I miei problemi con le donne

Remake americano (con numerose differenze) de
L’uomo che amava le donne
di François Truffaut. Un affermato scultore con la sfrenata passione per le donne, decide di ricorrere a una psicanalista per guarire dalla terribile ansia, provocata dalle sue innumerevole relazioni, che lo ha condotto ad una temporanea impotenza. Finisce per innamorarsi anche dell’analista. Inevitabilmente inferiore all’originale, dal quale in pratica riprende solo lo spunto, il film di Blake Edwards può comunque contare su un buon numero di gag ben orchestrate e su un Burt Reynolds in buona forma. Qualche punto di contatto con
La fine… della fine
, diretto dallo stesso Reynolds nel ’78. Edwards, dal canto suo, ne farà quasi un remake nel 1989 con
Skin Deep
.
(andrea tagliacozzo)

E io mi gioco la bambina

Tratto dalla novella di Damon Runyon Little Miss Marker, già portata sullo schermo nel 1934 (con Adolphe Menjou e Shirley Temple), nel 1949 (con Bob Hope) e nel 1963 (con Tony Curtis, qui relegato in un ruolo di secondo piano). Una bambina di sei anni, rimasta orfana, sconvolge la vita di uno scorbutico allibratore, costretto a farle da balia. Il film, piuttosto deludente, segnò l’esordio dietro alla macchina da presa dello sceneggiatore Walter Bernstein. (andrea tagliacozzo)

Operazione crepes suzette

A Londra, nel corso della prima guerra mondiale, una cantante funge da spia per conto dei tedeschi. Incaricata di carpire segreti militari a un giovane maggiore americano, la donna finisce per innamorarsi dell’ufficiale. Brillante cocktail di avventura, motivi sentimentali e umorismo che all’epoca della sua uscita non ebbe la fortuna che avrebbe ampiamente meritato. Si tratta del primo film realizzato da Julie Andrews assieme al marito Blake Edwards.
(andrea tagliacozzo)

Mary Poppins

Grande successo della Disney. A Londra, i Banks sono alla ricerca una nuova governante. Il capofamiglia mette un annuncio sul
Times
, al quale rispondono varie canditate. La prescelta è una strana ragazza scesa dal cielo con un ombrello che fa da paracadute che riempie la casa di musica e fantasia facendo la gioia dei bambini. Il giorno dopo il suo arrivo, Mary porta i bambini da un suo amico che li porta nel mezzo di un cartone animato e insegna loro la folle canzone «Supercalifragilisticexpialidocious»… I bambini si divertono, ma il padre teme che non sappiano più che cosa sia la realtà. E se li porta in bamca… Tratto dal libro di P.L. Travers, un film inevitabilmente dolciastro (vista la fascia di pubblico a cui è destinato), ma inventivo e divertente. La bravissima Julie Andrews, al suo debutto, che era stata scartata per il ruolo principale di
My Fair Lady
(altro film trionfatore del ’64), vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista, altre quattro statuette (montaggio, colonna sonora, suono ed effetti speciali) al film. Riedizione della Disney nel 2001. L’animazione delle sequenze a cartoni è opera di alcune delle matite più felici degli studi di Zio Walt: Hal Ambro, Oliver M. Johnston Jr., Milt Kahl, Ward Kimball, Eric Larson, John Lounsbery, Hamilton Luske, Cliff Nordberg, Frank Thomas.
(andrea tagliacozzo)

Victor Victoria

A Parigi, negli anni Trenta, Victoria, squattrinata cantante, finge di essere un uomo, il principe polacco Victor, per essere scritturata come attrazione in un rinomato locale notturno. Grazie all’ambiguità del personaggio il successo è immediato. Di lei (o lui) s’innamora un gangster americano. Ispirata a un film quasi omonimo realizzato in Germania nel 1933 da Reinhold Schünzel, una delle migliori commedie di Blake Edwards, praticamente perfetta in ogni reparto, a partire da un cast d’attori assolutamente straordinario (con Robert Preston e Lesley Ann Warren in grande evidenza). Numerose le gag d’antologia, la maggior parte delle quali affidate ad Alex Karras (il braccio destro del gangster interpretato da James Garner). Numerose nomination all’Oscar, una statuetta vinta per la colonna sonora.
(andrea tagliacozzo)

S.O.B.

Reduce dal fallimento di un film da molti milioni di dollari, il regista Philip Farmer tenta il suicidio. Poi ha un’illuminazione: trasformerà la sua opera, originariamente concepita come una favola per bambini, in una pellicola a luci rosse. I loschi maneggi di un produttore gli impediscono di realizzare il progetto. Un satira al vetriolo del mondo del cinema, orchestrata con impareggiabile ferocia da Blake Edwards. Esilarante dall’inizio alla fine (straordinaria la sequenza del furto della salma di Farmer), il film ovviamente non gode di buona fama in patria, dove fu (prevedibilmente) un insuccesso. Julie Andrews, moglie del regista, si prende in giro con incredibile ironia. Ultima apparizione sullo schermo del bravo William Holden.
(andrea tagliacozzo)

10

George, compositore di successo, sentimentalmente legato a una famosa cantante, entra in crisi il giorno del suo quarantaduesimo compleanno. Non riuscendo a trovare conforto nei consigli di un amico, il musicista si prende una bella sbronza. In un albergo messicano, dove è finito tra i fumi dell’alcool, George incontra la bellissima Jennifer. La crisi della mezza età vista con sguardo ironico e pungente da Blake Edwards (che tornerà sull’argomento sette anni più tardi con
Così è la vita
). Alcuni spunti comici (come quello del dopo-dentista) sono quasi da antologia.
(andrea tagliacozzo)

Così è la vita

Un architetto di successo, ipocondriaco di vecchia data, vede il traguardo dei sessant’anni come un’autentica catastrofe. Giustamente preoccupata è invece la moglie, una cantante, che teme di avere un tumore alla gola. Una commedia realizzata in famiglia (la Andrews è la moglie di Blake Edwards, mentre nel cast appaiono Chris Lemmon, figlio di Jack, e la moglie dell’attore, Felicia Farr), affidata quasi tutta all’improvvisazione degli attori e girato dal regista nella sua casa di Malibù. Lontano dalla perfezione, probabilmente, ma ricco di grandi momenti, allo stesso tempo divertenti e malinconici.
(andrea tagliacozzo)

Tutti insieme appassionatamente

In Austria, alla vigilia dell’avvento del nazismo, la giovane Maria, che aspira a prendere i voti, assume il ruolo di governante della numerosa famiglia del vedovo colonnello Von Trapp. La ragazza riuscirà a conquistare la loro simpatia e a far innamorare di sé l’apparentemente rigido ufficiale. Il regista Robert Wise, che aveva già fatto incetta di Oscar nel ’61 con il suo
West Side Story
, riesce a ripetersi vincendo l’ambita statuetta (assegnata anche al film, alle musiche, al montaggio e al suono) con un altro musical d’imponenti proporzioni. Ingenuo e stucchevole quanto sia vuole, ma indubbiamente ben fatto, spettacolare e con una splendida colonna sonora di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. L’inglese Julie Andrews, candidata all’Oscar come migliore attrice protagonista (che aveva vinto l’hanno precedente con
Mary Poppins
), si vide portare via il premio dalla connazionale Julie Christie.
(andrea tagliacozzo)