Doppia identità

Seconda regia di Sondra Locke, ex compagna nella vita di Clint Eastwood, dopo l’interessante esordio dell’86 con
Ratboy
. La giovane poliziotta della buoncostume Lottie Mason, spesso costretta a fingersi prostituta per incastrare clienti e spacciatori di droga, è contemporaneamente affascinata e turbata dall’impulso che la spinge a comportarsi come una vera donna da marciapiede. Intrigante e ben costruito, sia nelle annotazioni psicologiche che nei risvolti polizieschi, il film funziona soprattutto grazie all’interpretazione della Russell, qui ancora più ambigua che nei lavori del marito (il regista inglese Nicolas Roeg).
(andrea tagliacozzo)

Il tagliaerbe

Tratto (molto liberamente) dal racconto di Stephen King
The Lawnmower Man
. Uno scienziato lavora su un sofisticato apparecchio di realtà virtuale in grado di sviluppare l’intelligenza nei soggetti che ne fanno uso. Un ritardato mentale, che funge da cavia agli esperimenti, riesce a compiere miracolosi progressi. La continua somministrazione di un farmaco, però, lo trasforma in un individuo aggressivo e pericoloso. Non male gli effetti speciali, anche se la sceneggiatura è ai limiti dell’idiozia. Nel ’95 ne verrà realizzato un seguito.
(andrea tagliacozzo)

Boxe

Dan McGuinn è stato un buon pugile, come lo fu a suo tempo il padre, Pop McGuinn. Anche i figli di Dan sono boxeur, ma mentre Eddie si allena fra i dilettanti mirando a una medaglia olimpica, Ray è diventato professionista e deve sopravvivere in un ambiente malsano e corrotto. Pellicola che si ispira ai classici film hollywoodiani sul pugilato degli anni Quaranta e Cinquanta. Poco originale, ma ben interpretato, in particolare da Gene Hackman nei panni di Dan McGuinn.
(andrea tagliacozzo)

Cacciatore bianco, cuore nero

Adatamento maturo e intelligente (anche se qualcosa si nota) del racconto di Peter Viertel del 1953, basato sulla sua esperienza durante le riprese della Regina d’Africa e sulle sue osservazioni di prima mano sul regista “macho” John Huston. Eastwood dà il meglio di sé interpretando un regista avverso e autodistruttivo (e anche molto romanzato), che sviluppa l’ossessione di uccidere un elefante mentre sta eseguendo le riprese in Africa. Potrebbe non essere avvincente se non siete interessati all’argomento, ma il tempo e il luogo sono ricreati in maniera convincente. Sceneggiatura di Peter Viertel, James Bridge e Burt Kennedy.