A proposito di Schmidt

Per Warren Schmidt è davvero un brutto momento. Andato in pensione dopo una vita dedicata al lavoro in una compagnia di assicurazioni, cerca faticosamente di adattarsi alla sua nuova condizione di anziano con moltissimo tempo a disposizione e pochissime idee su come riempirlo. L’improvvisa morte della moglie, dopo quarantadue anni di matrimonio, lo spinge sull’orlo del precipizio. Come se non bastasse, la sua unica figlia sta per sposarsi con un venditore di materassi ad acqua che Warren considera senza mezzi termini un imbecille. È il momento di fare qualcosa: è ora di partire per raggiungere la ragazza e convincerla a cambiare idea.

Giunto al suo terzo film dopo l’irriverente
La storia di Ruth – Donna americana
(1996) e la commedia
noir
Election
(1999), Alexander Payne decide di puntare tutto su Jack Nicholson, cucendogli addosso un personaggio a tutto tondo che regge praticamente da solo l’intera pellicola. Una scelta apparentemente rischiosa, legittimata però dalla grande prova dello stesso Nicholson. Invecchiato e ingoffito, il protagonista di
Qualcuno volò sul nido del cuculo
dà volto e movenze a un personaggio che, sentendosi vicino alla resa dei conti, decide di provare, almeno una volta, a «fare la differenza per qualcuno». Il fallimento di questo tentativo e la prospettiva dei giorni che gli restano da vivere fanno di Warren Schmidt un personaggio dalla malinconia struggente.
A proposito di Schmidt
è un riuscitissimo film sulla solitudine e sulla debolezza di chi è costretto a viverla, osservando da lontano l’apparente felicità degli altri. «Senza la carriera, il matrimonio, il ruolo di padre – ha detto il regista – senza le istituzioni che avevano avuto per lui una parvenza di significato, Schmidt è obbligato a ricercare la propria essenza, ciò che è veramente. E forse, alla sua età, è troppo tardi. Forse non dispone comunque degli strumenti necessari». Un consiglio: non fidatevi del trailer in onda in televisione.
A proposito di Schmidt
è tutto fuorché una commedia e le lacrime superano di gran lunga i sorrisi.
(maurizio zoja)

Nome in codice: Nina

Un’orrenda, patinata Hollywoodizzazione di Nikita, in cui una criminale punk (Fonda) viene reclutata dal governo statunitense per compiere una sparatoria in un ristorante Chi Chi di Washington (senza alcuna copia del Washington Post in vista). Non troverete una sola genuina emozione fino a quando compare Mulroney; e anche dopo, non molte di più.

Young Guns – Giovani pistole

Sei giovani teppisti, presi sotto la protezione e inciviliti da un gentiluomo britannico (Stamp), trovano difficile mantenere il proprio equilibrio quando vengono abbandonati a se stessi e scagliati in un impeto di violenza dalla loro nuova recluta William Bonney, che ben presto sarà meglio noto come Billy the Kid (Estevez). Un western pensato in chiave contemporanea, che adotta il linguaggio e le sensibilità proprie degli anni Ottanta ma sconta una trama che presenta tanti buchi quanto alcune delle vittime di Billy. Comunque passabile, con interpretazioni avvincenti. Provate a riconoscere Tom Cruise nei panni di un bandito che viene colpito. Con un sequel.

Copycat – Omicidi in serie

Una psichiatra (Weaver) esperta di serial killer vive una traumatizzata esistenza da agorafobica. Collabora con gli efficienti poliziotti Hunter e Mulroney per scovare le tracce dell’ultimo (e più furbo) assassino di San Francisco. Ben fatto, avvincente e piacevole, sebbene ci obblighi — come il concorrente Seven — a entrare nella mente di un criminale più di quanto ci piacerebbe realmente fare. E come molti thriller del genere, non regge a un esame scrupoloso.

