Che cosa è successo tra mio padre e tua madre?

In vacanza dalle sue visioni beffardamente apocalittiche (nel senso di non integrate) della società americana, Wilder cerca una via d’uscita – trent’anni prima degli ambigui teorici del «pensiero meridiano» – in un Sud al di là del bene e del male, anti-puritano e anzi quasi pagano, che sembra uscito dalla «Gaia scienza». Lui (americano) e lei (inglese) si incontrano a Capri per una triste incombenza: riportare – al più presto possibile, ché hanno da fare – le salme del di lui padre e della di lei madre nelle rispettive patrie. Scoprono però che i genitori, alcuni mesi all’anno e all’insaputa dei figli, erano serenamente amanti. Lemmon è sgomento, ma dopo un po’ ci casca pure lui. Gli italiani sono, come di prammatica, furfanti e simpatici, suonatori e cantatori: ma il suonatore è un Sergio Bruni degli anni d’oro, e il truffatore è un Pippo Franco dai tempi comici perfetti. Il film contiene una delle battute più belle di Wilder e Diamond. Davanti alla serie di inciuci e mazzette proposti dall’albergatore per risolvere la sua situazione, Lemmon esclama: «Ma è così che funziona la giustizia in Italia? ». E l’altro: «Vogliamo parlare di Sacco e Vanzetti?». (emiliano morreale)

Hamlet

L’immortale opera del Bardo, nell’interpretazione filologicamente corretta di Branagh, vive di alti e bassi. L’aggiornamento della vicenda alla seconda metà del XIX secolo smorza “a prescindere” eventuali critiche a un cast modaiolo. Jacobi (Claudio), la Christie (Gertrude) e la Winslet (Ofelia) ne escono a testa alta, benché Branagh caratterizzi la messa in scena con lo stesso approccio sopra le righe tipico di tanti suoi film. Molto discontinue anche le comparsate delle “guest star”. Splendidamente fotografato in 70mm da Alex Thomson. Panavision Super 70. Quattro nomination agli Oscar.

America oggi

Insieme a I protagonisti , il film che segnò il grande ritorno di Altman dopo un quindicennio appannato e sotterraneo: America oggi , multiforme affresco losangelino dalla narrazione implosa, rimane il capolavoro di questa «seconda giovinezza». Dei «Seventies» Altman non rinnega niente, anzi preleva dal decennio successivo quella che ne è stata forse la più alta sintesi letteraria: i racconti di Raymond Carver. Il montaggio (musicalissimo) intreccia le canzoni della colonna sonora con un gusto quasi da cantastorie; ogni enfasi è bandita (contrariamente al farraginoso e retorico pseudo-allievo Paul Thomas Anderson di Magnolia ); il cast è semplicemente sbalorditivo e i pezzi di bravura così sciolti che non te ne accorgi nemmeno (il monologo di Jack Lemmon, il seminudo di Julianne Moore). Su tutto una tristezza spettrale e assolata, un blando terremoto osservato da uno sguardo imperturbabile che è già oltre la commedia e la tragedia. (emiliano morreale)

Salvate la tigre

Una sceneggiatura pretenziosa di Steve Shagan per la storia di un industriale tessile che cerca di riconciliare l’adorazione della sua infanzia con le degradazioni cui si sottomette nel mondo degli affari. Il film pretende di essere totalmente onesto, ma non è così genuino; David ha le scene migliori nel ruolo di un piromane professionista. Lemmon ha vinto l’Oscar come migliore attore. 

La grande corsa

Due acerrimi nemici, il giovane e aitante Leslie e il diabolico professor Fate, partecipano a una corsa automobilistica da New York a Parigi indetta da un quotidiano americano. A bordo dell’auto del giovanotto si aggrega l’intraprendente giornalista Maggie Dubois. Una commedia prolissa, ma estremamente divertente in cui Blake Edwards recupera gli stereotipi e le gag del cinema muto (con tanto di torte in faccia), ispirandosi nel tono surreale e catastrofico anche alle assurde trovate dei cartoni animati (i disastrosi esperimenti volanti di Jack Lemmon). Ad aumentare la godibilità dell’insieme ci pensano gli interpreti: un Tony Curtis affascinante, al massimo della forma; una Natalie Wood bellissima e autoironica; nonché uno scatenato Jack Lemmon, irresistibile nei suoi duetti con Peter Falk. Il segmento ambientato nello staterello europeo con il sosia di Jack Lemmon è ovviamente una parodia de
Il prigioniero di Zanda
.
(andrea tagliacozzo)

