Lettera d’amore

Per i fan di JJL (quorum nos) sorbirsi un tv-movie non è niente. Peccato solo che l’interprete di
eXistenZ
e di
Miami Blues
non trovi in genere parti migliori, e che fra un po’ la vedremo in
Dogma 4
. In procinto di sposarsi, Scotty (il figlio di George C. Scott, carriera finita nel nulla) trova in una vecchia scrivania una lettera d’amore di una disperata fanciulla dell’Ottocento e tramite un cassetto magico (sic) comincia a corrispondere con lei fino a innamorarsene. Ma come incontrarsi? Una fantasia romantica sull’amore che supera ogni barriera, che non c’entra col best-seller di Cathleen Shine. Ma i tempi non sono più quelli del romanticismo estremo e struggente di
Ritratto di Jennie
, e i registi non riescono più a farci credere a queste storie.
(alberto pezzotta)

Demoni e dèi

Eccezionale (per quanto del tutto fittizio) studio sulla figura del regista James Whale (meglio conosciuto per i film Frankenstein e La moglie di Frankenstein), il quale negli anni Cinquanta si ritrovò solo alla fine della vita, e in preda alla paura di diventare pazzo. Squisita la ricreazione d’ambiente e d’epoca; superba l’interpretazione di McKellen, uguagliato solo da Fraser, il giardiniere oggetto del desiderio del regista, mentre la Redgrave è esilarante nelle vesti della severa e adorabile governante. Un film volontariamente lento. Bellissimo l’effetto dato dalla combinazione unica di flashback e allucinazioni. Il regista Condon vinse l’Oscar per l’adattamento del romanzo Father of Frankenstein di Cristopher Bram. Nomination anche per McKellen e la Redgrave.

Party selvaggio

Sconnessa rievocazione della Hollywood del 1920 con Coco nei panni del comico Fatty Arbuckle che tiene un party stravagante per tentare di salvare la sua disastrosa carriera. Il film ha dei punti di forza ben definiti (notevoli le interpretazioni) ma proprio non funziona. Basato su una narrazione di Joseph Moncure March; tagliato dal distributore e ultimamente restaurato da Ivory con aggiunte fino a 107 minuti.