L’asso nella manica

Un uomo rimane intrappolato in una miniera. L’ambizioso giornalista Charles Tatum, relegato in un piccolo quotidiano di provincia, ritarda deliberatamente i soccorsi per poter sfruttare il clamore sviluppatosi attorno alla notizia. Uno dei film più incisivi e corrosivi di Billy Wilder, interpretato da uno straordinario Kirk Douglas, nei panni a lui congegnali dell’arrivista senza scrupoli. Il nichilismo e la bruta schiettezza con cui il tema è affrontato non fu molto gradito dal pubblico dell’epoca che ne decreto l’immeritato insuccesso. L’attore, qualche anno più tardi, avrebbe dovuto tornare a lavorare con Wilder in Stalag 17 , ma poi, inspiegabilmente, rinunciò alla parte. Fece la fortuna del suo sostituto, William Holden, che vinse l’Oscar. (andrea tagliacozzo)

Sabbie rosse

Uno sceriffo sottrae un uomo anziano, ingiustamente accusato di omicidio, al linciaggio della folla. Mentre scorta il vecchio in città, dove questi verrà sottoposto a un regolare processo, il tutore della legge deve difendersi dagli attacchi dei parenti della vittima che vorrebbero giustiziare il prigioniero. Un western di stampo classico del quale Kirk Douglas nella sua autobiografia parla in termini poco lusinghieri. Probabilmente a torto. Infatti, pur essendo un lavoro minore del regista Raoul Walsh, il film ha non pochi pregi (non ultimo, l’interpretazione dello stesso Douglas). (andrea tagliacozzo)

Le catene della colpa

Uno dei grandi classici del noir. In apparenza, non manca nessuno stereotipo: il detective disilluso e in fondo tenero (Mitchum), un antagonista che sembra cattivo ma forse non lo è (Kirk Douglas), la dark lady irresistibile (Jane Greer)… In realtà, è un vero capolavoro del genere. Perché un conto è dire «destino ineluttabile», «cinico e romantico», «la donna fatale», ma provate a guardare queste facce attraverso la fotografia di Nicholas Musuraca, con le vicende che si avvitano sempre di più e la tensione che diviene insostenibile.
Le catene della colpa
è uno di quei film irraccontabili in cui l’atmosfera è tutto, quei film che definiscono un genere e lo proiettano già oltre se stesso (al di là c’è solo la serie B astratta di
Detour
o la follia geometrica di
Rapina a mano armata
di Kubrick). La versione tv, tra l’altro, dovrebbe contenere alcune sequenze reintegrate rispetto alla copia uscita all’epoca nelle sale.
(emiliano morreale)

Holocaust 2000

Un industriale vuole costruire una centrale termonucleare in un paese del Terzo Mondo, ma trova la tenace opposizione di diverse persone che, una dopo l’altra, vengono eliminate in circostanze misteriose. L’uomo a poco a poco si convince che il suo progetto è voluto dal Maligno. Mediocre pellicola demoniaca sul filone de
Il presagio,
uscito l’anno precedente. Si salva a malapena il grande Kirk Douglas.
(andrea tagliacozzo)

L’occhio caldo del cielo

Film un po’ fuori dai canoni, per gentile concessione di Aldrich e dello sceneggiatore Dalton Trumbo. Il fuorilegge filosofo Douglas e lo sceriffo Hudson che gli dà la caccia giocano al gatto col topo durante un lungo trasporto di bestiame. Contiene di tutto: dall’incesto agli indiani! Restano la prova convincente di Douglas e la fotografia solare di Laszlo.