Sindrome cinese

Mentre la giornalista televisiva Kimberly Wells sta realizzando un servizio alla centrale termonucleare di Ventana, si verifica uno strano incidente. I responsabili dell’impianto si affrettano a minimizzare. Ben costruita e interpretata da un terzetto d’eccezione, la pellicola anticipò curiosamente l’incidente poi verificatosi nella centrale di Three Miles Island, in Pennsylvania. Classico film d’impegno civile americano, con i pregi e difetti del caso. Il film è prodotto dallo stesso Michael Douglas (che in questa veste, nel ’75, aveva ottenuto un clamoroso successo realizzando Qualcuno volò sul nido del cuculo ). (andrea tagliacozzo)

Cowboy

Il giovane Frank Harris (Jack Lemmon) si unisce ad alcuni mandriani, giunti a Chicago per vendere del bestiame, con l’intenzione di arrivare fino a Guadalupe, in Messico, dove vive la ragazza della quale è innamorato. Il gruppo è guidato dall’esperto Tom Rice, che s’incarica di trasformare il nuovo arrivato, abituato alla comoda vita di città, in un vero cowboy. Western atipico e intelligente che gli autori del film hanno realizzato ispirandosi alle memorie del vero Frank Harris
(andrea tagliacozzo)

Mani di velluto

Un ingegnere milanese, diventato miliardario grazie all’invenzione di un nuovo vetro antiproiettile, s’innamora di una graziosa borseggiatrice. Per compiacere la ragazza, l’uomo partecipa a una serie di furti sensazionali. Praticamente nessuna variante (compresa la mediocre qualità) rispetto alle altre commedie realizzate da Castellano e Pipolo assieme al
molleggiato
. Nel 1982, Celentano e la Giorgi torneranno a lavorare assieme in
Grand Hotel Excelsior
, sempre diretti dalla stessa coppia di registi.
(andrea tagliacozzo)

J.F.K. – Un caso ancora aperto

Stati Uniti, 1963. Il procuratore Jim Garrison, poco convinto delle tesi che vogliono il Presidente Kennedy ucciso da un assassino solitario, l’ex marine Lee Harvey Oswald, apre un’inchiesta per smascherare le fila di un eventuale complotto. Tipico film alla Oliver Stone, impostato come una lunga, appassionata, interminabile requisitoria di tre ore, ricca di dati, supposizioni e, probabilmente, qualche azzardo storico. Si tratta, comunque, della migliore regia del discusso cineasta americano, che riesce a mescolare abilmente le scene del film alle immagini di repertorio (alcune vere, altre ricostruite con la tecnica del documentario) riuscendo a creare un’opera altamente spettacolare, cinematografica, ma allo stesso tempo di un realismo impressionante. Oscar 1991 al montaggio (davvero straordinario) e alla fotografia (di Robert Richardson).
(andrea tagliacozzo)

Buddy Buddy

Commedia nera senza pretese su un assassino prezzolato, il cui lavoro viene turbato dall’intrusione di un estraneo. Una farsa semplice, interpretata alla perfezione da Lemmon e Matthau, adattata da Wilder e I.A.L. Diamond dal film francese Il rompiballe. Ultimo film per Wilder alla regia. Panavision.

L’appartamento

Una delle commedie più belle e più amare di Billy Wilder, una di quelle in cui il denaro è più protagonista dei rapporti umani. Con Baciami, stupido e Non per soldi ma per denaro potrebbe costituire una ideale trilogia su cosa significa «vendersi». È infatti questo, forse, il tema dei tre film, in cui delle vittime meschine devono scegliere fra la propria dignità e gli agi o il successo. Un cinema di dilemmi morali, questo del Wilder maturo, di queste cupe commedie in bianco e nero, claustrofobiche (memorabile l’ufficio kafkiano ricostruito in trompe-l’œil dallo scenografo Alexander Trauner), ciniche, velocissime. Tre lezioni di messinscena, di rabbia che diventa mira millimetrica sul montaggio, sulla scrittura, sul gioco d’attori (qui Lemmon è già crepuscolare come in certi ritratti a venire di piccoli borghesi frustrati, e la MacLaine fa le prove per il successivo Irma la dolce ). Cinque Oscar. ( emiliano morreale )

Missing – Scomparso

In un Paese del Sud America, durante un colpo di Stato, Charles Horman, giovane cittadino americano, scompare misteriosamente. Sulle tracce del ragazzo si mette dapprima la moglie Beth, quindi il padre Ed, uno stimato affarista di New York. Tra i migliori lavori del regista Costa-Gavras, da sempre interessato a tematiche d’impegno civile. La sceneggiatura, tratta dal libro di Thomas Hauser, vinse l’Oscar. Le musiche sono composte da Vangelis. (andrea tagliacozzo)

