L.A Confidential

La storia viene da un romanzo di James Ellroy, uno dei più fortunati e acuti esploratori della letteratura di genere: siamo nei paraggi di Hollywood, dove le indagini di tre poliziotti perdenti scoperchiano il solito nido di vipere. Ma oltre alla perfetta cinefilia, che regala a Kim Basinger il ruolo più bello della sua carriera (una triste attrice-prostituta sosia di Veronica Lake), questo film si distingue per la sua particolare sincerità. Ci si appassiona senza mezzi termini e senza retrogusti camp, e il dolore della pagina di Ellroy viene conservato, giusto un po’ ammorbidito nella bellissima fotografia di Dante Spinotti (virtuosistica la sparatoria finale). Un gran bel film hollywoodiano, fiero di esserlo, che – se non tocca le altezze del Polanski di
Chinatown
– esibisce comunque una confezione tra le più impeccabili del cinema americano di genere negli ultimi anni.
(emiliano morreale)

Gli occhi del delitto

John Berlin fa il poliziotto, ed è sulle tracce di un serial killer con un’ossessione per le donne cieche. Helena è l’ottava di queste, ma ancora non lo sa. Per ora è una testimone, evidentemente non oculare: ha udito la voce dell’assassino. Berlin bracca il maniaco, ma si ritrova incastrato con un’accusa di omicidio e un ambiguo agente dell’Fbi alle costole.
Gli occhi del delitto
può essere subito neutralizzato: è sufficiente leggervi il disegno di un ennesimo thriller a protagonista assassino seriale, e riconoscervi l’ordito di
Il silenzio degli innocenti
, precedente di un solo anno. Eppure questo film di cassetta presenta un vero parterre de roi: Andy Garcia, Lance Henriksen, un vezzoso John Malkovich e uno dei migliori ruoli della straordinaria Uma Thurman. Su questo gruppo di interpreti si drappeggia un tessuto scuro intorno al tema della cecità: buio che avvolge le vittime e il poliziotto, che non vede il proprio omicida, ma soprattutto lo spettatore, dubbioso sull’identità del maniaco e l’innocenza del protagonista. Tortuoso nella costruzione del proprio caso, Gli occhi del delitto brilla per una messa in scena semplice e a tratti folgorante: il collegio per ciechi rimane un set di grande suggestione, una buia bolgia spiraliforme per personaggi e pubblico.
(francesco pitassio)

Il ritorno di una stella

Dopo quindici anni di assenza, la leggendaria Roxy Carmichael ritorna a Clyde, il piccolo paese dell’Ohio che le diede i natali. La giovane Dinky Bossetti (Winona Ryder), una ragazza ribelle e anticonformista, è convinta che la donna sia la sua vera madre. Unica nota positiva del film – piuttosto mediocre, diretto da uno degli autori de
L’aereo più pazzo del mondo
– la brillante interpretazione della Ryder.
(andrea tagliacozzo)