Dune

Nell’anno 10191, l’imperatore di tutte le galassie destina la famiglia Atreides al governo di Dune, un pianeta tanto inospitale quanto fondamentale per le sorti dell’impero: dalla sua sabbia, infatti, si estrae una droga che allunga la vita. David Lynch traduce in immagini l’omonimo romanzo di Frank Herbert, ma si perde nella complessità del testo letterario originale, azzeccando solo alcuni momenti isolati di grande cinema. Ottima la fotografia di Freddie Francis, mediocri gli effetti speciali. Clamoroso flop al botteghino e presso la critica.
(andrea tagliacozzo)

La più grande storia mai raccontata

Una versione della vita di Gesù realizzata con toni particolarmente spettacolari, senza badare a spese, con un gruppo d’attori di primissimo piano. Il regista George Stevens – che nel 1956 aveva infatti vinto l’Oscar per miglior regia con
Il gigante
– sembra avere la mano particolarmente pesante, incapace di dare una forma decente e il necessario spessore a una vicenda arcinota.
(andrea tagliacozzo)

Ritorno a Peyton Place

Seguito de

I peccatori di Peyton
, diretto nel ’57 da Mark Robson. La giovane Allison riscuote un grande successo con un romanzo in cui ricostruisce i retroscena di una cittadina di provincia, Peyton Place. Gli abitanti del paese in questione, riconoscendosi nei personaggi del libro, reagiscono indignati. A farne le spese è Constance, la madre della ragazza. Inferiore al primo film, già di per sé non troppo brillante. Discreta la prova della Parker che riprende il personaggio interpretato nel ’57 da Lana Turner.
(andrea tagliacozzo)

Fedora

Elegante ma greve adattamento cinematografico del racconto di Thomas Tryon sul disastroso tentativo di un produttore di far uscire con le lusinghe dal proprio esilio volontario un’attrice che ricorda la Garbo. Wilder spara a zero sul cinema e sui registi di oggi, ma riuscirebbe a colpire il bersaglio se il film fosse migliore.

L’ammutinamento del Caine

Duramente provato da molti anni di guerra, il comandante di un dragamine soffre di un grave esaurimento nervoso che cerca di mascherare tiranneggiando l’equipaggio. Durante un tifone, il suo secondo si ammutina e rileva il comando della nave. Eccellente Bogart nella parte del comandante nevrotico. Buona anche la prova di Van Johnson nei panni del suo giovane secondo. Poco ispirata, invece, la regia di Edward Dmytryk, reduce dalle persecuzioni maccartiste.
(andrea tagliacozzo)

Giovanna D’Arco

Mediocre versione hollywoodiana della storia della Pulzella d’Orleans che, da semplice pastorella, divenne condottiera di un immenso esercito, liberando la Francia dagli inglesi. Da ricordare solo per l’interpretazione di Ingrid Bergman, che ottenne la sua quarta nomination agli Oscar. L’attrice tornò nel ruolo di Giovanna d’Arco sei anni dopo nella versione cinematografica diretta da Roberto Rossellini.
(andrea tagliacozzo)

Una commedia sexy in una notte di mezza estate

Agli inizi del Novecento, in una casa di campagna, uno strampalato inventore e sua moglie ospitano alcuni amici per il fine settimana. Durante il week-end, oltre a un piccante valzer delle coppie, si scatena qualcosa di misterioso e di magico. Divertente, leggero e frizzante, anche se fin troppo esile ed evanescente rispetto ad altri capolavori del regista newyorchese. Dal punto di vista formale, comunque, è quasi impeccabile. Primo di tredici film che Mia Farrow girerà con Woody Allen. (andrea tagliacozzo)

Così parla il cuore

Biografia romanzata del compositore d’operetta Sigmund Romberg. Durante una vacanza, il musicista, già celebre, incontra la giovane Lillian, della quale s’innamora. Benché la madre della ragazza non veda di buon occhio la loro unione, i due finiscono per sposarsi. Nonostante la prestigiosa firma di Stanley Donen (il regista di
Cantando sotto la pioggia
), un film non eccezionale. Si ricorda soprattutto per le numerose apparizioni a sorpresa di celebri artisti della MGM come Gene Kelly, Jane Powell, Cyd Charisse e Howard Keel.
(andrea tagliacozzo)