A qualcuno piace caldo

Nella Chicago degli anni Venti, due musicisti jazz sono testimoni involontari del massacro di San Valentino. Trovandosi nella necessità di sparire dalla circolazione, i due si travestono da donna e si aggregano a un’orchestrina femminile in viaggio verso Miami. Una commedia ormai entrata nella leggenda, interpretata dallo scatenato duo formato da Jack Lemmon e Tony Curtis (qualche anno più tardi avversari in La grande corsa ) e da una sensuale ma anche autoironica Marilyn Monroe. Praticamente perfetta la sceneggiatura scritta dal regista assieme a I.A.L. Diamond, sulla falsariga del cinema americano del passato. La celebre battuta finale («Nessuno è perfetto») doveva essere provvisoria, sostituita in sede di riprese da qualcosa di migliore (!). Sei nomination all’Oscar, e una statuetta vinta, quella per i migliori costumi. (andrea tagliacozzo)

Irma la dolce

L’adattamento di Wilder del musical di Broadway è una favola parigina per adulti: il gendarme parigino Lemmon si innamora della prostituta MacLaine e farà qualsiasi cosa per tenerla solo per sé. Il quartiere a luci rosse è ricreato in modo realistico, ma rimettere insieme gli attori e il regista non basta ad eguagliare L’appartamento. André Previn ha vinto un’Oscar per la colonna sonora. Cercate il giovane James Caan in una comparsata. Panavision.

Così è la vita

Un architetto di successo, ipocondriaco di vecchia data, vede il traguardo dei sessant’anni come un’autentica catastrofe. Giustamente preoccupata è invece la moglie, una cantante, che teme di avere un tumore alla gola. Una commedia realizzata in famiglia (la Andrews è la moglie di Blake Edwards, mentre nel cast appaiono Chris Lemmon, figlio di Jack, e la moglie dell’attore, Felicia Farr), affidata quasi tutta all’improvvisazione degli attori e girato dal regista nella sua casa di Malibù. Lontano dalla perfezione, probabilmente, ma ricco di grandi momenti, allo stesso tempo divertenti e malinconici.
(andrea tagliacozzo)

Come uccidere vostra moglie

Un disegnatore di fumetti, scapolo convinto, partecipa ad un banchetto per soli uomini. Al risveglio dopo il party si ritrova inspiegabilmente sposato con una bellissima donna greca. Soffocato dalla convivenza coniugale, cerca di uccidere la moglie nelle storie del personaggio che sta disegnando. Vivace commedia che si regge soprattutto grazie all’eccellente cast e al buon copione di George Axelrod. Il film lanciò Virna Lisi sul mercato cinematografico americano.
(andrea tagliacozzo)

Dad – Papà

Il quarantenne manager John Tremont viene chiamato in California, dove la madre è stata colta da improvviso malore. Mentre l’anziana donna, ricoverata in ospedale, lentamente si riprende, l’uomo si prende cura del padre. Lungometraggio d’esordio del produttore televisivo Gary David Goldberg, autore della fortunata serie televisiva
Casa Keaton
. Jack Lemmon, invecchiato ben oltre i suoi anagrafici sessantaquattro anni, è al solito formidabile, ma il film, dopo un buon avvio, si spegne rapidamente.
(andrea tagliacozzo)

Non per soldi… ma per denaro

Pungente commedia di Wilder su un cameraman della tv (Lemmon) ferito durante una partita di football e un avvocato senza scrupoli (Matthau) che esagera i danni per truffare l’assicurazione. La prova di Matthau, vincitore di un Oscar, colpisce nel segno. Sceneggiato da Wilder e dal suo collaboratore I.A.L. Diamond. Panavision.

Prima pagina

Dal lavoro teatrale di Ben Hecht e Charles Mac Arthur, una commedia già portata sullo schermo nel ’31 da Lewis Milestone e nel ’39 da Howard Hawks (col titolo La signora del venerdì). Un cronista di Chicago, in procinto di sposarsi e di cambiare lavoro, è costretto dal proprio direttore a intervistare un condannato a morte. Quest’ultimo riesce a fuggire durante un interrogatorio nascondendosi proprio nella Sala Stampa della prigione. Sicuramente non si tratta di una delle migliore regie di Billy Wilder, anche se il tocco del maestro affiora qua e là e gli interpreti sono a dir poco impeccabili. (andrea tagliacozzo)