Son de mar

Ulises, nuovo professore di letteratura in una piccola cittadina sul mare, seduce e sposa Martina, la bella figlia dell’albergatore presso cui soggiorna. Dopo la nascita di una figlia e un breve periodo di tranquillo menage familiare, l’uomo scompare durante un’uscita in mare e la sua barca viene ritrovata in pezzi sulla scogliera. Dopo un iniziale periodo di lutto, Martina cerca di rifarsi una vita e sposa il ricco costruttore Sierra, da tempo suo corteggiatore. Sei anni dopo, Ulises ricompare e confessa a Martina di amarla ancora, nonostante la messa in scena della propria morte. La donna è ancora profondamente innamorata e dopo un periodo di sotterfugi e incontri clandestini, decide di fuggire con Ulises per mare. Ma il nuovo marito di Martina, perfettamente a conoscenza del loro progetto, medita la vendetta. Bigas Luna mette ancora una volta in scena le sue ossessioni ma il suo nuovo lavoro è fragile e poco convincente. La storia di Martina, una sorta di Penelope in versione spagnola, non presenta particolari elementi di interesse. La sceneggiatura è scontata e temi come l’abbandono e l’attesa vengono affrontati con superficialità. Il regista catalano propone una personale rivisitazione dell’ Odissea ma i riferimenti al poema omerico non sortiscono l’effetto desiderato. Son de mar è infatti privo della forza vitale e dell’impeto passionale che una storia d’amore così forte avrebbe richiesto e la sceneggiatura scritta da Rafael Azcona, già compagno di lavoro di Marco Ferreri, non contribuisce a risollevarne le sorti. Non tutto è comunque da buttare. Leonor Watling, la protagonista, riesce a rendere bene la fragilità e la carnalità di una donna in balia degli eventi e i brani musicali e i paesaggi mostrati nel film sono stati scelti con cura. Un film non particolarmente riuscito e tantomeno originale. (emilia de bartolomeis)

100 metri dal paradiso

Monsignor Angelo Paolini (Domenico Fortunato) è uno spirito illuminato, profondamente convinto che la Chiesa debba ‘aggiornare’ il suo linguaggio per poter continuare a testimoniare la parola di Dio al mondo. Mario Guarrazzi (Jordi Mollà), suo caro amico d’infanzia, è invece un ex centometrista che, nella sua carriera, ha vinto tutto tranne la cosa più importante: le Olimpiadi. Un cruccio che ha segnato la sua vita e dal quale cerca riscatto attraverso suo figlio Tommaso (Lorenzo Richelmy), anch’egli ottimo velocista.
La sua speranza si spegne, però, quando Tommaso gli rivela di non poter andare ai Giochi perché intende farsi frate. Per Mario è il tracollo!
A ridargli speranza, paradossalmente, è proprio un’idea di Angelo che pensa di poter risolvere le proprie necessità e quelle dell’amico attraverso un progetto a dir poco sconcertante: mettere su la Nazionale Olimpica del Vaticano e partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012.

Alamo

«Ricordatevi di Alamo». Con questo grido il generale Sam Houston incitava i soldati texani alla vendetta contro l’esercito messicano guidato dal dittatore Santa Ana e reo di aver massacrato i compagni asserragliati nel forte di Alamo. Era il 21 aprile del 1836 e Houston si accingeva a entrare nella storia sconfiggendo Santa Ana nella battaglia di San Jacinto e aprendo la strada all’indipendenza del Texas. Eppure, i veri eroi texani non furono i combattenti guidati da Houston ma i circa 200 valorosi, tra quali il leggendario Davy Crockett, che decisero di difendere Alamo contro un esercito di 2400 uomini e nonostante l’esplicito invito del generale ad abbandonare la postazione.
Fin qui la storia. Raccontata centinaia di volte, imparata a memoria da ogni buon americano, celebrata dal cinema non meno che dai fumetti e rispolverata dal regista John Lee Hancock per esaltare ancora una volta lo spirito americano. «Questo è un buon periodo per analizzare il patriottismo senza sciovinismo», ha infatti dichiarato Mark Johnson che, con Ron Howard, è tra i produttori del film.

C’è bisogno di eroi, insomma, e nessun luogo della (corta) memoria americana è in grado di offrirne più della mitica Alamo. Peccato soltanto che una simile lodevole iniziativa si perda in un film dalla regia incerta e dai dialoghi puerili, che tenta di analizzare il lato umano dei suoi eroi da fumetto, riuscendo soltanto a precipitarli nel patetico. Peccato anche per un cast di prim’ordine, almeno sulla carta, che vede Dennis Quaid e Billy Bob Thornton smarrirsi in un drammone storico dai contorni netti come quelli di un cartone animato, in cui i buoni sono redenti e vincenti e i cattivi condannati e puniti. E questo nonostante qualche raro momento di autocritica («perché stai con gli americani?» chiede uno dei suoi al nativo messicano Juan Seguìn «Santa Ana in fondo vuole solo il Messico, questi vogliono tutto il mondo») e il sorriso ironico e disincantato di Thornton-Davy Crockett, l’unico che riesce a regalare qualche, seppur contenuta, emozione.

