A tempo pieno

Vincent sembra trascorrere felicemente il tempo tra viaggi di lavoro e riunioni d’affari, condividendo con la moglie e i loro tre figli solo vaghi dettagli a riguardo. In realtà Vincent ha una doppia vita, tutto quello che racconta alla moglie è falso, perché è stato licenziato dal suo posto di lavoro. Si inventa un ruolo prestigioso all’Onu a Ginevra e questo gli permette di viaggiare continuamente. Vincent vive di espedienti, dorme in macchina e tutto sommato la sua vita randagia non gli dispiace. Adora andare in auto, fumare e ascoltare la musica, senza dover rendere conto a nessuno. Alla fine però il suo castello di carte crolla ed è costretto a rientrare a pieni giri nella società, con un vero lavoro. Dopo la splendida prova di Risorse umane, sul tema del lavoro e delle 35 ore, Cantet ci regala un altro goiellino cinematografico, molto ben confezionato, recitato perfettamente e con i tempi giusti. Viaggio nella psiche umana che rifiuta i binari imposti dalla società, ciò che è giusto, preferendo una situazione precaria, che lascia il tempo per se stessi. L’impiego del tempo, appunto, come dal titolo originale. Dedicato a quelli che lavorano 15 ore al giorno e sognano di mandare tutto all’aria. Premiato con il Leone dell’anno alla 58esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. (andrea amato)

La classe

François e i suoi colleghi insegnanti si preparano per un nuovo anno di liceo in un quartiere difficile. Armati delle migliori intenzioni, si impegnano a non permettere che nulla li scoraggi e li impedisca di fornire la migliore istruzione possibile ai loro studenti. Le culture e gli atteggiamenti diversi presenti in classe spesso entrano in conflitto tra loro, mostrando un microcosmo della Francia contemporanea. Per quanto gli studenti adolescenti possano essere divertenti e fonte di ispirazione, il loro comportamento difficile può comunque mettere in pericolo l’entusiasmo di qualsiasi insegnante per questo lavoro mal pagato. François insiste nel tentativo di creare un’atmosfera di rispetto e ordine. Senza essere saccente o severo, la sua onestà disarmante coglie spesso di sorpresa gli allievi. Ma il suo atteggiamento in classe vacilla quando gli studenti iniziano a mettere in discussione i suoi metodi…

Verso il Sud

Brenda (Karen Young), Ellen (Charlotte Rampling) e Sue (Louise Portal) sono tre ricche americane cinquantenni che trascorrono ogni estate nell’isola paradisiaca di Haiti, loro luogo prediletto per le vacanze grazie al perfetto connubio tra la spiaggia meravigliosa e i giovani abitanti dal corpo atletico e dalla brutale virilità. Le tre donne instaurano con i giovani neri un rapporto quasi di amicizia che però nasconde legami di ben altra natura: un amore mercenario, la prostituzione svolta per non morire di fame e quindi uno stato di sudditanza continua. Lontane dalle loro città, sono immerse in un’atmosfera che finalmente le rende privilegiate a tutti gli effetti, permettendo loro di manifestare attenzioni e fare regali ai loro amanti. Tuttavia la realtà fuori dall’hotel è molto diversa e i prestanti haitiani, una volta abbandonate le loro padrone, devono confrontarsi con un paese governato da una dittatura (siamo negli anni Settanta) e intriso di violenza e corruzione.
Tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore haitiano Dany Laferrière, che prossimamente verrà pubblicato da La Tartaruga, il film si concentra su tre donne mature ed emancipate che senza peli sulla lingua ammettono di volere fare sesso a pagamento, specificando che in questo non c’è nulla di male perché il loro è un tipo di prostituzione che permette di avere un rapporto anche fuori dal letto. Lungi dall’esprimere giudizi morali, la pellicola mette in luce l’ingenuità delle turiste americane, apparentemente ignare del fatto che senza il loro denaro i giovani haitiani (che per loro non provano nulla) morirebbero di fame. Una di loro, dopo aver provato il suo primo orgasmo, penserà addirittura di essersi innamorata.
Il tema centrale del film è in realtà un altro: quello della sproporzione abissale tra un paese come gli Stati Uniti e uno povero come Haiti. Una sproporzione che emerge dal confronto fra l’atteggiamento delle tre turiste, aliene alla realtà esterna, e le poche ma significative scene che descrivono la vita quotidiana degli haitiani. Se nei suoi precedenti (A tempo pieno e Risorse umane) Laurent Cantet aveva scelto protagonisti maschili e temi sociali come il lavoro e i legami parentali ora sceglie un cast femminile e un tema multiforme come quello della prostituzione maschile in un paese postcoloniale. Sicuramente una novità per chi non è abituato e sentir parlare di «turiste sessuali». (aurelie callegari)

Risorse umane

Avvincente dramma sulla lotta di classe, che racconta di un laureato che fa il tirocinio nella fabbrica dove lavora suo padre: scoprirà che deve licenziarlo. Cantet raggiunge un realismo privo di mezzi termini sullo stile di Ken Loach. Il cast, formato da attori non professionisti (eccetto il giovane e bel protagonista Lespert), è notevole.