Dead Man

Un contadino, nell’Ottocento, va a cercare lavoro in un paese di frontiera. Quando però viene cacciato, uccide il figlio del datore di lavoro e scappa nella foresta… Di certo il miglior film di Jarmusch, probabilmente uno degli esiti più alti degli anni Novanta. Come molti di questo decennio, un film che canta la fine: ma una fine non più malinconica e nostalgica, ribelle o violenta, come era stata in Coppola, Hill o Peckinpah. Qui siamo dopo la morte di Hollywood, e non importa neanche più il western. Il tempo è quello della fantascienza, la lentezza sembra quella di 2001 (il lavoro sullo spazio-tempo di Dead Man è uno dei più estremi della storia del cinema statunitense). Oltre la frontiera e il gotico americano, oltre Melville e oltre America di Kafka, dalle parti forse di Gordon Pym, il commesso viaggiatore Johnny Depp ci guida per mano verso la morte dell’Occidente e non solo dell’America. Sacerdoti di questa fine sono gli spettri dei nativi, perché nemmeno nella natura c’è speranza, mentre tutti muoiono uccidendosi tra loro come nel finale di Fratelli , altro coevo film epocale. Perfetto Johnny Depp, splendide le musiche di Neil Young, essenziale il bianco e nero di Robby Müller. Un capolavoro nichilista. (emiliano morreale)

Johnny il bello

Johnny Sedley, detto ironicamente
il bello
a causa di una deformazione che gli deturpa il volto, si associa con l’amico Mickey e con altri due balordi, Rafe e la bella Sunny, per compiere una rapina. Una volta portato a termine il colpo, gli ultimi due uccidono Mickey e permettono la cattura di Johnny che, condannato a diversi anni di prigione, medita di vendicarsi. Un melodramma d’azione diretto da Walter Hill con stile veloce ed efficace. Non male anche Mickey Rourke, ben al di sopra dei suoi soliti standard.
(andrea tagliacozzo)

Scream 3

Anche stavolta Sydney Prescott è perseguitata dal maniaco omicida mascherato, che si accanisce anche con il cast del film in produzione «Stab 3», ispirato ai delitti di cui è stata protagonista. Non mancano all’appello l’ex agente di polizia Linus e la giornalista Gale Weathers, sempre a caccia di scoop, mentre il bandolo della matassa è l’oscuro passato della defunta madre della protagonista. Scream 3 è superfluo esattamente come Scream 2 : sia l’uno che l’altro, oltre a non poter fisiologicamente competere con il primo film, non cercano affatto di approfondirlo, né di sviluppare nuovi percorsi di ricerca. Sono, come di consueto, tentativi di sfruttare e riciclare una formula rivelatasi efficace. Quando però di mezzo c’è Wes Craven, il più versatile e moderno esponente dell’ormai tramontato new horror americano, è inevitabile che i risultati si mantengano comunque buoni. Nonostante i molti limiti, Scream 3 è un film dignitoso e intelligente: una via di mezzo tra il primo Scream e Helzapoppin’ . Forse anche troppo intelligente e compiaciuto, visto che gioca parecchio a prendere in contropiede lo spettatore erudito, rendendo esplicita qualsiasi suggestione di tipo metalinguistico. Ma non era certo il metacinema alla base della meritata fama del primo Scream . Scream 3 , come già Scream 2 , tenta di far progredire il discorso puntando sulle interazioni tra la realtà e le degenerazioni della società-spettacolo, dove il crimine e le tragedie personali fanno audience diventando così saghe cinematografiche. Quel che dovrebbe contare maggiormente in questo (speriamo) ultimo capitolo della serie è la pura suspense, cui si aggiunge una banale sfida decodificatoria concentrata non già sulle regole del sequel (come in Scream 2 ), ma sulla recente voga «del terzo capitolo»: Guerre stellari , Il padrino e, ovviamente, Scream 3 . Questa lettura su più piani spinge ancora una volta Craven a interferire con il livello elementare del racconto e a fare del suo meglio per confondere lo spettatore, fornendogli simultaneamente più piste ognuna delle quali persuasiva e organica a uno svolgimento filologicamente goliardico, per non dire deliberatamente scorretto e incongruente. Interamente imbastito sull’idea del «film nel film», che Craven aveva peraltro già sfruttato in Nightmare 7 , Scream 3 funziona e diverte finché si cerca di star dietro alle citazioni incrociate da altri film o dai precedenti capitoli della stessa saga, oppure ai camei eccellenti (l’inquietante Lance Henriksen nei panni di un alter ego di Wes Craven, dedito a produrre più che a dirigere i film dell’orrore; Roger Corman in quelli inconfondibili del produttore; Carrie Fisher nel ruolo di una «sosia» della principessa Leila di Guerre stellari ; Kevin Smith in quello di un fan del fatale «Stab 3»). Per poi sgonfiarsi però, inevitabilmente, allorché ci si avvia allo scioglimento del mistero. (anton giulio mancino)

