Settimo velo

Superbo dramma psicologico con la pianista Todd lasciata in affidamento al nevrotico cugino Mason. Lo psichiatra Lom userà l’ipnosi per far riconquistare alla Todd il suo benessere professionale e personale. Tre protagonisti di prima categoria in uno dei film chiave britannici degli anni Quaranta. La sceneggiatura di Muriel e Sydney Box vinse l’Oscar.

Lolita

Per lungo tempo è stato uno dei capolavori misconosciuti di Kubrick. Pesava forse il confronto col testo di Nabokov, di cui il regista manteneva però solo lo scandaloso scheletro dell’intellettuale Humbert Humbert che si innamora della «ninfetta». Kubrick è imperturbabile come uno slapstick, come un Buster Keaton. Non a caso, il vero cuore del film è il personaggio proteiforme di Quilty, interpretato da Peter Sellers (geniale la sua contrapposizione con Mason). Un’invenzione, questa, che letta alla luce di Leslie Fiedler (il suo «Amore e morte nel romanzo americano» è di pochi anni prima), inserisce Lolita nella grande tradizione romanzesca americana. L’anno dopo sarà la volta del
Dottor Stranamore
(che anche Stranamore sia un ennesimo travestimento di Quilty?). Ma
Lolita
è soprattutto una straordinaria indagine sul desiderio nell’era della cultura di massa (geniale la scena al drive-in con
La maschera di Frankenstein
), una sorta di prova generale di
Eyes Wide Shut
. Valido anche come antidoto alla moda del panico pedofilo.
(emiliano morreale)

Niente può essere lasciato al caso

Divertente parodia d’azione dei film di gangster, con il mercante di diamanti Grodin che tenta di rubare dei preziosi da un’importante banca internazionale. Grodin è anche autore dell’adattamento dal best-seller di Gerald A. Browne. Noto anche come Anything for Love e Fast Fortune

Chiamata per il morto

Charlie Dobbs, agente del controspionaggio inglese, vuole scoprire se un collega è morto suicida, come sembra, o è stato assassinato, come egli sospetta. Dopo essere stato esonerato dal servizio, Dobbs continua le indagini per proprio conto. Un thriller convenzionale diretto da un poco ispirato Sidney Lumet. Nel romanzo originale di John Le Carré, su cui si basa il film, il personaggio di Charlie Dobbs si chiama, in realtà, George Smiley ed era già apparso sullo schermo l’anno prima in
La spia che venne dal freddo.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo dalle due ombre

Fuggito dal carcere militare, dove era finito per un atto di insubordinazione, l’americano John Martin si rifugia in Francia. Dopo essersi costruito una nuova esistenza, l’uomo viene ricattato da alcuni suoi ex compagni di prigionia. Il romanzo thriller di Richard Matheson
Ride the Nightmare
è trasformato da Terence Young (regista di numerosi 007) in un banale e poco emozionante action movie. Da notare che in quello stesso anno Charles Bronson aveva lavorato in un’altra pellicola di produzione francese:
Rider on the Rain
di René Clement.
(andrea tagliacozzo)

Il Paradiso può attendere

Gradevole e divertente remake di L’inafferrabile signor Jordan, con Beatty nei panni di un inossidabile campione di football che si ritrova in paradiso prima del tempo e deve tornare sulla Terra incarnandosi in un altro uomo. Piacevole, ma mai commovente: la Christie, nel ruolo della musa del protagonista, è completamente fuori parte. Scritto da Beatty ed Elaine May. Rifatto nel 2001 con il titolo Down to Earth.

Assisi Underground

Tratto dal romanzo dello stesso regista, «Assisi clandestina». Ad Assisi nel 1943, il vescovo tenta di salvare il maggior numero di ebrei dalle persecuzioni naziste. Chiama ad aiutarlo nell’impresa un giovane e coraggioso frate francescano che, con l’aiuto di un amico tipografo, fa stampare dei falsi documenti di riconoscimento. Cast d’esportazione (ma incolore) al servizio di una regia paratelevisiva (altrettanto incolore). Particina per Alessandra Mussolini.
(andrea tagliacozzo)

Lord Jim

Adattamento troppo lungo e diseguale della storia di Joseph Conrad su un giovane idealista nella marina mercantile inglese del XIX secolo screditato in quanto codardo costretto a vivere con questo sfregio per il resto della vita. I migliori momenti del film sono forniti dal meraviglioso cast di comprimari. Super Panavision 70.

Gesù di Nazareth

Realizzato per la televisione italiana e distribuito anche in moltissimi paesi stranieri, il film narra vita, morte e resurrezione di Gesù, tratta dal Vangelo e da alcuni racconti apocrifi. Difeso strenuamente dalla Chiesa cattolica, acclamato da buona parte della critica nordamericana, la versione ridotta proposta nelle sale ricevette accoglienza negativa. La sceneggiatura è di Anthony Burgess che non apprezzò le scelte di regia compiute da Zeffirelli.

