Due settimane per innamorarsi

George Wade (Hugh Grant) è un milionario, viziato, apparentemente superficiale e sfruttato da suo fratello che lo usa come volto dell’azienda, senza credere minimante in lui. Lucy Kelson (Sandra Bullock), invece, è figlia di due avvocati, che si sono sempre battuti per i diritti umani. Lucy è cresciuta nelle manifestazioni pacifiste e oggi, fidanzata con un militante di Greenpeace, da avvocato lotta per cause di civiltà. I due personaggi, così diversi uno dall’altro, si incontrano per caso e Lucy inizia a lavorare per George. Non solo come avvocato, ma anche come addetto stampa, segretaria particolare, baby sitter, amica. Decide di lasciare il lavoro e ci metterà due settimane per istruire l’avvocato che la sostituirà. Ma proprio in due settimane, tra i due… Commedia molto prevedibile negli intenti e nella trama. Ma, quando uno si aspetta di imbattersi in una stucchevole e melensa commedia romantica, in realtà ci si trova davanti a una pellicola con qualche spunto davvero divertente. Piccole gags, certo, che riescono però ad addolcire la disgustosa medicina che bisogna sorbirsi. La traduzione del titolo, rispetto a quello originale, dà al film una connotazione molto più stucchevole di quello che in realtà sono gli intenti della pellicola. I due protagonisti sembrano essere abbastanza a loro agio nelle parti. Anche se per una volta vorremmo evitare di vedere Sandrra Bullok nella parte della sciatta, complessata, sfigata americana del nuovo millennio. Anche perché potrebbe venirci il dubbio che sia così anche nella vita reale.
(andrea amato)

La famiglia Addams

Si sa: il cinema americano degli ultimi anni si nutre dell’indistinzione tra modelli di spettacolo e principi di realtà, dei passaggi di stato da un medium all’altro, del transito dal fumetto al cinema, dalla televisione al cinema ecc. ecc. (da
Dick Tracy
a
Casper
, fino ad arrivare all’esempio più riuscito, quello di
Batman
). Di fronte a un materiale di partenza come quello della
Famiglia Addams
– la serie televisiva con protagonisti le cui fattezze umane ricordano sempre più quelle dei personaggi dei cartoni animati – Hollywood non poteva quindi tirarsi indietro. Se ammettiamo che la riuscita del film è direttamente proporzionale alla resa su pellicola della indistinzione di cui sopra, si può senz’altro dire che l’operazione di Sonnenfeld ha colto nel segno. Se non altro per la capacità degli attori nell’aderire a queste strane maschere (non solo la Morticia di Angelica Huston; ma soprattutto la Mercoledì di Christina Ricci, qui al suo esordio). Peccato solo che la storia in sé lasci un po’ a desiderare. Ma con quello che passa la tv di questi tempi, è un film da vedere comunque.
(michele fadda)

Insonnia d’amore

Una donna che si è appena fidanzata sente in un programma alla radio un vedovo che parla della moglie scomparsa e vuole assolutamente incontrarlo, convinta che lui possa essere l’uomo del suo destino. Dolce commedia romantica, con due protagonisti perfetti, anche se le ripetute allusioni al vecchio strappalacrime Un amore splendido fanno venire il dubbio che l’unico modo per creare storie d’amore vecchia maniera in un film degli anni Novanta sia evocare un prodotto dell’epoca d’oro di Hollywood. Cosceneggiato dalla Ephron, due nomination agli Oscar.