Don Giovanni in Sicilia

Nonostante il titolo e nonostante Brancati la Sicilia c’entra poco; e solo nella prima parte, come fondale dell’erotismo. Semmai è proprio il confronto tra l’erotismo di Lattuada e quello di Brancati a essere interessante. Ma il cuore del film è la seconda parte, quando Giovanni Percolla si trasferisce a Milano e Lattuada utilizza questo punto di vista estraneo e sensuale per raccontare il cambiamento del boom. Le scene della partita a bocce, o del giro di Milano in auto, sono esemplari in questo senso. La contrapposizione Nord/Sud sarà magari un po’ facile e il grottesco potrà prendere la mano, ma il film possiede una sua mollezza, un suo sguardo strabico sul mutamento degli spazi e dei tempi dell’Italia, un suo erotismo profondo e quasi stendhaliano che ne fanno un piccolo gioiello da riscoprire. Lando Buzzanca è perfetto nel ruolo.
(emiliano morreale)

Come inguaiammo il cinema italiano – La vera storia di Franco e Ciccio

Omaggio della coppia Ciprì e Maresco alla Sicilia cinematografica, attraverso le vicende di un’altra celebre coppia cinematografica quella dei comici Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Diversamente dalle loro pellicole precedenti, si tratta di un docu-fiction con tutti i crismi sugli esordi, la carriera fino agli ultimi giorni di Francesco Benenato e Francesco Ingrassia, nomi di battesimo dei due attori protagonisti di un’infinità di pellicole negli anni ’70 e ’80. Tuttavia, sembra che gli autori abbiano un pò smarrito la vena dissacrante e grottesca che aveva contraddistinto i primi lavori. Del film, il critico e giornalista Goffredo Fofi ebbe a dire: “La parodia di una finta opera d’arte è migliore dell’originale. Per questo ‘Ultimo tango a Zagarolo’ è più bello di ‘Ultimo tango a Parigi’…”.

I mostri

Venti divertentissimi episodi (alcuni molto brevi, altri più lunghi e corposi), che satireggiano sui miti e le contraddizioni della società italiana dei primi anni Sessanta, con due interpreti, Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, in forma davvero strepitosa. Autori della sceneggiatura, tratta da un soggetto di Age-Scarpelli-Petri, sono Ettore Scola (all’epoca non ancora regista) e Ruggero Maccari. Straordinario l’ultimo segmento, curiosa (e cattivissima) miscela tra comico e patetico.
(andrea tagliacozzo)