Il verdetto

Frank Galvin, brillante avvocato da tempo caduto in disgrazia, ha l’occasione di rifarsi patrocinando la causa di una donna che, in seguito alla negligenza del personale di un ospedale, è entrata in coma irreversibile. Ma il compito si prospetta tutt’altro che facile, perché in tribunale, dalla parte avversa, Galvin trova l’abile Ed Concannon. Paul Newman domina il film con la sua incredibile performance (che gli valse sua sesta candidatura all’Oscar), dando vita a un personaggio complesso e tormentato. Ma il merito della riuscita del film, che aggira abilmente le trappole e i cliché delle pellicole processuali, va attribuito anche alla solida regia Sidney Lumet e all’ottima sceneggiatura, firmata da David Mamet.
(andrea tagliacozzo)

Intrigo internazionale

In seguito a un equivoco, un agente pubblicitario viene coinvolto in un complicato intrigo di spionaggio internazionale. Ricercato dalla polizia per un omicidio che non ha commesso, l’uomo viene aiutato da una bella sconosciuta. Ma poi scopre che anche questa è una spia. Summa del cinema di Hitchcock, con la sua perfetta fusione tra thriller e commedia nel più puro stile del maestro del brivido. Trama arzigogolata (perfino lo stesso Cary Grant durante le riprese non riusciva a capire cosa stesse succedendo) funzionale all’atmosfera di completa perdita dell’orientamento che voleva creare il regista. Non poche le sequenze da antologia del cinema: una su tutte (se non la migliore, sicuramente la più famosa) quella in cui Cary Grant viene inseguito da un aeroplano in mezzo a una landa desolata.
(andrea tagliacozzo)

L’isola nel sole

Infelice trasposizione del romanzo di Alec Waugh, a dispetto di un grande cast. David, leader carismatico di un gruppo di razza nera in un’isola delle Antille, s’innamora di Maxwell, una ragazza bianca. Intanto, un’altra giovane, promessa sposa del figlio del governatore, scopre con stupore che il padre, sebbene si proclami razzista, ha, in realtà, origini nere. Tra le cose meno interessanti del regista Robert Rossen (candidato all’Oscar nel 1949 con
Tutti gli uomini del re
).
(andrea tagliacozzo)

Madame Bovary

Per difendersi dalle accuse di oscenità, Gustave Flaubert racconta la storia di madame Bovary, moglie sognatrice, quindi adultera e infine tisica. Con ben maggior ragione di Flaubert (e con tutte le aggravanti hollywoodiane del caso), un regista come Vincente Minnelli poteva affermare che «Madame Bovary c’est moi». Fin troppo: il suo stile fiammeggiante da musical si mantiene anche qui su toni molto accesi, con l’eroina vidoriana Jennifer Jones che trattiene a stento occhiate assassine. Lungi dalla raffinata dissezione operata dal romanzo, Minnelli è correo e partecipe delle vicende della sua protagonista, e si scatena in scene-clou come quella – quasi coreografata – dell’ingresso nel salone da ballo. Un melodramma purissimo, nemmeno troppo kitsch, più bovaristico che flaubertiano.
(emiliano morreale)

L’uomo in grigio

La ricca Calvert fa amicizia con la compagna di scuola povera Lockwood. Anni dopo la Lockwood ricambia la gentilezza cercando di rubarle il marito. Questo dramma in costume elaborato, raccontato in flashback, è piacevole e degno di nota per aver fatto una star di Mason (qui odioso marito della Calvert). Inizialmente distribuito in Usa con la durata di 93 minuti.

Giulio Cesare

È la storia degli eventi che nel 44 a.c. portarono alla morte di Giulio Cesare (Calhern). Il grande condottiero muore in senato, sotto i colpi del figlio adottivo Bruto (Mason) e del traditore Cassio (Gielgud). Marco Antonio (un grande Marlon Brando) finge di schierarsi a favore della congiura ma, in un commovente discorso funebre, esorta i romani a ribellarsi contro gli assassini. Premio oscar per la scenografia

Quasi una truffa

Un ufficiale di Marina incontra casualmente un amico che non vedeva da anni. Questi gli presenta la sua fidanzata e, immediatamente, tra i due nasce un sentimento di reciproca simpatia. Deciso a sposarla, l’ufficiale mette in atto un piano ingegnoso per procurarsi il denaro necessario al matrimonio. Dopo una buona partenza, il film si perde strada facendo, complice probabilmente la regia del non troppo ispirato Guy Hamilton (in seguito autore dei migliori episodi della serie 007, tra i quali
Goldfinger
e
Vivi e lascia morire
).
(andrea tagliacozzo)

Tiara Tahiti

Durante la guerra, un colonnello fa radiare dall’esercito un capitano, colpevole solo d’essere il nipote del suo vecchio e invidiato principale. I due si ritrovano anni dopo a Thaiti, dove il primo, divenuto un ricco industriale, vorrebbe costruire un albergo di lusso sull’isola. Mediocre miscela tra dramma e commedia, anche se James Mason e John Mills offrono al film un’interpretazione d’alta classe.
(andrea tagliacozzo)

Fuggiasco

Un ribelle irlandese, evaso di prigione, viene nascosto in casa di alcuni amici, confortato dall’amore della sua ragazza. Per procurare i fondi necessari alla causa rivoluzionaria, l’uomo tenta un grosso colpo in una fabbrica. Un film eccellente sotto vari aspetti, dall’interpretazione di James Mason all’intelligente sceneggiatura di F.L. Green (autore del romanzo dal quale è tratta la pellicola) e Robert Sheriff. Magistrale soprattutto la stilizzata regia di Carol Reed, noto soprattutto per
Il terzo uomo
e per il pluripremiato agli Oscar
Oliver!.
(andrea tagliacozzo)

Il garofano verde

Pregevole ricostruzione del famoso processo per omosessualità intentato ai danni dello scrittore Oscar Wilde. Disgustato dalla particolare amicizia che lega suo figlio Alfred al già noto e maturo Wilde, Lord Queensberry indirizza allo scrittore un biglietto ingiurioso. Wilde, sebbene sconsigliato dal suo legale, querela l’aristocratico. Ottima l’interpretazione di Peter Finch nei panni del protagonista.
(andrea tagliacozzo)