Non dirle chi sono

Reduce da una malattia che lo ha fatto diventare calvo, il giovane Gus non ha il coraggio di avvicinare le ragazze. La sorella decide di aiutarlo, trasformandolo in un’altra persona. Lo spunto del film, per certi versi interessante, viene malamente sfruttato dall’inglese Malcolm Mowbray, alla sua terza regia dopo l’apprezzato Pranzo reale (realizzato in patria nell’85) e Il macellaio (girato negli Stati Uniti quattro anni più tardi).
(andrea tagliacozzo)

Showgirls

Un film incredibilmente orribile — ma i suoi creatori giurano di averlo fatto con intenzioni serie — su una giovane e impetuosa vagabonda che in autostop arriva a Las Vegas, diventa una “lap dancer” e poi una showgirl completa, ma scopre che fare sesso e fare carriera sono inevitabilmente legati. Un po’ di erotismo soft, un po’ di melodramma stucchevole, tanti dialoghi terribilmente ridicoli. La Berkley fa subito capire il tono della sua prova in una delle prime scene quando esprime la sua furia spremendo con forza il ketchup sulle patate fritte. Scritto da Joe Eszterhas. Super 35.

Velluto blu

Il giovane Jeffrey e la coetanea Sandy, figlia di un agente di polizia, decidono di fare luce sulla misteriosa vicenda che vede coinvolta la cantante Dorothy Vallens. Entrato di nascosto nell’appartamento di quest’ultima, il ragazzo scopre che la donna è ricattata dal perfido Frank Booth. Film che ha fatto discutere: amato e odiato in eguale misura (venne rifiutato dal Festival di Venezia a causa di una scena di nudo della Rossellini che scandalizzò il direttore della Mostra Gian Luigi Rondi). Indubbiamente raffinato e pregevole nell’impianto visuale (anche grazie alla fotografia ricca di giochi cromatici realizzata da Frederick Elmes), il film spesso risulta volutamente sgradevole. Nel 1991, Kyle MacLachlan sarà il protagonista della serie tv
Twin Peaks
ideata dallo stesso Lynch.
(andrea tagliacozzo)

Hamlet 2000

Più di quaranta versioni cinematografiche dell’Amleto shakespeariano e ancora c‘è chi ha voglia di rivisitarlo. Hamlet di Michael Almereyda ambienta la storia fra i grattacieli di Manhattan e lo adatta all’epoca delle multinazionali: la lotta per il potere si mescola ai conflitti generazionali e al disagio di un universo giovanile upper class cresciuto con i media, il consumo, la riproduzione e il riciclaggio delle immagini.
Amleto è un regista senza grandi prospettive, sempre a disagio nelle circostanze pubbliche in cui la madre naturale (Diane Venora) e patrigno (il lynchano Kyle MacLachlan), proprietari della Denmark Corporation, fanno sfoggio del proprio potere e della propria ricchezza. Amleto si rapporta alla realtà attraverso una telecamera digitale, ha un approccio virtuale e dolente con il mondo, dialoga con gli altri e con se stesso servendosi di fotografie, estratti da film o clip delle sue videoregistrazioni. Lo spettacolo con cui Amleto smaschera i genitori assassini è un cortometraggio realizzato con frammenti eterogenei di altri film, telefilm o documentari. La celebre sequenza del monologo si svolge invece tra i corridoi gremiti di videocassette di uno dei tanti Blockbuster della Grande Mela. La crisi amletica si traduce in una vaga nostalgia paterna, che prende le mosse dalle apparizioni di un padre-fantasma (Sam Shepard) che assomiglia molto ad una delle innumerevoli immagini latenti e virtuali che popolano la solitudine del ragazzo. Al padre tradizionale, emblema di un passato imposto come un dovere che rivendica un posto nella vita interiore e nell’agire fatale di Amleto, pretendendo di essere ricordato e dunque vendicato, si contrappone la prospettiva di un futuro indecifrabile, codificato in numeri, transazioni di quote societarie e in cerimonie autopromozionali, che ad Amleto appare come una gabbia alienante. Sulla falsariga di Scream e di The Blair Witch Project , Hamlet è una metafora contemporanea di stampo giovanile sul potere delle immagini, sul tragico diniego globale e sulle conseguenze sul piano cognitivo ed esistenziale di questa pervasiva dimensione artificiale. (anton giulio mancino)

The Doors

Negli anni Sessanta, Jim Morrison, appassionato di poesia, abbandona il corso cinematografia per fondare un gruppo rock, i Doors, del quale diviene il cantante e il leader indiscusso. Raggiunto il successo, Jim, sotto il costante effetto dell’LSD, conduce una vita sfrenata, dissoluta e all’insegna della trasgressione. Ambiziosa (e confusa) biografia rock del celebre cantante, straordinaria sul piano puramente visivo, ma «flippata» quanto il suo protagonista, interpretato con grande aderenza fisica da Val Kilmer (che in
Una vita al massimo
veste, in un contesto surreale, i panni di un’altra star del rock: Elvis Presley). Il meglio e il peggio di Oliver Stone in un unico film.
(andrea tagliacozzo)