L’ultimo imperatore

Nel 1908, alla morte dell’anziana imperatrice, il piccolo Pu-Yi viene designato come suo successore. Il ragazzo cresce tra le mura della città proibita, ignorando le trasformazioni che intanto avvengono nel Paese. Qualche anno dopo la proclamazione della Repubblica, Pu-Yi è costretto all’esilio in Occidente. Un affresco straordinario e suggestivo, con qualche occasionale (e perdonabile) caduta di tono. Il film, vincitore di nove Oscar, è stato il primo ad aggiudicarsi tutti i premi per i quali era stato candidato (tra i quali quelli per il miglior film e per la migliore regia). La storia dell’ultimo imperatore cinese era stata portata sullo schermo l’anno precedente in un film di Hong Kong dal titolo quasi identico, The Last Emperor (in cantonese Fei Lung , dragone di fuoco ), diretto da Li Han-hsiang e interpretato da Tony Leung Ka-fai (qualche anno più tardi protagonista de L’amante). (andrea tagliacozzo)

Rogue – Il solitario

L’agente dell’ FBI Jack Crawford fa coppia fissa con il collega asiatico John Lone. Quest’ultimo, però, viene ucciso insieme con la sua famiglia da uno spietato e misterioso killer, detto Rogue il solitario. Jack comincia una caccia senza tregua all’assassino del suo amico, ma Rogue compare solo te anni dopo nel bel mezzo di una sanguinosa guerra di mafia tra i due boss Chang e Shiro. Quando si troverà faccia a faccia con il nemico, Crawford vedrà che niente è come sembra.

M. Butterfly

Un Cronenberg sorprendentemente debole e convenzionale adatta il lavoro teatrale vincitore del Tony di David Henry Hwang sulla relazione stranamente lunga fra un diplomatico francese e una diva/spia cinese che riesce a nascondergli di essere un uomo. I primi piani svelano spudoratamente la mascolinità di Lone. È sintomatico che le trame politiche e perfino lo stanco matrimonio di Irons risultino più avvincenti dello stratagemma principale.

L’anno del dragone

Il rude poliziotto Stanley White, reduce dal Vietnam, è deciso a fronteggiare il boss rampante di Chinatown con l’aiuto di una giornalista televisiva. Il primo film di Cimino dopo il grandioso flop del bellissimo I cancelli del cielo . Un’impresa non meno folle, controversa fin dal rapporto col produttore De Laurentiis e accusata di razzismo. In verità Cimino crea un personaggio ossessivo e maniacale (Mickey Rourke) e un suo doppio ambiguo e raffinato (John Lone, che sarà poi l’imperatore di Bertolucci e il/la Butterfly di Cronenberg) tuffandoli in una città fiammeggiante, con scene di massa barocchissime. Misantropo, misogino, nichilista, l’esatto contrario dell’epos del film precedente. Già un gran segnale di crisi, che si stagliava come un monolite nei leccati e squallidi anni Ottanta. Da rivedere oggi, per verificare l’effetto che fa. (emiliano morreale)