Il marmittone

L’imbranatissimo e complessato soldato Bisby viene trasferito in un campo di addestramento dove una psicanalista dell’esercito riceve l’incarico di farne un buon militare. Ma Bisby è un caso quasi disperato e, combinando sempre nuovi guai, finisce per diventare il terrore del campo. Una commedia fiacca e poco divertente, nonostante la solita prorompente vis comica di Jerry Lewis. Il film è ispirato a una serie di fumetti sull’esercito create dal disegnatore americano George Baker.
(andrea tagliacozzo)

Al centro dell’uragano

In una piccola città degli Stati Uniti, una vedova di mezza età, direttrice della locale biblioteca, si rifiuta di ritirare un libro che la comunità giudica sovversivo. La donna, boicottata dai suoi concittadini, è costretta a lasciare il lavoro. Coraggiosa (ma fino a un certo punto) denuncia della «caccia alle streghe» operata dal senatore McCarthy ai danni di numerosi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo. Il film sembra voler restare ambiguamente in bilico tra le due fazioni: se da un lato critica l’intolleranza ideologica, dall’altra si guarda bene dal mostrare simpatia verso i comunisti. (andrea tagliacozzo)

Gli uccelli

La ricca e capricciosa Melanie giunge nella cittadina di Bodega Bay dalla vicina San Francisco. Segnali inquietanti si susseguono, finché sulla città si scatena un’invasione di uccelli. Gli abitanti si barricano in casa, ma gli attacchi si fanno sempre più frequenti e pericolosi. Forse il capolavoro di Hitchcock, sicuramente uno dei suoi più rigorosi e conseguenti (e uno dei più «insostenibili»). Una pellicola di cattolico pessimismo, di totale misantropia. Lo sguardo degli uccelli – vera piaga biblica – non differisce poi molto da quello dello struzzo nel finale de Il fantasma della libertà di Buñuel, ma l’ironia di Hitchcock è tutta dentro il mondo che mostra e condanna. La costruzione della vicenda è impressionante: dura due ore, e per più di metà del tempo non accade nulla. Dialoghi minimali, ma con un montaggio da sincope (alla fine le inquadrature saranno oltre tremila!) e, al termine di ogni scena, la sinistra inquadratura di un volatile. Un film perfetto sulla fine del mondo, su un’umanità che muore non per eccesso di orrore ma di banalità, per non aver più nulla da dire. E allora, forza pennuti!
(emiliano morreale)