I bostoniani

Trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Henry James. Sullo sfondo dell’emergente movimento femminista, le passioni di una giovane donna divisa tra il fascino sottile che la lega a una sua matura amica e il più accettabile rapporto che le propone un aitante avvocato. Il film, che tecnicamente sembra un preludio alle atmosfere del successivo Camera con vista , è talmente raffinato da risultare quasi stucchevole. Il ritmo troppo lento, tra l’altro, non aiuta. Eccellente comunque il cast, con la Redgrave in particolare evidenza. (andrea tagliacozzo)

A spasso con Daisy

Dalla commedia di Alfred Uhry – Premio Pulitzer 1988 – sceneggiata dallo stesso autore. Ad Atlanta, verso la fine degli anni ’40, un’anziana signora ebrea viene obbligata dal figlio ad assumere un autista di colore. I rapporti tra quest’ultimo e la donna sulle prime sono tesi e difficili, poi con l’andare del tempo gradualmente migliorano. Indubbiamente ben realizzato e interpretato, ma con fin troppa astuzia e calcolo nel dosare elementi di dramma, commedia e ovvi messaggi interrazziali. Oscar ’89 al film, a Jessica Tandy come attrice protagonista, alla sceneggiatura e al trucco. (andrea tagliacozzo)

Pomodori verdi fritti (alla fermata del treno)

Godibile film con una storia dentro la storia, in cui la moglie repressa Bates incontra l’anziana Tandy in una casa di riposo e rimane incantata dal suo racconto delle vicende di due vivaci amiche e delle loro avventure negli anni Venti e Trenta. Adattamento di prima classe dell’omonimo romanzo di Fannie Flagg con un unico problema: una paio di finali di troppo. Eccezionale debutto alla regia del produttore Avnet. La Flagg ha un divertente cammeo. L’edizione speciale in video dura 137 minuti. Ebbe due nomination agli Oscar (per la Tandy e la sceneggiatura).

Cocoon – L’energia dell’universo

In una casa di riposo per anziani, tre vecchietti non intendono rinunciare all’uso della piscina, momentaneamente affittata da un misterioso individuo. Dopo essersi immersi nell’acqua, grazie all’energia vitale sprigionata da alcuni strani massi depositati sul fondo della vasca, i tre ritrovano le forze di un tempo. Commedia fantastica e di buoni sentimenti realizzata dal giovane Ron Howard con la sicurezza e il mestiere di un veterano. Un film divertente, a tratti anche commovente. Don Ameche vinse l’Oscar 1985 come miglior attore non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Gli uccelli

La ricca e capricciosa Melanie giunge nella cittadina di Bodega Bay dalla vicina San Francisco. Segnali inquietanti si susseguono, finché sulla città si scatena un’invasione di uccelli. Gli abitanti si barricano in casa, ma gli attacchi si fanno sempre più frequenti e pericolosi. Forse il capolavoro di Hitchcock, sicuramente uno dei suoi più rigorosi e conseguenti (e uno dei più «insostenibili»). Una pellicola di cattolico pessimismo, di totale misantropia. Lo sguardo degli uccelli – vera piaga biblica – non differisce poi molto da quello dello struzzo nel finale de Il fantasma della libertà di Buñuel, ma l’ironia di Hitchcock è tutta dentro il mondo che mostra e condanna. La costruzione della vicenda è impressionante: dura due ore, e per più di metà del tempo non accade nulla. Dialoghi minimali, ma con un montaggio da sincope (alla fine le inquadrature saranno oltre tremila!) e, al termine di ogni scena, la sinistra inquadratura di un volatile. Un film perfetto sulla fine del mondo, su un’umanità che muore non per eccesso di orrore ma di banalità, per non aver più nulla da dire. E allora, forza pennuti!
(emiliano morreale)

La vita a modo mio

Picaresco sguardo su un buono a nulla di provincia e sulla sua grande (e insana) famiglia di amiconi; dopo aver voltato le spalle alla sua vera famiglia anni addietro, ora si ritrova a passare del tempo con il figlio ormai cresciuto e il nipotino. In questo studio di caratteri dal fascino imprevedibile, un Newman irresistibilmente commovente è circondato da meravigliosi attori, incluso Willis nella parte della sua amichevole nemesi. Sceneggiatura di Benton, da un romanzo di Richard Russo. Elizabeth Wilson compare non accreditata nel ruolo dell’ex moglie di Newman.

La settima croce

Sette prigionieri riescono a fuggire da un campo di concentramento nazista. Vengono ripresi tutti tranne uno, che raggiunge Magonza, la sua città. Sebbene l’ex fidanzata si rifiuti di aiutarlo, l’uomo, grazie all’intervento di alcuni amici, evita la cattura. Avvincente film bellico, decisamente superiore ad altri prodotti di propaganda realizzati nello stesso periodo. Più di quarant’anni dopo, gli attori Hume Cronyn e Jessica Tandy si ritroveranno per girare i due episodi di Cocoon . (andrea tagliacozzo)

Labirinto mortale

La McGillis, che ha appena perso il lavoro dopo essere stata marchiata come sovversiva durante il Maccartismo, si trova invischiata in una strana e segretissima trama spionistica, e poco alla volta convince l’agente federale Daniels di essere su qualcosa di grosso. La ricostruzione d’ambiente della New York negli anni Cinquanta è finemente curata e assicura un buon avvio, poi il film butta via la sua pertinenza (e credibilità) in un finale melodrammatico molto hitchcockiano alla Grand Central Station… lasciando buchi narrativi e domande senza risposta. Una vera delusione da parte dello sceneggiatore — ex lista nera — Walter Bernstein. Patinkin è straordinario nel ruolo del procuratore alla Roy Cohn.

Una lama nel buio

Sam Rice, psichiatra, indaga per proprio conto sull’assassinio di uno dei suoi pazienti. Strada facendo, s’innamora dell’ex amante della vittima, Brooke, che potrebbe risultare tra i principali sospettati. Un omaggio non troppo riuscito ad Alfred Hitchcock da parte dell’autore di Kramer contro Kramer . Qualche buon momento di tensione e un cast di prim’ordine, ma la sceneggiatura ha troppi buchi per poter funzionare. (andrea tagliacozzo)