Spider

Un film intrigante ma implacabilmente deprimente su un uomo gravemente disturbato, paralizzato dai ricordi della sua infanzia con un padre che abusava di lui e una madre grande lavoratrice e ben intenzionata. Scopriamo l’origine della sua sofferenza attraverso i flashback, ma quando i pezzi si combinano non sono poi così sorprendenti. La Richardson che si destreggia con maestria in più ruoli è la cosa migliore del film e Fiennes è bravo come al solito. Patrick McGrath ha sceneggiato il suo romanzo.

Videodrome

La premessa della storia appare veramente intrigante: è la vicenda di un proprietario di una tv pirata via cavo (Woods in una forma smagliante) che viene come ipnotizzato da una bizzarra e non rintracciabile trasmissione dal potere allucinatorio. Sfortunatamente la storia procede lentamente perdendo sempre più colpi, merito anche degli effetti speciali sgradevoli di Rick Baker.

Il pasto nudo

Al culmine della maturità creativa, oramai uscito dai limiti del genere horror, dopo due capolavori ambigui e teorici come La mosca e Inseparabili (a ripensarci, forse due tra i film americani più belli degli anni Ottanta), David Cronenberg si rivolge a un classico underground come Il pasto nudo , e nell’adattarlo rinuncia a ogni linearità narrativa e a ogni verosimiglianza. I fan di Cronenberg (tra cui chi scrive) preferiscono appunto quei film algidi e oscuri, oppure il delirio di Videodrome , e d’altra parte non c’è dubbio che il testo abbia messo in soggezione il regista (forse a torto, ché non è detto che ai posteri Burroughs debba risultare superiore a Cronenberg). Ma è certo uno dei suoi lavori più espliciti, coraggiosi e ambiziosi, vero pozzo di San Patrizio delle ossessioni di un autore e di un decennio di cinema, una manna per teorici e semiologi. E alcuni momenti onirici e molte trovate sono degne del Cronenberg migliore. (emiliano morreale)

La zona morta

Dall’omonimo best-seller di Stephen King. Un giovane insegnante rimane vittima di un incidente stradale ed entra in coma, riprendendo conoscenza solo cinque anni più tardi. Dopo una lunga riabilitazione, il giovane scopre di avere acquisito poteri paranormali che gli permettono di predire eventi. David Cronenberg abbandona gli effetti truculenti dei suoi horror precedenti per dare maggior rilievo ai risvolti psicologici ed emotivi del protagonista, interpretato da un bravissimo Christopher Walken. Un film intelligente, a tratti persino toccante. (andrea tagliacozzo)

Cabal

Ogni notte il giovane Boone è perseguitato da ricorrenti incubi popolati da strani e orrendi esseri. Il ragazzo, in cura da uno psicanalista dall’aria alquanto ambigua che lo convince di essere un barbaro assassino, si reca in un cimitero abbandonato dove, secondo la leggenda, trovano rifugio i mostri. Un horror con pretese intellettualistiche che alterna parti interessanti ad altre noiose. Poco coinvolgente. David Cronenberg interpreta il ruolo dello psicanalista. (andrea tagliacozzo)

A History Of Violence

Che bello vivere nella profonda provincia americana. Tom Stall (Viggo Mortensen) si trova piuttosto bene, nella cittadina di Millbrook, Indiana. Ha tutto quello che un uomo può desiderare: un lavoro tranquillo come titolare di una tavola calda, una famiglia che lo ama e lo rispetta, e naturalmente una bella moglie, Edie (Maria Bello). Un giorno subisce un tentativo di rapina da parte di due malviventi. Incredibilmente, riesce ad avere la meglio sui criminali, addirittura li uccide. I media lo trasformano in un eroe americano. Ma l’episodio apre uno squarcio sul misterioso passato dell’uomo, che si rivelerà essere assai poco limpido. Seconda pellicola del «nuovo corso» di David Cronenberg, inaugurato con il precedente Spider. Abbandonate le ossessioni sul rapporto tra uomo e macchina che avevano caratterizzato pellicole come Videodrome, Crash ed Existenz, il regista canadese ha spostato la sua attenzione sull’analisi dello strato più profondo e inquietante dell’animo umano.  A History Of Violence pone al centro della vicenda il momento del mutamento della personalità di Tom Stall, che riscopre la violenza sopita nel suo inconscio. Quando quest’ultima inizia a palesarsi, dà il via a un effetto-domino che travolge anche gli altri componenti della famiglia: in primo luogo il figlio maggiore (ma anche la moglie non farà eccezione). La trama ha una struttura circolare: alla fine della vicenda Tom si purificherà simbolicamente dalla violenza, riprendendosi la sua vita «ideale», ma si tratta di un happy ending che lascia una forte impressione di posticcio.  Il film è molto riuscito soprattutto dal punto di vista estetico, forte di uno stile asciutto e piuttosto rigoroso e dell’ottima fotografia del fedelissimo Peter Suschitzky. Rispetto all’omonimo romanzo grafico da cui è tratta la pellicola (edito in Italia da Magic Press con il titolo Una storia violenta), Cronenberg ha compiuto una selezione piuttosto severa, tenendo solo l’antefatto e semplificando in modo estremo il resto dell’opera dello scrittore John Wagner e del cartoonist Vince Locke. Forse addirittura all’eccesso, nonostante si arrivi alla canonica ora e mezza di runtime. La cosa più curiosa rimane poi il fatto che sia stata tagliata proprio la maggior parte della violenza presente nel fumetto, che offriva scene molto più forti delle tre semplici scazzottate – pur con conseguenze letali – di cui è protagonista Tom sul grande schermo. Da segnalare, infine, l’ottima prova di Viggo Mortensen e di William Hurt, quest’ultimo perfettamente calato in un ruolo per lui inedito, quello del gangster spietato. (michele serra)

