Il cavaliere oscuro

Con l’aiuto del tenente Jim Gordon e del nuovo Procuratore Distrettuale, Harvey Dent, Batman vuole debellare per sempre il crimine organizzato di Gotham City. Il tre inizialmente sembrano potercela fare, ma presto diventano le vittime di un pericoloso malvivente, il Joker, che getta la città nell’anarchia e fa sì che il Cavaliere Oscuro si trovi molto vicino ad oltrepassare il confine tra l’essere un eroe e l’essere un semplice giustiziere della notte.

Paradiso + Inferno

La giovane e bellissima Candy si innamora dell’aspirante poeta Danny, squattrinato e immaturo ma passionale e pieno di vita. I due decidono di sposarsi, nonostante il parere contrario della famiglia di lei e i problemi causati dal fatto che entrambi iniziano a fare uso di eroina. Nonostante la nascita di una bimba, l’amore per la droga fa precipitare la situazione e i due decidono di lasciarsi…

I fratelli Grimm e l’incantevole strega

Ispirato liberamente alla personalità e alle opere letterarie dei tedeschi Will e Jacob Grimm, I fratelli Grimm e l’incantevole strega narra le disavventure della coppia di giovani scrittori nelle campagne tedesche a fine XVIII secolo. I due, molto diversi per indole, tirano a campare imbrogliando la povera gente terrorizzata da presunti malefici e apparizioni di fantasmi. Per beffarsi dei creduloni, i fratelli elaborano costose messe in scena con l’aiuto di altri due complici, spacciandosi poi per maghi-salvatori e intascando infine il compenso. Ma quando la Germania è invasa dalle truppe napoleoniche, i due sono costretti, dal generale francese Delatombe, a occuparsi delle misteriose sparizioni di alcune bambine nel villaggio di Marbaden, nei pressi della foresta Nera. Qui diventano protagonisti e vittime dei personaggi e delle trame delle loro stesse favole. Un terribile lupo ha infatti rapito una bambina con la mantella rossa, Greta si è smarrita durante una passeggiata nel bosco con il fratello Hans e non c’è più traccia di diverse altre giovani. Ma all’interno della foresta si cela un’altissima torre (simile a quella descritta nella fiaba Raperonzolo) che difende il sonno di una misteriosa strega e, intorno ad essa, sono disposte in cerchio dodici tombe. Cosa mai significherà quella disposizione? Saranno in grado i due fratelli di risolvere il mistero e non essere imprigionati dai francesi?

C’era molta attesa per questo nuovo lungometraggio dell’ex Monty Paython, reduce dalla mancata realizzazione del suo tanto agognato Don Quixote. Stavolta il regista ha rispettato i tempi e i costi di produzione, cosa non riuscitagli nemmeno ai tempi de Le avventure del Barone di Munchausen, e la produzione ha rispettato e sopportato le sue scelte artistiche e scenografiche. Ma il risultato di questo compromesso ha penalizzato il risultato finale del film. Anche se le invenzioni e le tecniche di Gilliam sono di primissimo livello, la magia della storia non emoziona. I riferimenti narrativi alle favole dei Grimm risultano solo accennati e non riescono a scuotere lo spettatore che, più che altro, si trova immerso in un minestrone favolistico.
Non che le due ore di proiezione risultino noiose, ma sicuramente la storia non tocca la sensibilità del pubblico, neanche quella di coloro che non conoscono le favole dei fratelli tedeschi e che quindi si trovano in una privilegiata disposizione alle soluzioni originali. Al contrario, le scenografie (dalla torre della strega Regina al villaggio di Marbaden) sono realizzate con grande maestria dall’emergente Guy Hendrix Dyas (X-Men 2), i costumi, affidati al premio Oscar Gabriella Pescucci (L’età dell’innocenza) non lasciano nulla al caso e, due membri del cast regalano una memorabile interpretazione di stampo teatrale: Jonathan Pryce, (Le avventure del Barone di Munchausen, Brazil) vecchia conoscenza di Gilliam, e Peter Stormare che rispettivamente danno vita al generale francese Delatombe e al boia di origini italiane Cavaldi. Questi personaggi insieme, incarnano perfettamente lo spirito della commedia nera più esilarante e i due bravi attori esasperano al punto giusto i lati bizzarri e grotteschi della loro personalità, entrando di diritto nelle grazie del pubblico.

