Il marmittone

L’imbranatissimo e complessato soldato Bisby viene trasferito in un campo di addestramento dove una psicanalista dell’esercito riceve l’incarico di farne un buon militare. Ma Bisby è un caso quasi disperato e, combinando sempre nuovi guai, finisce per diventare il terrore del campo. Una commedia fiacca e poco divertente, nonostante la solita prorompente vis comica di Jerry Lewis. Il film è ispirato a una serie di fumetti sull’esercito create dal disegnatore americano George Baker.
(andrea tagliacozzo)

Il fidanzato di tutte

Da una briosa commedia teatrale di Max Shulman e Robert Paul Smith, un film altrettanto riuscito e brillante. Charlie, giovane agente teatrale di New York, si barcamena allegramente con quattro ragazze. Queste sperano tutte di trascinarlo all’altare, anche se Charlie si accorge improvvisamente d’essersi innamorato di una quinta giovane, cantante di professione e sua cliente. Il regista Charles Walters tornerà a dirigere Sinatra l’anno seguente nel celebre
Alta società
.
(andrea tagliacozzo)

Andromeda

Dal romanzo di Michael Crichton. Gli abitanti di un villaggio del Nuovo Messico vengono sterminati da un misterioso morbo diffuso da un satellite spaziale che è precipitato sulla Terra. Quattro scienziati ricevono l’incarico di analizzare e distruggere il nuovo virus per impedire che si propaghi sull’intero pianeta. Un film piuttosto lento nel ritmo, ma a tratti interessante. In precedenza, il regista Robert Wise aveva già affrontato il genere fantascientifico con ottimi risultati (suoi
Ultimatum alla Terra
e lo splendido
Gli invasati
).
(andrea tagliacozzo)

Prima pagina

Dal lavoro teatrale di Ben Hecht e Charles Mac Arthur, una commedia già portata sullo schermo nel ’31 da Lewis Milestone e nel ’39 da Howard Hawks (col titolo La signora del venerdì). Un cronista di Chicago, in procinto di sposarsi e di cambiare lavoro, è costretto dal proprio direttore a intervistare un condannato a morte. Quest’ultimo riesce a fuggire durante un interrogatorio nascondendosi proprio nella Sala Stampa della prigione. Sicuramente non si tratta di una delle migliore regie di Billy Wilder, anche se il tocco del maestro affiora qua e là e gli interpreti sono a dir poco impeccabili. (andrea tagliacozzo)