Rischio a due

Negli Stati uniti le scommesse sportive sono illegali in quasi tutti gli stati, ma dare consigli sulle scommesse non lo è. Per questo Brandon Lang (Matthew McConaughey), ex giocatore di football con la carriera stroncata, si imbarca in un lavoro per il quale dimostra un fiuto formidabile. Viene così assoldato da Walter Abrams (Al Pacino), un uomo ossessionato dalle scommesse che gestisce una potente agenzia. La strettissima collaborazione fra i due frutta soldi e successo crescenti, finché il giocattolo si rompe: Brandon comincia a non indovinare più i risultati. Oltre alle perdite finanziarie si complica il rapporto fra Walter e Toni (Rene Russo), sua moglie, che ha un passato di dipendenza dalla droga.

Scary Movie 3 – Una risata vi seppellirà

La telegiornalista Cindy Campbell indaga sugli strani fenomeni che turbano la quiete che solitamente circonda la fattoria di Tom Logan. Intanto Brenda, la sua migliore amica, muore dopo aver visionato un misterioso videotape. Grazie all’aiuto di un oracolo, la combattiva anchorwoman riuscirà a svelare il mistero riguardante la fattoria stregata e la videocassetta killer, aiutando il Presidente degli Stati Uniti a sventare l’invasione della Terra da parte di un gruppo di minacciosi alieni.
Raccolto il testimone da Keenen Ivory Wayans, regista dei primi due episodi della serie, David Zucker si cimenta nuovamente nel genere che ha contribuito a creare: la parodia del film di grande successo. L’autore de L’aereo più pazzo del mondo e della serie di Una pallottola spuntata riesce a piazzare nella stessa scena la ragazzina di The Ring, l’Oracolo di The Matrix e gli alieni di Signs, confezionando una pellicola irriverente in cui prende in giro tutto e tutti, compreso il presunto pedofilo Michel Jackson. «Ma è una femmina!», esclama Charlie Sheen quando il cantante cerca di appartarsi con sua figlia. Il protagonista di Hot Shots è solo una delle tante stelle di un cast che comprende anche Leslie Nielsen nel ruolo del Presidente degli Stati Uniti, Queen Latifah in quello dell’Oracolo e Macy Gray nei panni di se stessa. Persino Jenny McCarthy e Pamela Anderson rivelano un’insospettabile autoironia interpretando due improbabili ragazzine cattoliche. Nessun genere viene risparmiato, dall’horror alla fantascienza passando per un’esilarante sequenza che si fa beffe di 8 Mile, la biografia cinematografica di Eminem. Un film davvero divertente, anche per chi non ha visto tutti gli originali oggetto di parodia. (maurizio zoja)

Delitto di polizia – Phoenix

Uno sbirro dell’Arizona con dipendenza dal gioco (Liotta), nei debiti fino al collo col suo allibratore, organizza un colpo con tre suoi compagni sbirri corrotti per derubare un pescecane di strozzino locale, ma naturalmente le cose si svolgono nella tipica maniera da B-movie. Questo neo-noir realizzato con stile vanta un cast superiore ma è affondato da personaggi riprovevoli e da uno script deprimente per quanto derivativo, post-moderno e tarantiniano. Ha debuttato sulla tv via cavo un anno prima dell’uscita nelle sale nel 1998. Panavision.

L’ultimo contratto

Un killer professionista mescola affari e piacere quando va a una rimpatriata coi compagni di liceo di dieci anni prima mentre è in servizio… ma la ragazza che ha lasciato e tutti i suoi amici vogliono sapere perché e come è scomparso. Cusack ha partecipato alla stesura dello script e ha co-prodotto questa tagliente commedia nera, colma di dialoghi alla moda e molto sicura di sé. Ma la violenza all’apice del film lascia un cattivo sapore e indebolisce la commedia.