I protagonisti principali, invece, lasciano un po’ a desiderare. Sia Matt Damon, Will, che Heath Ledger, Jacob, pur raggiungendo una buona intesa sul set facendo risaltare lo spirito fraterno dei Grimm, risultano entrambi impacciati nei rispettivi ruoli. Damon eccede in arroganza nella sua interpretazione, mentre Ledger relega a un triste secondo piano la figura remissiva del suo personaggio che, invece, incarnando lo spirito fantasioso dei fratelli, dovrebbe risaltare in misura più considerevole. La nostra bella Monica Bellucci regala una performance in linea con le precedenti esperienze cinematografiche, recitando senza errori di grammatica la frase «Chi è la più bella del reame?». (mario vanni degli onesti)

Io non sono qui

I cambiamenti di Bob Dylan attraverso una serie di personaggi in continuo sviluppo, interpretati da sette diversi attori. Dal giovane aspirante menestrello evocativo di Woody Guthrie, al “profeta del folk” del Greenwich Village dei primi anni sessanta; dall’Arthur Rimbaud in chiave moderna al “Giuda” del folk-rock elettrico; dall’icona controtendenza che lotta per difendere il proprio matrimonio o dal cristiano rinato alle prese con la moralità, al cowboy solo, in esilio volontario dalla sua stessa controversa fama. I’m Not There è il ritratto dell’artista in divenire.

Monster’s Ball – L’ombra della vita

Nel Sud degli Stati Uniti, dove ancora i pregiudizi razziali sono forti, le vite di molte persone si incontrano, si scontrano e cambiano. Hank e Sonny sono padre e figlio, entrambi secondini del penitenziario di Jackson, sono addetti al braccio della morte ed è imminente l’esecuzione della condanna a morte inflitta a Lawrence. Hank (Billy Bob Thornton) odia suo figlio (Heath Ledger) perché gli ricorda la moglie, lo vede debole, non riesce a comportarsi come lui vorrebbe, come suo padre (Peter Boyle) ha preteso da lui. L’esecuzione di Lawrence li mette definitivamente in conflitto. Parallelamente la famiglia del condannato, la moglie Leticia (Halle Berry) e il figlio Tyrell, vive con angoscia quel momento. Altre tragedie colpiranno entrambi i nuclei familiari, fino a far incontrare Hank e Leticia, un incontro che cambierà entrambi, in una sorta di mutuo soccorso. Halle Berry, premiata al Festival di Berlino con l’Orso d’Argento e agli Oscar come migliore attrice protagonista, ha finalmente fatto il salto di qualità, regalando una prestazione matura e convincente. Stesso discorso per Billy Bob Thornton, quest’anno magistrale interprete di
Un uomo che non c’era
(dei fratelli Coen), ma snobbato da nomination e premi vari. Il film è forse un po’ troppo pieno di eventi drammatici e prima di arrivare al nocciolo della questione ci sono già troppi morti sul piatto. La regia ha qualche sbavatura e la fotografia non è molto azzeccata, non riuscendo a trasmettere la luce del Sud. Da antologia la scena di sesso tra i due protagonisti.
(andrea amato)

Lords Of Dogtown

Lords Of Dogtown
è la versione
fiction
del documentario 

Dogtown And Z-Boys,
sugli schermi italiani ormai da alcune settimane. La storia è sempre quella: a Dogtown, quartiere malfamato incuneato fra Santa Monica e Venice Beach, in California, tre ragazzi,  tre amici, costituiscono il nucleo fondamentale del team Zephir di skateboard, destinato a porre le basi dello stile moderno per quanto riguarda questo sport. I tre sono Stacy Peralta (John Robinson), Jay Adams (Emile Hirsch) e Tony Alva (Victor Rasuk): per questi ragazzi, lo skate sarà l’unica via di fuga dal ghetto di Dogtown. Ma non per tutti il successo sportivo porterà alla tranquillità interiore e alla realizzazione personale.

Strana strategia, quella di portare in Italia un documentario e un film che raccontano la stessa storia, e farli uscire nelle sale a poche settimane di distanza l’uno dall’altro. Tra i due prodotti c’è una netta differenza qualitativa, tutta a favore del documentario. A beneficiare del un migliore
battage
pubblicitario sembra però essere il peggiore fra i due, proprio questo
Lords Of Dogtown.

Odifficile spiegarsi le ragioni di questo mezzo fallimento, poiché le basi per questa produzione erano ottime: la sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Peralta, già realizzatore del documentario; i giovani attori, scelti con molta cura e somiglianti in modo impressionante agli Z-Boys originali, sono stati addestrato all’uso dello skate dal vero Tony Alva; e poi è stata messa insieme una colonna sonora eccezionale, che comprende pezzi leggendari di gruppi come Pink Floyd, Funkadelic, Deep Purple, Ohio Player e The Stooges, tanto per citarne alcuni. Ciliegina sulla torta, la presenza nel cast di Johnny Knoxville, mitico
stuntman
pazzoide della serie televisiva
Jackass.

