Drugstore Cowboy

Uno sguardo affascinante e davvero credibile sulla vita di un tossicomane e della sua “famiglia”, che rapina i negozi per foraggiare le proprie abitudini. Niente commiserazione né moralismi, ed è esattamente questo che rafforza l’impatto della pellicola. Eccezionali le interpretazioni, soprattutto di Dillon e della Lynch. Basato sul racconto autobiografico di James Fogle, un galeotto, scritto negli anni Settanta e mai pubblicato. Sceneggiatura di Van Sant e Daniel Yost.

Duplex

Copa le vegia. A questo imperativo categorico giungono, al termine di una sequela di tragicomiche disavventure, la coppia di giovani sposi composta da Alex (Ben Stiller) e Nancy (Drew Barrymore). Lui, scrittore in procinto di terminare il secondo atteso, romanzo; lei, grafica in un’avviata rivista newyorkese, trovano finalmente il nido d’amore a lungo sognato. Per contratto devono però accettare la convivenza con un’anziana inquilina, la signora Connelly (Eileen Essel, 81 campanelli realmente suonati all’anagrafe), che si rivelerà tanto pestifera da indurre i due all’insano proposito dell’incipit. Con esiti infausti (ma non vi diciamo per chi).
Ispirato a un fatto realmente accaduto in Francia qualche anno fa, Duplex mette assieme un cast tecnico e artistico azzeccati per vestire elegantemente una commedia con screziature noir per altri versi non particolarmente originale. Siamo sempre dalle parti dei problemi di coppia, della schizofrenia della vita odierna, dell’improvviso erompere sulla crosta di perfetta rispettabilità dei personaggi di quegli «animali istinti» che sono in realtà prerogativa tutta e solo umana. Comunque si ride, e non è poco.
Larry Doyle, che ha scritto la sceneggiatura, e Danny DeVito, che ha curato la regia, si sono affidati a una coppia lanciatissima di attori: Ben Stiller e Drew Barrymore. Il primo è uno dei giovani artisti hollywoodiani dotato di maggior versatilità, con una predilizione per i ruoli comici dotati di fisicità (Ti presento i miei; Tutti pazzi per Mary). La Barrymore sta rapidamente costruendo, grazie a un viso rotondetto ma piacevole e soprattutto a un senso degli affari non comune, la sua terza vita artistica. La prima cominciò con E.T. e terminò con problemi alcolici a soli dieci anni; la seconda ne fece un’icona della trasgressione adolescenziale. Ora, a neppure trent’anni e con due matrimoni alle spalle (ora sta con Fabrizio Moretti, batterista degli Strokes), Drew si rigenera alla grande in costosi blockbusters (Charlie’s Angels 1 e 2) o in patinate commedie di cui è anche produttrice (50 volte il primo bacio e questo Duplex).
Due parole infine per la perfetta Eileen Essel, la vecchia che rende impossibile la vita dei due piccioncini. Indifesa, tenera, viscida, perfida, diabolica, sardonica: un perfetto camaleonte di ottanta e più primavere. Da amare (o uccidere). (enzo fragassi)

I guerrieri della notte

Nel famigerato quartiere del Bronx, durante una riunione fra tutte le bande di teppisti newyorkesi, viene assassinato uno degli indiscussi capi carismatici. La colpa ricade ingiustamente sul gruppo dei Guerrieri che si trova così al centro di una violenta caccia all’uomo da parte delle altre bande. Dal romanzo di Sol Yurick, un film che riesce abilmente a fondere l’azione con la sociologia sullo sfondo di una New York notturna dal volto inedito. Ottima la regia di Walter Hill, autore anche della sceneggiatura assieme a David Shaber. Durante la lavorazione del film, gli attori, scambiati per veri teppisti dagli abitanti del quartiere dov’era allestito il set, hanno avuto non pochi problemi.
(andrea tagliacozzo)

Poliziotto in affitto

Un poliziotto radiato dal corpo e una squillo sono gli unici superstiti e, quindi i testimoni oculari, di una strage compiuta da una banda di trafficanti di droga. Rischiando più volte la vita, riusciranno da soli a sconfiggere i malviventi. Un poliziesco piuttosto fiacco con due protagonisti che, almeno in questo caso, sembrano aver perso lo smalto di un tempo. Reynolds e la Minnelli avevano lavorato assieme dodici anni prima nella commedia di Stanley Donen
In tre sul Lucky Lady
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(andrea tagliacozzo)

Fear X

La guardia giurata Turturro è curioso di scoprire chi ha ucciso sua moglie e perché. Lento e opaco esercizio sulla vacuità del cinema (oh, scusate, della vita… no, del cinema… della vita… arggghhh!). Il tipo di film in cui lo spettatore passa più tempo a chiedersi in che mercatino lo scenografo ha trovato la lampada che a preoccuparsi della storia dei personaggi. Widescreen.