La neve nel cuore

Il Natale è arrivato anche per la famiglia Stone. Kelly (Craig T. Nelson) e Sybil (Diane Keaton), insieme ai propri figli, la ribelle Amy (Rachael McAdams), il duro Ben (Luke Wilson), il muto e gay Thad (Tyrone Giordano), Susannah (Elizabeth Reaser) e il figliol prodigo Everett (Dermot Mulroney), che quest’anno presenterà a tutti la fidanzata Meredith (Sarah Jessica Parker), si apprestano a passare tutti insieme un felice periodo di feste nel New Jersey. Ma le cose non vanno proprio come Everett aveva auspicato. Il carattere rigido e orgoglioso di Meredith, forse un po’ sotto pressione perché in un ambiente a lei non usuale, non piace ai membri della famiglia, in particolar modo alle donne di casa. Messa alle strette, Meredith chiama in aiuto la sorella Julie (Claire Danes), sperando di trovare in lei una mediatrice e una complice per far breccia nell’ostile ma unito nucleo familiare. I risultati saranno disastrosi.
Una commedia dai forti toni sentimentali e dal taglio televisivo. Il secondo lavoro alla regia di Thomas Bezucha è una vicenda che ruba un po’ qua e un po’ là nella recente storia cinematografica hollywoodiana, farcendo il tutto con un eccessivo buonismo, a Natale magari tollerabile ma oggi sinceramente difficile da digerire. Una pellicola senza eccessive gemme interpretative in cui Sarah Jessica Parker ripropone il suo fortunato personaggio del telefilm ?Sex &The City,? Diane Keaton non delude ma nemmeno entusiasma, mentre una brava Rachel McAdams (vista di recente nel thriller ad alta quota di Red Eye di Wes Craven) dà ulteriore prova del suo talento anche in una commedia. Forse è questo il punto di forza del film, vedere tre generazioni di attrici l’una accanto all’altra. Non abbastanza per non rimanere delusi all’uscita del cinema. (mario vanni degli onesti)

Partnerperfetto.com

Sarah è una bella trentenne. Ma sta passando un momento difficile. Si è appena separata dal marito e non riesce a trovare un uomo interessante. Un giorno sua sorella Carol le suggerisce di inserire il proprio profilo nel database di un sito per appuntamenti, perfectmatch.com. Dopo una serie di appuntamenti bizzarri, Sarah incontra Jake e le cose finalmente prendono la giusta piega.

La sicurezza degli oggetti

Jim, che ha vissuto finora solo per il suo lavoro, sgattaiola fuori di casa, quando la moglie è ancora a letto e i bambini litigano in cucina. Esther va a fare la spesa prima di prendersi cura del figlio, in coma dopo un incidente. Annette, lasciata dal marito con due figlie, litiga con la primogenita perché non può mandarla al campeggio. Ed Helen prepara la colazione a figli e marito, anche se quella vita le va stretta. Quattro famiglie, nella tipica provincia americana. La villetta con garage, il giardino (e il giardiniere), il tagliaerba, la piscina, la lavastoviglieultimomodello, i litigi con i figli, la Barbie (una trovata mirabile l’innamoramento del ragazzino per la bambola), le crisi matrimoniali, il centro commerciale, il dramma di un ragazzo sfortunato… La solita vita. Una vita normale. Quattro famiglie, attaccate alle loro cose, alla loro casetta, al lavoro, alla routine, alla sicurezza della quotidianità. Una sicurezza mandata in frantumi quando quell’incidente distrugge la vita di Paul e della sua famiglia. Ma non solo la loro…

Un bel film questo
La sicurezza degli oggetti.
Nel filone iniziato da Altman con le piccole storie incrociate di
America oggi.
E poi rivisto un po’ in
American Beauty
un po’ in
Magnolia.
Protagonista, qui, la normalità di medie famiglie americane nella media provincia statunitense. Dove la vita è scandita però da una routine che trasmette più angoscia che sicurezza, più oppressione che tranquillità, nonostante l’ironia e il sarcasmo che non mancano. Qui si intersecano le più o meno tranquille esistenze di quattro nuclei familiari uniti non solo dal fatto di essere vicini di casa ma anche da quell’incidente. Efficace l’intrecciarsi delle quattro storie solo apparentemente slegate. E bravissimi gli attori, primi fra tutti Glenn Close e Dermot Mulroney. Ma, se uscendo dal cinema avete un grosso peso sullo stomaco, non siete i soli.
(d.c.)

Quella cosa chiamata amore

Convenzionale dramma su una cantante e autrice di canzoni country (Mathis) che desidera con tutte le forze di trovare il successo a Nashville, e sulle sue peripezie per ottenerlo. La parte migliore è la descrizione dell’amicizia e della rivalità tra artisti che cercano di emergere. Interessante più che altro per il fatto di essere uno degli ultimi film di River Phoenix, bravo nel ruolo dello scontroso cantante di talento che nasconde le proprie emozioni.