Quando l’amore è magia – Serendipity

Dopo un incontro casuale a New York Cusack e la Beckinsale passano una serata romantica, ma lei decide che sia il destino a scegliere se dovranno mai rivedersi. Alcuni anni dopo, alla vigilia del suo matrimonio, Cusack è determinato semplicemente a ritrovarla. Adorabile commedia romantica con due attraenti protagonisti e il meraviglioso supporto di Piven e Levy. Buck Henry appare non accreditato.

La giuria

La vedova di un uomo assassinato a colpi di pistola affida a un esperto avvocato la causa intentata nei confronti di una casa produttrice di armi, da essa ritenuta responsabile della morte del marito. Per meglio difendersi in tribunale, l’azienda ingaggia un consulente incaricato di studiare i singoli membri della giuria per cercare di influenzarli nel modo più efficace. Ma uno dei giurati è tutt’altro che disinteressato nei confronti dell’esito del processo…

Ennesimo legal-thriller tratto da un romanzo di John Grisham,
La giuria
è il quinto film di Gary Fleder, autore dell’ottimo esordio di
Cosa fare a Denver quando sei morto
e dei trascurabili
Il collezionista, Don’t Say A Word
e
Impostor.
Stavolta ai tradizionali protagonisti delle pellicole ambientate in tribunale (l’avvocato leale, il faccendiere e così via) si affiancano i giurati, coloro che dovranno decidere delle sorti del processo e, inevitabilmente, del finale del film. Anche se nel romanzo di Grisham si parlava di sigarette, il «cattivo» è stato trasformato dagli sceneggiatori in un’azienda produttrice di armi, forse perché una causa intentata contro un gigante del tabacco era già stata raccontata, e molto bene, da
The Insider
di Michael Mann. La sceneggiatura tiene a bada i colpi di scena in maniera efficace e gli attori, a partire da Dustin Hoffman (l’avvocato buono) e Gene Hackman (il consulente cattivo) svolgono il loro compito con mestiere. Purtroppo, come nel caso dei precedenti romanzi di Grisham portati sullo schermo, il film fa rimpiangere il libro e la sua maggiore accuratezza nel descrivere la psicologia dei personaggi. Un film da consigliare solo agli appassionati del genere.
(maurizio zoja)

The Family Man

Dopo aver lasciato (tredici anni prima) Kate per andare a studiare Londra, Jack Campbell è diventato uno spietato squalo di Wall Street. In attesa di condurre in porto una delicata fusione finanziaria, Jack costringe i suoi colleghi a rimanere in ufficio a fare le ore piccole anche la vigilia di Natale. A notte fonda, deciso a fare due passi, va a comprare del latte in un negozio di alimentari. Qui trova Cash, un afroamericano che in seguito a una lite col commesso coreano tira fuori una pistola. Jack riesce a ricondurre Cash alla ragione: parlando e straparlando, gli tiene pure una specie di arrogante lezione di vita. Ma Cash lo prende alla lettera e gli combina un micidiale scherzetto.

Un regista curioso, questo Brett Ratner. Specialista di commedie d’azione (
Rush Hour-Due mine vaganti
), compare in un gustoso cameo autoparodico in
Black & White
di James Toback. Sorprende quindi trovarlo alle prese con un mélo natalizio frankcapriano fotografato da Dante Spinotti, musicato da Danny Elfman e con tanto di Don Cheadle a fare le veci dell’angelo Clarence. La parabola dei buoni sentimenti è di una letale esemplarità, ma se è vero (come è vero) che di alcuni film si sa già tutto in anticipo e se è vero che – stando a Douglas Sirk – ciò che conta è vedere attraverso quali articolazioni giunge la sospirata parola «fine», allora bisogna dare atto a Ratner di aver costruito il suo intreccio con un certo acume (bello il cameo del padre di Robert Downey).

Evitando facili e moralistici manicheismi,
The Family Man
riflette amaramente sull’impossibilità di essere felici. Dopo la conclusione, forse, non resta altro da fare che sognare la vita che non si è avuta e pensare che sarebbe stata davvero «un’altra vita».
(giona a. nazzaro)