Sfida all’O.K. Corral

Seconda versione (dopo quella di John Ford in
Sfida infernale
) della celebre sfida avvenuta a Dodge City tra la famiglia Clanton e Wyatt Earp. Al fianco di quest’ultimo combatte anche l’amico Doc Holliday, al quale molto tempo prima Wyatt aveva salvato la vita. Ottima la scelta degli attori: Lancaster nei panni di Earp, Douglas in quelli più sofferti di Doc Holliday. Dieci anni più tardi, John Sturges tornerà ad ispirarsi al leggendario episodio per
L’ora delle pistole
.
(andrea tagliacozzo)

Chimere

Rick, orfano fin dalla più tenera età, cresce con la passione della musica jazz e diventa un ottimo suonatore di cornetta. Orgoglioso e sicuro di sé, il musicista trova difficoltà nel far accettare il suo modo di suonare e i suoi arrangiamenti tanto innovativi. Il film, ben diretto da Michael Curtiz, è ispirato alla travagliata vita di Bix Beiderbecke, interpretato da un intenso Kirk Douglas. La stessa vicenda ispirerà nel 1991 a Pupi Avati il suo
Bix.
(andrea tagliacozzo)

Quattro tocchi di campana

In un villaggio del Nuovo Messico, un vecchio pistolero, ormai a riposo, ha trovato dimora assieme alla propria famiglia. L’arrivo in città di un pistolero più giovane suscita la curiosità della gente, quasi desiderosa di assistere a un mortale duello fra i due. Western originale e atipico, non memorabile, ma particolarmente attento alle psicologie dei due protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo senza paura

Due cowboys, gli amici Dempsey e Jeff, trovano lavoro nel ranch della ricca e bella Reed. Quando Dempsey si accorge che la donna conduce i suoi affari a scapito dei piccoli allevatori della zona, decide di schierarsi dalla loro parte. Splendida interpretazione di Kirk Douglas (che in una sequenza addirittura canta e suona il banjo) in un western atipico e decisamente sopra la media sceneggiato da Borden Chase. Un rifacimento del film intitolato Quando l’alba si tinge di rosso verrà realizzato nel ’68 da James Goldstone. (andrea tagliacozzo)

Parigi brucia?

Slegata ricostruzione in stile pseudo-documentaristico della Francia della seconda guerra mondiale che mostra la liberazione di Parigi e il tentativo dei nazisti di bruciare la città. Cammei di artisti internazionali rendono confuso il film spezzettato fatto in Europa. Sceneggiatura di Gore Vidal e Francis Ford Coppola, dal libro di Larry Collins-Dominique Lapierre. Due nomination agli Oscar nel 1967.

Home Movies – Vizietti familiari

Sgangherata farsa che rievoca i primi lavori di De Palma. Il complessatissimo Gordon, “una comparsa nella propria vita”, cade nelle grinfie di un egocentrico regista (Douglas) con la mania di filmare ogni momento della sua esistenza, che gli impone una terapia da star: si convincerà ad allontanare la Allen dal suo picchiatello fratello maggiore (Graham). L’idea è originale ma lo svolgimento è fiacco, benché nessuno possa mangiare un hamburger come fa la Allen nel film. Gran parte della troupe è composta dagli studenti di cinema di De Palma presso il Sarah Lawrence College. Titolo alternativo: The Maestro.

Spartacus

Lo schiavo Spartaco, spedito alla scuola dei gladiatori, si dimostra uno di migliori elementi. In seguito, l’uomo si pone alla testa degli schiavi che, ribellatisi ai romani, si organizzano in un esercito e tentano di raggiungere la libertà. Kubrick, che aveva lavorato con Douglas in
Orizzonti di gloria
, sostituì il regista Antony Mann a riprese già iniziate. E lo fece nel migliore dei modi. Non è il suo film migliore, ma dal punto di vista stilistico è nettamente superiore ai kolossal dell’epoca. Sceneggiatura «politica» (tra le righe e non) scritta da Dalton Trumbo, che tornò a poter usare la sua firma dopo essere stato per lungo tempo sulla lista nera del Senatore McCarthy (quello della «Caccia alle streghe» anticomunista).
(andrea tagliacozzo)

