Codice Mercury

Un bambino autistico di nove anni decifra un codice governativo “top secret”: un burocrate dagli occhi di ghiaccio (Baldwin) ordina che venga ucciso, mentre un agente dell’Fbi sul viale del tramonto (Willis) cerca di proteggerlo. A parte l’autismo del ragazzo, un thriller di suspense convenzionale, ma ben fatto e capace di tener vivo l’interesse. L’abituale personaggio d’azione di Willis qui mostra un lato più tenero, mentre Baldwin è un duro con i fiocchi. Panavision.

La casa di sabbia e nebbia

Un ex graduato dell’aeronautica militare iraniana emigra con tutta la sua famiglia negli Stati Uniti. Per mantenere moglie e figli lavora giorno e notte accettando di svolgere i mestieri più umili. Il suo sogno americano prende la forma di una casa acquistata durante un’asta a un prezzo molto vantaggioso. L’immobile è stato sequestrato a una giovane donna a causa di un disguido burocratico e l’ex proprietaria non ha nessuna intenzione di abbandonarlo.

Tratto dall’omonimo bestseller di André Dubus III, l’opera prima di Vadim Perelman è un melodramma in cui convergono diversi temi: il sogno americano, l’immigrazione, la sicurezza sociale, sviluppati attraverso la descrizione del contrasto tra un esule iraniano e una cittadina statunitense, fiero e intraprendente il primo, inerte e disperata la seconda.
La casa di sabbia e nebbia
commuove spingendo all’immedesimazione con i suoi protagonisti, alle prese con uno dei problemi più pressanti del nostro tempo insieme a quello della sicurezza del posto di lavoro. La storia raccontata dal film è un crudele caso di
mors tua vita mea
che oppone due persone tutt’altro che malvagie, impossibilitate a provare pietà per l’avversario a causa dei propri legittimi bisogni. La felicità dell’uno equivale alla disperazione dell’altro (e viceversa) e la sceneggiatura non costringe lo spettatore a schierarsi, costringendolo a «soffrire» fino al tragico finale. È stato lo stesso Dubus a pensare a Ben Kingsley nel costruire il protagonista del suo romanzo e l’attore inglese lo ha ripagato con una prova che gli è valsa la nomination all’Oscar, toccata anche all’iraniana Shohreh Aghdashloo nella categoria riservata alla migliore attrice non protagonista.
(maurizio zoja)

L’uomo senza ombra

Dopo John Carpenter, anche Paul Verhoeven si cimenta con un remake libero del classico di James Whale, L’uomo invisibile . Stavolta il regista olandese ha buon gioco nel far slittare sul piano erotico l’intero plot del film originale, finendo nuovamente dalle parti di Basic Instinct : non a caso il brillante scienziato Sebastian Caine (Kevin Bacon), appena sperimentato su se stesso il siero dell’invisibilità, sembra interessato a sfruttarlo esclusivamente in chiave sessuale, riuscendo così a palpeggiare, spiare o violentare tutti i personaggi femminili che lo circondano (dall’ex compagna Elisabeth Shue a un’avvenente vicina di casa).
Anche se non vengono taciute le componenti filosofiche della vicenda (l’Uomo Invisibile, incarnazione aggiornata e yuppie del «dottore pazzo», si sente investito da un’onnipotenza divina e traduce l’invisibilità in liberazione dai vincoli della morale comune), il film è in realtà un chiaro esempio di rilettura postmoderna di un modello collaudato: molto debitore, in questo, nei confronti de La mosca , il rifacimento cronenberghiano de L’esperimento del dottor K . Le cose migliori vengono dagli effetti speciali che, soprattutto nella prima parte, offrono una lezione aperta di anatomia. Poi L’uomo senza ombra si trasforma in un vero e proprio psycho-thriller alla Venerdì 13, con tanto di maniaco omicida mascherato, consentendo a Verhoeven di dare libero sfogo a quella passione per la violenza esplicita che costituisce uno dei tratti maggiormente riconoscibili del suo cinema. (anton giulio mancino)

Thank You for Smoking

A Nick Naylor (Aaron Eckhart,

Erin Brockovich,
The Black Dahlia
di Brian De Palma, in concorso a Venezia 2006) il proprio lavoro piace. Non è un lavoro facile, ma se l’è scelto lui. Nick è un
lobbysta
al soldo di una multinazionale del tabacco retta con polso di ferro dal Capitano (Robert Duvall). In parole povere, Nick è pagato per difendere l’immagine e le ragioni dei fumatori, anche a costo di prendersi gli insulti delle associazioni antifumo, parare i colpi di un senatore del Vermont (William H. Macy) o essere sequestrato da un gruppo di salutisti-fondamentalisti e quasi mandato al creatore da un’overdose di nicotina. Per rilanciare il mercato calante delle sigarette – che comunque continuano a provocare 1200 morti al giorno – Nick ha l’idea di convincere il più potente tra gli agenti di Hollywood (un Rob Lowe sciroccato che vive come un orientale e dorme solo la domenica) a mettere in cantiere una pellicola che dovrà rinverdire i fasti del cinema dei bei tempi, quando tutti i divi fumavano come ciminiere e la sigaretta era un vero e proprio
status symbol.
Nick porta con sé il figlio adolescente Joey (Cameron Bright), nel tentativo di recuperare un rapporto incrinatosi in seguito alla separazione dalla moglie. Tutto sembra procedere bene, ma il lobbysta pecca di presunzione quando ignora i saggi consigli dei suoi migliori amici, coi quali forma il trio MDM (Mercanti Di Morte): Polly (Maria Bello), portavoce dell’industria degli alcolici, e Bobby Jay (David Koechner), lobbysta delle armi. Cede infatti alle grazie generosamente esibite da una giornalista rampante (Katie Holmes), finendo sbugiardato in prima pagina. Riuscirà a risollevarsi?

La recensione

Lungometraggio d’esordio, ben girato e divertente, sui toni della commedia (Primo Merito) di Jason Reitman – figlio di

Ivan

Paradiso perduto

In questa storia moderna basata sul classico di Dickens Grandi speranze un tale Finn (in origine Pip) aiuta un detenuto nelle zone paludose della Florida, e poi viene convocato in una casa decrepita da un’altrettanto decrepita Miss Dinsmoor (in origine Havisham) dove incontra l’amore della sua vita, la bellissima ma insensibile Estella. In seguito viene scaraventato a New York in cerca di fama e fortuna come artista. Realizzato con tale eleganza che è una vergogna che non vi aggiunga molto altro. Lo scheletro del racconto di Dickens c’è, ma nessuna risonanza. Panavision.