Ultimo tango a Parigi

Un americano che vive a Parigi cerca di liberarsi dei suoi dolorosi ricordi dopo il suicidio della moglie intrecciando, con una donna incontrata per caso, una drammatica relazione sessuale nella quale non trovano posto le parole. Il più controverso film di quegli anni riesce a colpire ancora oggi, anche se con il tempo sembra aver perso parte della sua forza. Un eccellente saggio della maestria di Bertolucci, mentre la prova di Brando, allora come oggi, è una delle migliori della sua carriera. Film-scanalo degli anni Settanta, esce con un divieto ai minori di 18 anni: sequestrato, assolto, nuovamente sequestrato, è condannato alla distruzione del negativo per oscenità dalla cassazione nel 1976. Solo nel 1987 viene riabilitato perchè “mutato il senso comune del pduore”. Scritto dal regista con Kim Arcalli, Ultimo tango a Parigi è invecchiato bene, ancora capace di parlarci della solitudine e della distanza fra i sessi nella nostra società. Un’opera indimenticabile.

Irma Vep

Appassionata e penetrante satira del cinema e del disordine che circonda il processo della creazione cinematografica. Un’attrice hongkonghese di film d’azione (Cheung, nella parte di sé stessa) arriva a Parigi per lavorare in un remake della serie Les Vampires (1915-16) di Louis Feuillade. Comunque, l’ispirazione per il suo personaggio non è tanto Feuillade quanto la Catwoman di Michelle Pfeiffer di Batman — Il ritorno. Zeppo di riferimenti cinematografici e di critica mordente della cinematografia contemporanea. Per inciso, il titolo è l’anagramma di “Vampire”.

L’amore a vent’anni

Cinque discreti episodi prodotti in Francia, Germania, Italia, Giappone e Polonia, variazioni sul tema dell’amore nella generazione dei più giovani. Antoine e Colette di Truffaut è il sequel di I quattrocento colpi (il primo dei film su Antoine Doinel). Durata originale della versione francese: 123 minuti. Totalscope.

Out 1: Noli me tangere

Out 1: Noli me tangere
è il film ideale per avvicinarsi all’arte di Jacques Rivette. Sia l’amore per la messa in scena di Howard Hawks, sia il fascino esercitato dalle pellicole di Jean Renoir diventano due veri poli capaci di orientare la struttura dell’opera. Ciò che accomuna i due autori – così diversi – nel lavoro di Rivette è la funzione attribuita al regista: non più demiurgo ma spettatore/traghettatore, attento a cogliere e a riprodurre le dinamiche che si creano nel tournage. Tanto nelle improvvisazioni dei due gruppi teatrali, quanto nelle scorribande parigine di Juliet Berto o di Jean-Pierre Léaud, il regista fa di tutto per occultarsi. Lascia che la trama, sorretta da un filo flebile quanto lo è l’idea di intrigo espressa ne
L’histoire des Treize
di Balzac, si dipani attraverso il tempo (che non è durata pura, ma accumulo inesausto di particolari). Come in un’improvvisazione di teatro, si attendono le reazioni tra i performer. A ciascun attore il compito di creare il proprio personaggio. Noi, come Rivette, restiamo a guardare. Ora dopo ora (il film ne accumula dodici!), diamo un senso – che è essenzialmente ritmico – a ciò che accade. Creiamo, a ogni visione, una storia nuova.
(carlo chatrian
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Aiutami a sognare

Un musical intrigante, originale e irresistibilmente nostalgico su un affascinante pilota americano, Franciosa, che durante la seconda guerra mondiale si nasconde in una fattoria insieme alla Melato e i suoi figli. Un inno a un’America idealizzata, ricco di belle canzoni d’epoca e impreziosito dalle coreografie di Hermes Pan.

Il testamento di Orfeo

L’addio profondamente autobiografico di Cocteau è una summa della sua filosofia e delle sue fantasie. A tratti troppo pretenzioso, questo sogno non ha una progressione narrativa vera e propria: solo una successione di immagini oniriche stupefacenti, con un cast apparentemente impossibile. Alcune sequenze hanno una colorazione sorprendente. Terzo episodio della “Trilogia di Orfeo”, dopo Le Sang d’un poète e Orfeo. Il titolo per esteso è Le testament d’Orphée, ou ne me demandez pas pourquoi! Una nomination ai BAFTA Awards.