Il buio si avvicina

Il giovane Caleb viene attratto da una misteriosa coetanea, Mae, che si rivela essere una vampira. Dopo essere stato morso sul collo da questa, il giovanotto, irrimediabilmente contaminato, si unisce al gruppo della ragazza, formato da altre creature della notte. Il debole Caleb, però, dimostra ben poca attitudine alla vita del vampiro. Un horror decisamente originale, per atmosfere e situazioni: quasi un allucinato road movie, ambizioso, raffinato, d’autore. Scritto dalla stessa regista (futura autrice di

Point Break
e
Strange Days
) in collaborazione con Eric Red.
(andrea tagliacozzo)

Alien vs. Predator

Tentativo di attrarre i fan delle saghe di Alien e Predator con una trama che comprende una spedizione archeologica ai confini dell’universo conosciuto — un bizzarro mondo sotterraneo — e ovviamente i terribili mostri di Alien e Predator. Uno spreco di tempo. La versione “extended”, uscita solo in Dvd, è più lunga di ben un minuto! Titolo alternativo: AvP: Alien vs. Predator. 

Piraña paura

In un’isola dei Caraibi vengono rinvenuti i cadaveri orrendamente mutilati di alcune persone. Un’istruttrice di immersioni subacquee scopre che a provocarne la morte sono stati dei pesci voracissimi, risultato di un malriuscito esperimento della Marina. Esordio alla regia di James Cameron, il film, decisamente mediocre, venne ampiamente rimaneggiato dal produttore Ovidio Assonitis. (andrea tagliacozzo)

Super Mario Brothers

Davvero super! Questo esagerato bidone pieno di effetti speciali racconta la contorta storia dei ragazzi di Brooklyn del titolo (Hoskins e Leguizamo), fratelli idraulici che si battono contro il malvagio Koopa (Hopper), un dinosauro mezzo umano che vuole rapire Daisy (Mathis), una principessa che possiede un frammento di un meteorite magico. Un film fiacco molto meno bello del videogioco che lo ha ispirato.

Gli occhi del delitto

John Berlin fa il poliziotto, ed è sulle tracce di un serial killer con un’ossessione per le donne cieche. Helena è l’ottava di queste, ma ancora non lo sa. Per ora è una testimone, evidentemente non oculare: ha udito la voce dell’assassino. Berlin bracca il maniaco, ma si ritrova incastrato con un’accusa di omicidio e un ambiguo agente dell’Fbi alle costole.
Gli occhi del delitto
può essere subito neutralizzato: è sufficiente leggervi il disegno di un ennesimo thriller a protagonista assassino seriale, e riconoscervi l’ordito di
Il silenzio degli innocenti
, precedente di un solo anno. Eppure questo film di cassetta presenta un vero parterre de roi: Andy Garcia, Lance Henriksen, un vezzoso John Malkovich e uno dei migliori ruoli della straordinaria Uma Thurman. Su questo gruppo di interpreti si drappeggia un tessuto scuro intorno al tema della cecità: buio che avvolge le vittime e il poliziotto, che non vede il proprio omicida, ma soprattutto lo spettatore, dubbioso sull’identità del maniaco e l’innocenza del protagonista. Tortuoso nella costruzione del proprio caso, Gli occhi del delitto brilla per una messa in scena semplice e a tratti folgorante: il collegio per ciechi rimane un set di grande suggestione, una buia bolgia spiraliforme per personaggi e pubblico.
(francesco pitassio)

Tarzan

Esuberante ripresa Disney del classico eroe di Edgar Rice Burroughs, con messa in scena brillante, favolose canzoni (di Phil Collins) e personaggi piacevoli (soprattutto Jane, alla quale la Driver presta, nella versione originale, una voce divertente e vivace). La sceneggiatura, che riguarda un cacciatore avido e esaltato, appare troppo convenzionale e prevedibile se confrontata a tutte le innovazioni visive e alle pregevoli creazioni che la circondano. Oscar alla miglior canzone, You’ll Be in My Heart. Ha generato un sequel, uscito direttamente in homevideo, e una serie televisiva.

Il buio si avvicina

In realtà, questa storia (sopra la media) di vampiri somiglia più a un film sui lupi mannari. Il cowboy Pasdar viene letteralmente morso dalla Wright e si unisce a un gruppo di sanguisughe di montagna che vagano per il West in un furgone. Un horror diretto con stile, che riunisce tre membri del cast di Aliens — Scontro finale: Henriksen, Paxton e la Goldstein.

Forza d’urto

Bosworth (un giocatore di football americano) si infiltra in una banda di motociclisti del Mississippi i cui trucchi per le estorsioni hanno attirato l’attenzione dei Federali e della mafia. Solo alcune incredibili scene d’azione salvano questa sciocchezza dalla discarica delle BOMBE. Sceneggiatore e produttore esecutivo è Walter Doniger, che aveva diretto i giocatori di baseball Mantle e Maris in Safe at Home!

Senza tregua

Il debutto a stelle e strisce del maestro orientale del cinema d’azione è un deludente thriller in cui Van Damme si erge a difesa di alcuni sfigati veterani vessati dal sadico Henriksen (che ormai potrebbe interpretare ruoli simili anche a occhi chiusi). Nel suo genere, non male: ma siamo molto lontani dal Woo di Hong Kong.