Non è più tempo d’eroi

Nel novembre del 1942, un tenente della Marina americana, addetto alle comunicazioni, viene aggregato a un reparto britannico di stanza in un’isola delle Nuove Ebridi. Assieme a un commando di dodici uomini, l’ufficiale partecipa a una missione altamente pericolosa. Un film bellico efficace e polemico, in pratica una dura e violenta requisitoria contro la guerra. Grande regia di Aldrich, come al solito privo di frivoli, e ottimo il cast. (andrea tagliacozzo)

Gorky Park

Dall’omonimo bestseller di Martin Cruz Smith. Nel Parco Gorky di Mosca vengono ritrovati, semicoperti dalla neve, i cadaveri orribilmente sfigurati di tre giovani. L’ispettore di polizia Arkadi Renko, incaricato delle indagini, grazie a un paio di pattini, trovati indosso a una delle vittime, risale fino a Irina, una ex dissidente sovietica. Un film poco convincente, nonostante l’atmosfera e alcuni bei momenti. Gli esterni sono stati girati a Helsinki. (andrea tagliacozzo)

Anni ’40

Un affettuoso sguardo retrospettivo sulla vita familiare inglese durante i primi anni della seconda guerra mondiale, visto attraverso gli occhi di un ragazzino per il quale tutto è una grande avventura. La favola autobiografica di Boorman (che l’ha anche scritta e prodotta) è divertente, toccante e ricca di dettagli; nessuno ha mai catturato così bene l’esperienza di vivere sotto i bombardamenti e gli attacchi aerei su Londra. Charley Boorman (figlio del regista, che ha una parte anche in La foresta di smeraldo) compare di sfuggita nei panni di un pilota tedesco ucciso. Nominato a 5 premi Oscar.

Best

«Ho speso un sacco di soldi per l’alcol, le donne e le macchine veloci… tutti gli altri invece li ho sperperati» Questo è George Best, il più forte giocatore del mondo (secondo Pelè), il giocatore più matto del mondo (secondo Maradona). Icona degli anni Sessanta, considerato il quinto Beatles, Best fu non solo un grandissimo atleta, ma anche un ribelle, un figlio del suo tempo, un figlio di quella splendida Swinging London. «Altro che noioso… io sono… The Best», così diceva, purtroppo la stessa cosa non si può dire del film che avrebbe dovuto celebrarlo.
Best
è scritto male, girato peggio, noioso, retorico, moralista, superficiale e inadatto. Non si può svilire un personaggio storico così importante e caratteristico come un semplice alcolizzato e basta. George Best era molto più complesso, un talento incredibile che a 27 anni, all’apice della carriera, decide di smettere. Per ribellassi, per incoscienza, consegnandosi per sempre al mito. Scandalosa la mancanza di immagini di repertorio e grottesco il tentativo di ripetere con gli attori le gesta del grandissimo Manchester di quegli anni. John Lynch, seppur bravo, non riesce a portarci un Best reale, sembra piuttosto uscito da
Via da Las Vegas.
Peccato, una bella occasione sprecata, una bella storia da raccontare che però, così, non lascia nulla. Il 15 giugno uscirà in libreria l’autobiografia del giocatore nordirlandese, speriamo sia meglio.
(andrea amato)

La cruna dell’ago

Buona trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Ken Follett. In Scozia, alla vigilia dello sbarco in Normandia, un agente segreto nazista deve comunicare al proprio comando un importante segreto militare. Nel luogo dove l’uomo dovrebbe incontrare i tedeschi, l’uomo fa conoscenza da una coppia di coniugi inglesi, David e Lucy: il primo, semiparalizzato, sospetta qualcosa, mentre la seconda si lascia sedurre dallo sconosciuto. Grande suspense e ottimi i protagonisti.
(andrea tagliacozzo)

Il viaggio

L’ultimo film di Vittorio De Sica, tratto dall’omonima novella di Luigi Pirandello. Una donna, costretta tempo prima a sposare il fratello dell’uomo che ama, apprende di essere gravemente malata. Scomparso il marito in un incidente, nessun ostacolo si frappone più tra lei e il cognato, così i due decidono d’intraprendere un viaggio. Una melodramma mediocre e melenso, indegna chiusura della carriera di un grande cineasta. (andrea tagliacozzo)