King of New York

Nella sua infausta avventura americana, Reteitalia finì col produrre anche un piccolo gioiello, una prova generale del Ferrara maggiore. Scritto come al solito da Nicholas St. John, realizzato insieme ai fidati collaboratori Bazelli e Delia, una piccola «summa» dello stile e dei temi del regista. Uscito dal carcere, un gelido e perfetto Christopher Walken torna nel giro del grande spaccio per finanziare un ospedale. Ferrara sembra affilare le armi in vista dei suoi capolavori, e l’atmosfera della metropoli – con Walken che guarda da dietro un finestrino – risente ancora di certo Scorsese. Lo spunto è persino troppo scoperto, senza la nera perdizione (e dunque la maggior potenza di riscatto) che sarà del
Cattivo tenente
; ma il contesto è già atono, metallico, postumo. Ed è soprattutto il finale a dare la misura della visione del cineasta newyorkese.
(emiliano morreale)

L’anno del dragone

Il rude poliziotto Stanley White, reduce dal Vietnam, è deciso a fronteggiare il boss rampante di Chinatown con l’aiuto di una giornalista televisiva. Il primo film di Cimino dopo il grandioso flop del bellissimo I cancelli del cielo . Un’impresa non meno folle, controversa fin dal rapporto col produttore De Laurentiis e accusata di razzismo. In verità Cimino crea un personaggio ossessivo e maniacale (Mickey Rourke) e un suo doppio ambiguo e raffinato (John Lone, che sarà poi l’imperatore di Bertolucci e il/la Butterfly di Cronenberg) tuffandoli in una città fiammeggiante, con scene di massa barocchissime. Misantropo, misogino, nichilista, l’esatto contrario dell’epos del film precedente. Già un gran segnale di crisi, che si stagliava come un monolite nei leccati e squallidi anni Ottanta. Da rivedere oggi, per verificare l’effetto che fa. (emiliano morreale)