Duplex

Copa le vegia. A questo imperativo categorico giungono, al termine di una sequela di tragicomiche disavventure, la coppia di giovani sposi composta da Alex (Ben Stiller) e Nancy (Drew Barrymore). Lui, scrittore in procinto di terminare il secondo atteso, romanzo; lei, grafica in un’avviata rivista newyorkese, trovano finalmente il nido d’amore a lungo sognato. Per contratto devono però accettare la convivenza con un’anziana inquilina, la signora Connelly (Eileen Essel, 81 campanelli realmente suonati all’anagrafe), che si rivelerà tanto pestifera da indurre i due all’insano proposito dell’incipit. Con esiti infausti (ma non vi diciamo per chi).
Ispirato a un fatto realmente accaduto in Francia qualche anno fa, Duplex mette assieme un cast tecnico e artistico azzeccati per vestire elegantemente una commedia con screziature noir per altri versi non particolarmente originale. Siamo sempre dalle parti dei problemi di coppia, della schizofrenia della vita odierna, dell’improvviso erompere sulla crosta di perfetta rispettabilità dei personaggi di quegli «animali istinti» che sono in realtà prerogativa tutta e solo umana. Comunque si ride, e non è poco.
Larry Doyle, che ha scritto la sceneggiatura, e Danny DeVito, che ha curato la regia, si sono affidati a una coppia lanciatissima di attori: Ben Stiller e Drew Barrymore. Il primo è uno dei giovani artisti hollywoodiani dotato di maggior versatilità, con una predilizione per i ruoli comici dotati di fisicità (Ti presento i miei; Tutti pazzi per Mary). La Barrymore sta rapidamente costruendo, grazie a un viso rotondetto ma piacevole e soprattutto a un senso degli affari non comune, la sua terza vita artistica. La prima cominciò con E.T. e terminò con problemi alcolici a soli dieci anni; la seconda ne fece un’icona della trasgressione adolescenziale. Ora, a neppure trent’anni e con due matrimoni alle spalle (ora sta con Fabrizio Moretti, batterista degli Strokes), Drew si rigenera alla grande in costosi blockbusters (Charlie’s Angels 1 e 2) o in patinate commedie di cui è anche produttrice (50 volte il primo bacio e questo Duplex).
Due parole infine per la perfetta Eileen Essel, la vecchia che rende impossibile la vita dei due piccioncini. Indifesa, tenera, viscida, perfida, diabolica, sardonica: un perfetto camaleonte di ottanta e più primavere. Da amare (o uccidere). (enzo fragassi)

Independence Day

Spettacolare — e stupida — saga fantacientifica su truppe aliene che volano sulla Terra e progettano di attaccarla. Il presidente Usa (Pullman) cerca di capire qual è il modo migliore per combatterle, mentre la situazione cambia di ora in ora. Gli effetti speciali — importanti e premiati con l’Oscar — sono impressionanti, ma le storie dei protagonisti sono così stupide, la scrittura così zoppicante e qualche interpretazione così forzata che, a confronto, fanno sembrare brillanti alcuni stupidi film di fantascienza degli anni Cinquanta. Esiste anche una versione con 15 minuti in più. Super 35. Un Oscar agli Effetti Speciali e un’altra nomination.

Amici complici amanti

Una storia molto semplice e ad alto rischio di muffa (la vita e gli amori tragici del maturo omosessuale Arnold, che desidera ardentemente sistemarsi e avere una famiglia) per una commedia con più di una venatura drammatica, scritta e interpretata da Harvey Fierstein (che nel 1983, con lo spettacolo teatrale omonimo, vinse due Tony Award) con puntualità e enorme partecipazione. La retorica è sempre dietro l’angolo, ma lo script -con dialoghi arguti e mai banali – e la regia di Bogart sanno come non affondarvi, evitando le trappole delle macchiette o di un discorso di marca psico-sociale sulla parità dei diritti e dei sentimenti. Personaggi caldissimi a cui non si può non affezionarsi, e un protagonista capace di far sorridere, ridere e piangere: quasi una rarità. Da groppo in gola il lungo segmento con Broderick, e azzeccatissimo anche tutto il finale col figlio adottato già adolescente. La Bancroft, nel ruolo della madre di Arnold (che non riesce a comprendere e ad accettare del tutto il figlio), colpisce nel segno. (pier maria bocchi)

Mrs. Doubtfire (Mammo per sempre)

Commedia per il grande pubblico (con sottintesi seri) su un uomo pieno di risorse la cui moglie decide di divorziare dopo quattordici anni di matrimonio. Non sopportando il fatto di venire separato dai suoi tre figli, l’uomo decide di travestirsi da governante inglese di altri tempi (sotto un make-up da Oscar) e si fa assumere per badare ai ragazzi. Williams è al meglio della forma e il regista Columbus riesce a mantenere la storia e i personaggi entro i limiti della credibilità, riuscendo a trasmettere un messaggio umano. Basato sul romanzo Un padre a ore di Anne Fine. Prodotto da Williams e da sua moglie. Panavision. Vinse l’Oscar per il Miglior Trucco.