 

M. Butterfly

Un Cronenberg sorprendentemente debole e convenzionale adatta il lavoro teatrale vincitore del Tony di David Henry Hwang sulla relazione stranamente lunga fra un diplomatico francese e una diva/spia cinese che riesce a nascondergli di essere un uomo. I primi piani svelano spudoratamente la mascolinità di Lone. È sintomatico che le trame politiche e perfino lo stanco matrimonio di Irons risultino più avvincenti dello stratagemma principale.

La mosca

Goldblum è perfetto nei panni di uno scienziato un po’ pazzo che sperimenta su di sé una macchina per il trasferimento genetico — e pian piano si trasforma in una mosca umana. Remake di L’esperimento del dottor K del 1958, estremamente intenso e scritto con molto acume, che (sfortunatamente) va un po’ troppo oltre e diventa greve e disgustoso. Scritto da Charles Edward Pogue e dal regista Cronenberg. Vincitore dell’Oscar per il trucco (Chris Walas, Stephan Dupuis). Con un sequel.

Crash

Uno sguardo agghiacciante su coloro che si eccitano davanti agli incidenti automobilistici; zeppo di scene sessualmente esplicite e feticiste. Potrebbe risultare interessante per uno spettatore curioso, ma in breve diventa veramente troppo difficile da reggere. Cronenberg ha adattato questo (inevitabilmente) orrendo film da un romanzo di J.G. Ballard. Scivola via con il passo lento di una Yugo… La versione censurata è tagliata di 10 minuti.

Inseparabili

I gemelli Mantle sono entrambi ginecologi; uno è introverso e mite, l’altro dominatore. Quando si innamorano della stessa donna, il primo comincia a drogarsi e il secondo poco dopo lo segue, in un percorso di simbiosi e di autodistruzione. Uno dei capolavori di Cronenberg: dopo La mosca , e paradossalmente ancora più radicale di quello, anche se manca l’horror. Ma qui in realtà tutto è horror: gli incubi abortivi, gli strumenti chirurgici, il corpo della donna e il doppio corpo dei gemelli, i loft amniotici, la «Pietà» omosessuale conclusiva… Trattenuto, in apparenza minimale ma nella sostanza già oltre Videodrome, un film terribile e sottile in cui non accade nulla; un mélo traslato, che oggi ci ricorda con una certa angoscia un intero decennio. Superbo tour de force per Jeremy Irons, prima che diventasse la parodia di se stesso. (emiliano morreale)

Il demone sotto la pelle

Parassiti bizzarri e sessualmente orientati imperversano sfrenati tra gli abitanti di un condominio di lusso, provocando dosi massicce di sanguinosa violenza. Primo film “maggiore” del regista di culto Cronenberg, inaugura il modello ripugnante di molti dei suoi film a venire. Intitolato in origine Parasite Murders, quindi The Shivers. Tagliato a 77 minuti per il passaggio televisivo.

La promessa dell’assassino

Nikolai Luzhin (Viggo Mortensen), è l’autista di una delle famiglie della fratellanza criminale nota come Vory V Zakone. La famiglia è capeggiata da Semyon (Armin Mueller-Stahl, attore nominato all’Oscar), l’impeccabile proprietario di un’elegante ristorante transiberiano, la cui cortesia nasconde in realtà una natura fredda e sanguinaria: le sue fortune sono amministrate dal figlio Kirill (Vincent Cassel), uomo capriccioso e instabile ancora in contrasto con l’invadente personalità del padre che non lo apprezza. La routine di Nikolai viene scossa quando, il giorno di Natale, incontra per caso Anna Khitrova (Naomi Watts), un’ostetrica di un ospedale a nord di Londra. Anna è molto turbata dalla tragica vicenda di un’adolescente morta dando alla luce il suo bambino, e intende rintracciare la famiglia d’origine della ragazza affinché si prenda cura del piccolo orfano. Il diario personale della ragazza potrebbe aiutare Anna nella sua ricerca della verità ma in realtà la proietterà in una difficile realtà criminale…