Macbeth

I complotti e l’ascesa al trono di Scozia di Macbeth, la crudeltà del suo regno, la disfatta: William Shakespeare rivisitato da Roman Polanski. Ritorno al cinema del regista apolide quattro anni dopo la strage di Bel Air,
Macbeth
porta sulla sua superficie e nelle sue viscere un greve fardello di sangue. Film ossessivo e irrespirabile come i sensi di colpa di Lady Macbeth, e accompagnato dalle litanie perverse della Third Ear Band, uno dei gruppi psichedelici più segreti e rigorosi della scena inglese. Questo adattamento shakespeariano colpisce per i propri accenti dimessi: ambienti spogli, personaggi stolidamente barbarici, movimenti di scena goffi e appesantiti dalle armature. Gli stessi incubi e visioni del protagonista della tragedia appaiono uniformati a questa quotidianità del Male. Né il titanismo wellesiano dell’omonimo film del 1948, e neppure la ridondanza grandiosa del Kurosawa de
Il trono di sangue
(1957): l’opera di Polanski è una tragedia terragna e ineluttabile, stupida e inarrestabile come un condottiero medievale.
(francesco pitassio)

Krull

Nel pianeta Krull, la principessa Lyssa, figlia del re e fresca sposa del primogenito di un altro sovrano, viene rapita dai feroci e sanguinari accoliti di una orrenda creatura. Per ritrovarla, il principe Colwyn, marito della giovane, si fa aiutare da un vecchio mago e da un piccolo esercito formato da nove spostati. Buoni gli effetti speciali, ma la storia è fiacca e il film, fin troppo prolisso, alla lunga finisce per stancare. (andrea tagliacozzo)

The Libertine

Inghilterra, fine XVII secolo. Carlo II (John Malkovich) è un monarca autoritario ma incline alle arti in voga nelle corti europee di allora: la danza, il canto e il teatro. Mentre il regno è in lotta con il sempre più potente parlamento, il re richiama a corte il Conte di Rochester (Johnny Depp), libertino, illustre poeta e artista maledetto, in precedenza espulso da Londra per oltraggio al re. Eccellente scrittore di poesie, amante smodato del teatro, autore di versetti osceni e pungenti, alcolizzato, e ossessionato dal sesso e dalla perversione che impazzano a corte, John Wilmot, questo il suo vero nome, torna alla lugubre e fangosa Londra, felice di potersi dedicare ai suoi passatempi prediletti: le donne, l’alcool e il teatro. Il re gli affida la composizione di una piéce teatrale in occasione della visita di un ministro francese ma il conte, in pieno delirio estatico, mette in scena un monologo sulla vagina e sul pene. Costretto alla latitanza, gravemente malato di sifilide, si converte a Dio e dopo aver prestato soccorso al re detronizzato, muore glorificato da un’opera teatrale interamente dedicata alla sua vita. 

La ragazza con il bastone

Una ragazza poliomielitica s’innamora di un giovane pittore che le dà la forza d’intraprendere la via della guarigione. Solo quando questi compie un furto nel negozio dove lei lavora, la ragazza si accorge che il suo spasimante è un imbroglione. L’idea del film è interessante, ma poteva essere sfruttata meglio. L’interpretazione della Eggar, comunque, è ottima. L’attore David Hemmings era già stato apprezzato nel 1966 in
Blow Up
di Michelangelo Antonioni.
(andrea tagliacozzo)