Nonostante tutto ciò il film non riesce mai a decollare, il racconto delle gare di skateboard che si susseguono ininterrottamente risulta noiosetto, e la descrizione dei difficili rapporti tra i tre adolescenti non è mai particolarmente ficcante, si attesta anzi su un livello piuttosto superficiale. La presenza di alcuni momenti pseudo-pruriginosi (i festini animati dalla presenza di Tony e Jay) non poteva essere evitata, visto che la regista Catherine Hardwick si è fatta conoscere grazie al pruriginosissimo

Thirteen,
ma anche questo elemento non sembra un fattore in grado di risollevare l’interesse dello spettatore

Se dovete scegliere fra
Lords Of Dogtown
e
Dogtown And Z-Boys,
insomma, andate a vedere il secondo. Il primo deluderà sia lo spettatore occasionale che gli appassionati della tavola a rotelle.
(michele serra)

Il patriota

Non c’è regista oggi negli Stati Uniti più patriottico, enfatico ed edificante del tedesco Roland Emmerich, già autore degli imbarazzanti Independence Day e Godzilla . Questa volta, pur di tornare a cantare i valori solidi e militari che hanno reso forte e potente l’unica superpotenza mondiale, ha pensato bene di cominciare dal principio, dalla Guerra d’Indipendenza, e di confezionare così una specie di grande omaggio al Paese nel quale sente di appartenere. L’attenzione con cui riscrive le pagine storiche si riduce a una filologia tutta esteriore (concentrata giusto sulle divise dei soldati), mentre il film è in realtà un’ipocrita celebrazione delle magnifiche sorti e progressive di un paese di cui si preferisce occultare la vocazione schiavista e sciovinista. L’azione si svolge nel 1776, in Carolina del Sud: Mel Gibson, nei panni del prode vedovo Benjamin Martin, dapprima restio a partecipare alla rivoluzione e poi conquistato dalla nobile causa contro gli inglesi, incarna il tradizionale modello dell’eroe americano irriducibilmente isolazionista eppur votato all’altruismo, sulla falsariga del Gary Cooper de Il sergente York e La legge del signore . La sceneggiatura di Robert Rodat, già autore del copione di Salvate il soldato Ryan , è talmente discutibile da farci venire retrospettivamente il sospetto di aver sopravvalutato il film di Spielberg. (anton giulio mancino)

I segreti di Brokeback Mountain

I segreti di Brokeback Mountain

mame cinema I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Diretto da Ang Lee, I segreti di Brokeback Mountain (2005) racconta la storia di Ennis (Heath Ledger) e Jack (Jake Gyllenhaal), due cowboy che si incontrano nel Wyoming negli anni ’60. Entrambi hanno bisogno di un lavoro per la stagione estiva, quindi vengono assunti per condurre al pascolo un gregge di pecore nella località di Brokeback Mountain, un luogo di fantasia. I due non potrebbero essere più diversi: Jack è estroverso e solare, mentre Ennis è taciturno e chiuso in se stesso. Eppure, l’isolamento tra le montagne porta i ragazzi a cercare un contatto tra loro. Di conseguenza, nasce un sentimento reciproco che si rafforza giorno dopo giorno.

Tuttavia, l’estate volge al termine e i due uomini si separano, prendendo strade diverse. Ma, dopo diverso tempo, la vita li fa incontrare nuovamente. Che cosa succederà, quindi? Ognuno reprimerà i sentimenti che prova per l’altro o avranno il coraggio di stare insieme, nonostante tutto e tutti?

Curiosità

  • I segreti di Brokeback Mountain è stato il film con più nomination ai premi Oscar del 2006. Inoltre, ha ottenuto tre riconoscimenti per la Miglior regia, la Migliore sceneggiatura non originale e la Miglior colonna sonora.
  • In più, il film ha vinto quattro Golden Globe, quattro premi BAFTA e tre Critics’ Choice Award.
  • La pellicola ha debuttato alla Mostra internazionale del cinema di Venezia e ha vinto il Leone d’oro.
  • Il primo regista disposto a dirigere il film fu Gus Van Sant.
  • La pellicola si basa sul racconto Brokeback Mountain di Annie Proulx, uscito sul New Yorker nel 1997.
  • Fu offerta una parte nel film a Matt Damon, il quale però rifiutò. Anche Joaquin Phoenix non accettò di entrare nel cast.
  • Il regista, Ang Lee, ha dichiarato di aver utilizzato il reale imbarazzo degli attori protagonisti durante le scene intime per rendere più realistica possibile l’intensità emotiva del film.