Psycho

Lento, artificioso remake scena per scena assolutamente senza senso del classico di Hitchcock (con qualche maldestro nuovo tocco a macchiare la sua pretesa di essere una replica esatta). Il risultato è un insulto più che un tributo, a un film che è una pietra miliare.

Occhi nelle tenebre

Ha visto davvero l’assassino? È questa la domanda attorno a cui ruota la vicenda, che vede protagonista una bella (e brava) musicista (Stowe), cieca fin da quando era bambina: ora riesce a vedere di nuovo grazie alla chirurgia, ma è possibile che, come reazione all’intervento, la donna sperimenti episodi di “retro-visione”? La nota più positiva di questo film è la performance della Stowe, l’idea della cieca-in-pericolo invece è abbondantemente già vista. Breve apparizione per The Drovers, gruppo musicale irlandese-americano. 

Le verità nascoste

Una donna, reduce da un incidente, vede fantasmi in casa: crede che il suo vicino di casa sia un assassino… Semplice quanto perfetto esercizio di stile costruito sul concetto di suspence, Le verità nascoste di Robert Zemeckis è un implacabile tour de force emotivo. Dietro questa storia di tradimenti inconfessati e omicidi, percorsa e interpretata correttamente da Harrison Ford (qui nella atipica parte del villain, pur sempre dal cuore tenero) e Michelle Pfeiffer, si alimenta un film dalle ricercate atmosfere hitchcockiane, ben esemplificate già dalla colonna sonora in stile Bernard Herrmann realizzata da Alan Silvestri. Ci chiediamo: che cosa cercava Robert Zemeckis, mentre costruiva la struttura di questo film, mentre lo realizzava? La risposta è semplice, forse scontata: il cinema. Ecco una sua dichiarazione: «Cinema e suspence sono fatti l’uno per l’altro. Cioè, ci sono certamente dei libri e degli spettatori teatrali davvero ricchi di suspence, ma penso che niente sia in grado di manipolare il tempo, spazio e tecniche di racconto quanto un film. Ho sempre desiderato mettermi alla prova nella regia di qualcosa di davvero terrificante e misterioso». Una casa di campagna, la cui tonalità di illuminazione varia a seconda della luce che la avvolge, una scena coniugale, alcuni oggetti, una stanza da bagno di un biancore che sfocia nel diafano, alcuni specchi, una collana, una chiave, una treccia di capelli biondi bastano per alimentare il percorso nel terrore macchinato da Zemeckis. Film di fantasmi, rumori, false piste e presenze auratiche (bellissima la sequenza della seduta spiritica), Le verità nascoste ci appare come un film blindato nella sua forma simile a un cristallo, anzi un diamante, difficile da scalfire. Film di pura forma, certo. Ma che affronta a testa alta le critiche di artificiosità, gratuità, che certamente lo toccheranno. Variazioni hitchcockiane: la coppia, e i complessi di colpa… con tutto quello che ne consegue: vertigini, figure circolari, o al limite spiraliformi. Zemeckis chiede un po’ di comprensione. Come nonno Hitch, vuole solo regalarci un pezzo di torta. Ma di altissima qualità. (rinaldo censi)

Sotto massima sorveglianza

In un prossimo futuro, gli ospiti di un penitenziario non subiscono più la segregazione controllata, ma non hanno ugualmente nessuna possibilità di fuga. Devono indossare un collare, collegato elettronicamente a un altro detenuto che, se la distanza tra i due supera le 100 yard, esplode automaticamente uccidendo entrambi. Discreto prodotto realizzato per la televisione via cavo, ma uscito da noi nel normale circuito cinematografico. Veloce e divertente. Buone le interpretazioni dei protagonisti e gli effetti speciali.
(andrea tagliacozzo)

4 pazzi in libertà

Un giovane psichiatra riceve il permesso di portare quattro malati di mente a New York per assistere a una partita di baseball. Il medico, separatosi momentaneamente dal gruppo, è testimone oculare di un omicidio. Ridotto in brutte condizioni dai responsabili, l’uomo viene ricoverato in ospedale, mentre i quattro, rimasti senza accompagnatore, vagano per la città alla ricerca dello psichiatra. Una commedia senza impennate, ma non priva di momenti divertenti, soprattutto per merito dell’ottimo cast.
(andrea tagliacozzo)

48 ore

Per catturare un pericoloso criminale, fuggito di prigione e deciso a recuperare l’ingente bottino di una rapina, l’ispettore Cates si serve di un ex compagno dell’evaso, lo spigliato galeotto nero Reggie. Fortunato debutto di Eddie Murphy sul grande schermo in un film che fonde abilmente i toni della commedia con quelli del poliziesco veloce e ultraviolento. Nel 1990, Walter Hill ne realizzerà un seguito,
Ancora 48 ore
, con gli stessi Nolte e Murphy come protagonisti.
(andrea tagliacozzo)