si vede crollare tutte le certezze e si ritrova in mezzo a una bufera. La nipotina ha difficoltà a superare il lutto e la fragilità della zia certamente non l’aiuta. Da parte sua Martha inizia a cedere, sia alla bambina che a Mario, per poi trovare la via per un mondo fatto di sentimenti. Un film ben scritto e ben diretto, in cui l’arrivo di Sergio Castellitto, dopo circa mezzora, cambia completamente il ritmo, dando maggiore brillantezza. La psicologia dei personaggi è ben curata, a parte gli scivoloni banali della descrizione dell’Italia e degli italiani, infarcita di luoghi comuni e stereotipi anni Sessanta. Il personaggio di Castellitto ricorda, per certi versi, l’Al Pacino di
Paura d’amare
e non solo per l’ambientazione nel ristorante. Da ascoltare con attenzione il motivo centrale del film,
Country,
di un eccezionale Keith Jarrett.
(andrea amato)

The Good Shepherd – L’ombra del potere

Storia avvincente di un giovane emotivamente represso che a Yale viene reclutato per un lavoro di spionaggio durante la seconda guerra mondiale e che in seguito entrerà nella nascente Central Intelligence Agency, anche se ciò significherà un enorme sacrificio della sua vita famigliare. L’immaginaria sceneggiatura di Eric Roth (basata su fatti reali) spiega parecchie vicende e offre un’ottima prospettiva interna sulla natura dello “spy business”. De Niro usa, con buon successo, Il padrino come forma drammatica. Damon è ottimo nel suo ruolo e circondato da attori ben scelti per ciascuna parte, poco importa se piccola. Eccezionale fotografia di Robert Richardson. Una nomination agli Oscar per la Migliore Scenografia.

La banda Baader Meinhof

I dieci anni di vita della banda Baader Meinhof, la Rote Armee Fraktion (Raf), il collettivo terrorista di sinistra che dal 1967 al 1977 insanguinò la Germania in nome della lotta contro l’imperialismo americano sostenuto dalle istituzioni tedesche. Dalle proteste contro la visita di Stato dello Scià di Persia al rapimento e all’uccisione di Hanns Martin Schleyer, il presidente degli industriali della Germania, fino ai suicidi di Andreas Baader, Gudrun Ennslin, Jan-Carl Raspe e Ulrike Meinhof, avvenuti nel carcere di Stoccarda in circostanze non ancora del tutto chiarite. Nomination agli Oscar come Miglior Film Straniero nel 2009.