Fury

Sesto film del regista Brian De Palma, tratto dal romanzo omonimo di John Farris, autore anche della sceneggiatura. I servizi segreti americani decidono di utilizzare, a scopi militari, individui dotati di capacità extrasensoriali. Il giovane Robin, figlio di un ex agente federale, è uno di questi, ma rimane vittima di un rapimento. Un curioso horror d’azione diretto con sfoggio di grande tecnica da Brian De Palma. Ridondante, esagerato, ma divertente e ricco di pezzi di bravura da parte del regista e del direttore della fotografia, Richard H. Kline. Ottimo Kirk Douglas. (andrea tagliacozzo)

Due tipi incorregibili

Lancaster e Douglas insieme per la settima volta. Due vecchi gangster, usciti di prigione dopo aver scontato venticinque anni, cercano di integrarsi nella nuova società. Braccati da un killer che ha un conto in sospeso con loro e ricercati da un anziano poliziotto, poco convinto della loro redenzione, i due decidono di ritornare alle abitudini di un tempo. Non male lo spunto iniziale, anche se il film perde vistosamente colpi strada facendo a causa di una regia del tutto inadeguata (eppure solo un anno prima Kanew aveva realizzato l’interessante
Toccato!
). Comunque, fa sempre piacere vedere all’opera due vecchie volpi come Kirk Douglas e Burt Lancaster.
(andrea tagliacozzo)

Due settimane in un’altra città

L’attore americano Jack Andrews, reduce da un grave incidente e in netto declino di popolarità, arriva a Roma per girare un nuovo film. Nella capitale viene raggiunto dalla moglie Carlotta che, dopo un periodo di separazione, vorrebbe tentare di riconciliarsi con il marito. Un amaro affresco del mondo del cinema, quasi un seguito di
Il bruto e la bella
(realizzato dallo stesso Minnelli nel ’52 con Kirk Douglas e il produttore John Houseman), anche se in tono minore rispetto al precedente.
(andrea tagliacozzo)

Gli eroi di Telemark

Nel 1942, in Norvegia, un gruppo di partigiani tenta un attacco a sorpresa allo stabilimento di acqua pesante di Telemark, dove i nazisti progettano la costruzione della bomba atomica. Anthony Mann doveva essere il regista di
Spartacus
, prodotto da Kirk Douglas nel 1960, ma venne sostituito dopo pochi giorni di lavorazione da Stanley Kubrick. L’attore riparò al piccolo sgarbo accettando di girare questo film di guerra poco originale ma divertente.
(andrea tagliacozzo)

La via del West

Una carovana di pionieri, comandata dal tirannico senatore Tudlock e guidata dall’esperto Summers, parte dal Missouri per raggiungere l’Oregon. Ben presto la pedanteria del senatore comincia a esasperare alcuni dei componenti della comunità. Il film non è un granché: la sceneggiatura è bruttina, la regia a dir oco mediocre. L’unico a salvarsi è Kirk Douglas, sempre ottimo nelle parti del cattivo. La giovane Sally Field, futura vincitrice di due premi Oscar, era all’esordio.
(andrea tagliacozzo)

Il bruto e la bella

Un giovane e ambizioso organizzatore cinematografico, figlio di un produttore caduto in rovina, non esita a servirsi degli amici più cari e calpestare i sentimenti dei suoi collaboratori pur di raggiungere il successo. Ma il fiasco di un nuovo film, del quale ha voluto curare anche la regia, lo riduce sul lastrico. Uno straordinario melodramma sull’ambiente del cinema, tratto da un soggetto di George Bradshaw. Il giovane produttore è interpretato con grande vigore da Kirk Douglas: l’attore, candidato all’Oscar, si vide soffiare la statuetta da Gary Cooper (interprete di
Mezzogiorno di fuoco
). Il premio andò invece a Gloria Grahame (attrice non protagonista), a Charles Schnee (per la sceneggiatura), alla costumista Helen Rose e al team di scenografi.
(andrea tagliacozzo)