Ritratto di signora

Una bella e ricca americana sposa un avventuriero che la ridurrà in uno stato di sudditanza psicologica. Sembrerebbe un adattamento letterario come tanti altri: i costumi e le scenografie sono quelli, la musica è addirittura Schubert e il cast è perfetto (Malkovich sembra un aggiornamento del Valmont delle Relazioni pericolose, la Kidman si conferma una delle migliori attrici della sua generazione). Il canovaccio jamesiano, coi suoi molteplici fattori di repressione, costringe invece la regista a far esplodere la violenza dei rapporti in frammenti minimi di racconto, a squarciare la vicenda con lampi sempre trattenuti, in costante conflitto con l’epoca, i personaggi, le loro psicologie. Questa tensione diventa l’anima stessa del film. La notte, i sogni, i ralenti, i primissimi piani fanno di questo film un piccolo gioiello di ambiguità, lontano da ogni manicheismo e psicologismo. Due nomination agli Oscar. (emiliano morreale)

In the Cut

Una giovane insegnante, Frannie, ha appuntamento in un bar con un suo studente, va alla toilette e assiste a una scena di sesso orale tra un uomo con un tatuaggio sul polso e una donna bionda. La donna sarà fatta a pezzi dall’assassino, presumibilmente l’uomo col tatuaggio. Qualche giorno più tardi il detective Malloy va a casa di Frennie per indagare sull’omicidio. I due finiranno a letto, tra un susseguirsi di omicidi, di sospetti, di paure…
In breve, ecco la trama del giallo psicologico (così dicono) firmato niente meno che Jane Campion (Lezioni di piano) con un lancio pubblicitario senza precedenti visto che in questo film per la prima volta Meg Ryan appare senza veli e soprattutto in situazioni di sesso (e violenza) spinti. Come non si era mai vista prima. E, vorremmo aggiungere, per fortuna. Anche il protagonista maschile, Mark Ruffolo, era stato annunciato come il nuovo sex symbol del cinema, in realtà sembra un Burt Reynolds appesantito… Un giallo psicologico, dunque, che non ha moltissimo del giallo (si azzecca il colpevole dopo poco, per esclusione…) né moltissimo di psicologico: lei è l’intellettuale, lui un uomo un po’ rozzo che non si sente alla sua altezza… Con sceneggiatura banalotta e prevedibile. E poi c’è una New York improbabile, notturna, falsamente torbida, zeppa di personaggi al limite del credibile. C’è l’ex fidanzato pazzo, la sorella un po’ incasinata, lo studente nero che non sa esattamente che cosa vuole dalla professoressa… Con un inutile spreco di sangue e di macabri particolari che non aggiungono niente al (presunto) giallo. Certo che l’inizio prometteva ben altro con le note di Che serà serà (ben altro giallo…) ad accompagnare due personaggi usciti dal passato che pattinano sul ghiaccio. (d.c.i)

Sweetie

La neozelandese Campion firma questo insolito racconto su una giovane donna squilibrata ed esigente (Lemon) e il suo rapporto con la sorella debole e ossessiva (Colston) e i genitori. Alcuni brillanti tocchi di regia, ma troppe sequenze che semplicemente non funzionano. Disturbante, a tratti deprimente e non per tutti i gusti.

Un angelo alla mia tavola

Ottimo esordio della regista di Lezioni di piano , Jane Campion, che realizza una originale biografia della poetessa e scrittrice neozelandese Janet Frame. Proveniente da una modesta famiglia di contadini, Janet ha un’infanzia difficile, segnata dall’epilessia del fratello Bruddie e dalla prematura scomparsa di una delle tre sorelle. Studentessa di psicologia all’università, la giovane, in seguito a un tentativo il suicidio, viene ricoverata in manicomio. Probabilmente il miglior film della Campion che, nei lavori successivi, non sempre è riuscita a mantenersi agli stessi livelli. Prodotto, strano a dirsi, per la televisione. (andrea tagliacozzo)

Lezioni di piano

Evocativa, imprevedibile storia d’amore e di sesso raccontata dal punto di vista di una donna. Nel tardo XIX secolo una donna scozzese, sua figlia illegittima (Paquin), e il suo amato pianoforte giungono nella remota Nuova Zelanda per un matrimonio combinato con l’agricoltore Neill. Poi la testarda donna (Hunter) — che è rimasta muta dall’infanzia — stringe un accordo con il malinconico vicino di casa (Keitel) — un uomo convertito ai Maori — in cui c’entra il pianoforte e che porta a conseguenze rivelatrici per l’intera comunità. La sceneggiatrice e regista Campion ha confezionato una favola altamente originale, mostrando la tragedia e il trionfo che la passione erotica può portare nella vita quotidiana di una persona. Hunter e Paquin hanno entrambe vinto l’Oscar per le loro interpretazioni, la Campion per la sua sceneggiatura. Nomination in ben altre cinque categorie, tra cui Miglior Regia.

Holy Smoke

Cosa succede a mettere insieme in un prefabbricato nel deserto australiano Kate Winslet e Harvey Keitel, a far correre nuda lei e vestire con un abito femminile – per di più rosso – lui? Che accade se, nel delirio collettivo, l’angelo nero destinato a fare chiarezza è Pam Grier? Cosa avviene se il conflitto natura/cultura caratteristico della civiltà australiana viene caricato a tal punto da inturgidire le immagini? Quanto di meglio, se la cineasta è Jane Campion, che rilegge i temi dei propri film attraverso il filtro ironico della cultura americana minoritaria: il gusto camp del travestitismo di un insuperabile Keitel, la controcultura della blaxploitation, gli eccessi della para-mistica californiana liberano Holy Smoke dai lacciuoli di un cinema di autore, imbriglianti per Lezioni di piano e Ritratto di signora . L’esuberanza e l’inventività visiva dei primi film della regista neozelandese fanno nuovamente capolino, filtrati da uno sguardo sardonico e distanziato. Leggerezza della maturità. ( francesco pitassio )

Due amiche

Film d’esordio della Campion, realizzato per la tv australiana: un realistico affresco dell’amicizia tra due ragazze adolescenti e dei sottili cambiamenti nel loro rapporto. Non privo di momenti ispirati, ma senza la sicurezza dei film successivi della regista. La sceneggiatura a ritroso è una struttura drammatica che sembra più pretestuosa che ispirata. Uscito negli Stati Uniti nel 1986.

Bright Star

La storia dell’amore appassionato tra John Keats, il più grande esponente del romanticismo, e Fanny Brawne, sua vicina di casa e studentessa di moda. Dopo gli inizi nella totale indifferenza l’uno per l’altra, frutto di errati giudizi basati sull’apparenza, i due instaurano un legame che con il tempo diventa sempre più intenso trasformandosi in un amore appassionato. Una nomination agli Oscar per i Costumi.