Ricordatevi di Alamo e dimenticatevi di questo film che, non pago di annoiare lo spettatore, osa anche infliggergli una mezz’ora di troppo per un finale davvero intollerabile.

(sarah massa)

Bad Boys II

I detective Mike Lowrey e Marcus Burnett della squadra narcotici di Miami sono impegnati a combattere la diffusione di ecstasy. Mike indossa completi alla moda, viaggia in Ferrari, è spericolato nella sua professione. Marcus è invece più moderato, fa terapia per superare l’ansia, ha una famiglia e vorrebbe rischiare di meno. I due si imbattono nei traffici di Johnny Tapia, boss cubano che vuole estendere il suo commercio in tutta la città e per trasportare il denaro utilizza un agenzia funebre. Sulle sue tracce c’è anche Syd, la bella sorella di Marcus, agente federale in incognito. Tra lei e Mike c’è del tenero e la cosa fa infuriare Marcus, ma quando Syd viene rapita e portata a Cuba i due Cattivi Ragazzi devono unirsi per liberarla. Ci riusciranno?
Il primo episodio di Bad Boys ha riscosso un grande successo di pubblico incassando oltre centosessanta milioni di dollari in tutto il mondo, un record per la Columbia Pictures. Un trampolino di lancio per la carriera di Martin Lawrence, Will Smith e del regista Michael Bay. Dopo otto anni arriva sugli schermi il secondo episodio, decisamente ben fatto. Quasi due ore di azione e humour. Effetti speciali a go-go, macchine che volano e si incendiano: annoiarsi è veramente difficile. Tutto è incentrato sulla verve dei due protagonisti, che si muovono tra inseguimenti in macchina e sparatorie. È la classica coppia di poliziotti amici che non perdono occasione per litigare e intanto fanno battute nei momenti più drammatici, muovendosi e agendo come due rapper. Dopo Arma letale e i successivi cloni e sequel, una pellicola che rispetta in tutto e per tutto i canoni dell’action movie animato da una coppia di smaliziati piedi piatti. C’è persino un richiamo alla politica internazionale, con i cubani cattivi e produttori di eroina, e quelli buoni, impegnati nella resistenza anticastrista e amici degli americani. Una specie di versione 2003 della guerra fredda di Rocky IV. (francesco marchetti)

Blow

La storia, raccontata attraverso una serie di flashback, di un figlio della “working class” americana che vive sulla propria pelle il dramma della povertà, e decide quindi che lo scopo della sua vita è fare soldi. Quando si trasferisce in California, negli anni Sessanta, scopre che un ottimo modo per realizzare il suo progetto è vendere droga: fra un arresto e l’altro, diventerà il maggior importatore di cocaina degli States. Ben interpretato, ispirato a una storia vera; peccato solo che la sorte del protagonista finisca per risultare di nessun interesse per lo spettatore. Panavision.

Prosciutto, prosciutto

Geniale commedia-melodramma erotica di sesso e cibo, che serve anche a rispecchiare la società spagnola in transizione. La sceneggiatura si accentra sui vari membri di due famiglie di classi sociali differenti e su ciò che segue dopo che la bellissima Cruz si innamora (e resta incinta) del figlio viziato del suo capo (MollÄ). Un piacere dall’inizio alla fine e un successo tardivo in Europa.

Antonio, guerriero di Dio

Il film, che ripercorre la storia di Sant’Antonio da Padova, comincia… dalla fine. Una lunga teoria di persone affrante dal dolore scorre davanti a una bara. Siamo nella citta veneta, nel 1263, all’interno della grande Basilica patavina. Un frate comincia a raccontare la storia di Antonio, cominciata nel 1221, quando una nave proveniente dall’Africa fa naufragio sulle coste della Sicilia. Il ricco mercante pisano Leonardo Fibonacci, passato poi alla storia come l’insigne matematico che introdusse nel mondo occidentale il sistema numerale arabo, salva dall’annegamento un giovane frate franc

Il mercante di pietre

Ludovico Vicedomini (Harvey Keitel) è un mercante di pietre preziose italiano, vissuto per alcuni anni in Medio Oriente e convertitosi all’Islam, fino all’ingresso in una cellula terroristica italiana di Al-Qaeda. Il suo scopo è realizzare un attentato di proporzioni devastanti nel cuore dell’Europa, sfruttando per i suoi piani una bella manager (Jane March), sposata con Alceo, un professore di storia del terrorismo che ha subito l’amputazione delle gambe in seguito all’attentato terroristico di Nairobi del 1998. Questa volta, però, il mercante di pietre si innamora della sua vittima.