La pazza storia del mondo

Questo film demenziale a episodi passa dall’Età della pietra all’Impero romano alla Rivoluzione francese, dispensando gag ora esilaranti, ora deprimenti; ma superato lo slancio iniziale si sgonfia, nonostante gli sforzi di un nutrito cast comico. Il punteggio più alto va a Caesar, impagabile cavernicolo nelle scene iniziali. Debutto cinematografico per Hines. Panavision.

Spanglish – Quando in famiglia sono troppi a parlare

Una risoluta donna messicana va a lavorare per una ricca famiglia di Los Angeles, provocando un certo effetto nel gruppo in crisi e cambiando la vita di sua figlia, molto impressionabile. Sdolcinata la prova di Sandler nei panni del padre/marito (un grande chef, anche se non si vede mai la sua abilità in cucina), mentre la Leoni è incredibilmente stridula in quelli della moglie. Ci sono alcune perle – una buona scena qui, un’osservazione acuta là – nella sceneggiatura del regista Brooks, ma per la gran parte è un pasticcio.

Texasville

Seguito de
L’ultimo spettacolo
, diretto dallo stesso Bogdanovich vent’anni prima, con il quale la Leachman aveva vinto l’Oscar come migliore attrice non protagonista. Mentre la sua città, Amarene, sta per festeggiare il centenario della fondazione, Duane, petroliere in crisi finanziaria, ritrova un’antica fiamma, Jacy, appena tornata dall’Europa. Il film non regge di certo il confronto con l’impatto emotivo del precedente, ma è comunque degno di nota, anche grazie alle splendide prove di Jeff Bridges e Cybill Sheperd. Sottovalutato, sia in patria che all’estero.
(andrea tagliacozzo)

Daisy Miller

Intelligente e godibile adattamento del romanzo di Henry James, che però manca il bersaglio: lo stile è freddo e l’improbabile performance della Shepherd, nella parte dell’ingenua fanciulla americana alla conquista della società europea di fine Ottocento, quasi affonda la pellicola. Girato in Italia.

Frankenstein junior

Il dottor Friedrich von Frankenstein, perfetto americano moderno, torna in Europa e rimane invischiato nel progetto del suo celebre avo di ridare la vita ai morti. E in una notte di tempesta, la Creatura di Frankenstein verrà alla vita. Una delle migliori parodie cinematografiche di sempre, di certo l’unico film perfettamente riuscito di Mel Brooks. Pur risentendo del gusto camp anni Sessanta, che trova nelle bizzarrie dell’horror un terreno fecondo, Brooks fa un equilibrato, raffinatissimo, ipnotico clone dei classici della Universal anni ’30 (Frankenstein, ovviamente, ma anche La moglie di Frankenstein e Il figlio di Frankenstein , di cui è in effetti il remake). Alcuni dei maggiori nomi dell’umorismo ebreo-americano si ritrovano in un film esilarante, tutto giocato sull’idea che Hollywood ha dell’Europa: Wilder non è mai stato così bravo, Marty Feldman è un’icona. La parodia non scantona mai verso il demenziale metafilmico (tipo Io, Beau Geste e la legione straniera , o tipo Zucker and Abrahams). Tutto è millimetricamente mantenuto sul filo del calco: non si esce mai dal genere, ma si ride come raramente è capitato. La Creatura è Peter Boyle, il vecchio cieco Gene Hackman. (emiliano morreale)

Texasville

Divertente sequel di L’ultimo spettacolo, da un romanzo di Larry McMurtry. Il tempo ha modificato alcuni personaggi in vere caricature, non c’è una trama, ma una serie di vignette, alcune migliori di altre: Potts è bravissima nel ruolo della moglie di Bridges, mentre la Shepherd recita tutto il film senza trucco, sembrando (realmente?) sempre peggio in ogni scena.

S.O.S. Titanic

Ricostruzione della famosa tragedia avvenuta nell’ormai lontano 12 aprile del 1912. Con a bordo più di duemila persone, il transatlantico Titanic parte da Southampton e fa rotta verso New York per il viaggio inaugurale. Nonostante all’ufficio telegrafico arrivino notizie di ghiacci alla deriva, la nave procede a pieno ritmo. Palese l’origine televisiva del film.
(andrea tagliacozzo)

La musica del cuore

Roberta è un’insegnante di musica che persegue l’idea di un corso di violino ad Harlem. Quando i tagli del governo lasciano il progetto senza fondi, Roberta non si arrende e si dedica alla ricerca di aiuti privati, riuscendo a portare i suoi ragazzini alla Carnegie Hall. Passato a Venezia nel 1999, La musica del cuore è diretto da uno dei maestri dell’horror contemporaneo, Wes Craven. Si piange senza vergogna, e soprattutto si ha l’occasione per ammirare una Meryl Streep al suo meglio. Due nomination agli Oscar (Miglior Attrice Protagonista e Miglior Canzone).

Il gigante di ferro

Sorprendente ed originale lungometraggio animato getta garbatamente il ridicolo sulla paranoia degli anni Cinquanta (e sui film di fantascienza) quando un ragazzo fa amicizia con un’enorme creatura robotica proveniente dallo spazio. Che l’autore-regista Bird e i suoi animatori possano inculcare tali sentimenti in un personaggio metallico è solo uno dei vanti del film. Basato sul libro L’uomo di ferro di Ted Hughes. Celco-Widescreen.

Alta tensione

Una parodia dei film di Hitchcock rispettosa e accurata, ma anche assai discontinua: Brooks è uno psichiatra alle prese con il debutto alla direzione di una gabbia di matti. A salvare l’operazione — altrimenti mediocre — provvedono isolati squarci di irresistibile comicità. Il futuro regista di Rain Man, Barry Levinson (co-autore della sceneggiatura) è un ostile portiere d’albergo. Nei panni del padre della Kahn c’è il mago degli effetti speciali (e collaboratore storico di Hitchcock) Albert J. Whitlock.

Butch Cassidy

Butch Cassidy e Sundance Kid sono due ragazzacci banditi, con le loro storie d’amore, il loro vagabondare, la loro ansia di libertà e il loro tragico destino. Il western ormai veniva rivisitato in tutti i modi: dall’elegia alla ricostruzione filologica, dall’allegoria politica al racconto picaresco. Roy Hill, regista non geniale ma d’ingegno, tenta una combinazione di nostalgia e gioventù. La nostalgia è una delle chiavi fondamentali del cinema americano degli anni Settanta, ma qui i due protagonisti Newman e Redford vi aggiungono una disperata vitalità anarchica e loser già quasi post-Sessantotto, fissata nel commovente finale. Forse furbo, forse datato, è però uno di quei perfetti prodotti «non d’autore» che sono un distillato del tempo. Splendida la fotografia di Conrad Hall, celeberrima la canzone
Raindrops Keep Fallin’ on My Head
di Burt Bacharach (entrambe premiate con l’Oscar).
(emiliano morreale)

L’ultimo spettacolo

Acuto ritratto (tratto da un romanzo di Larry McMurtry, sceneggiato dallo stesso Bogdanovich) della vita in una cittadina del Texas negli anni Cinquanta e di come le esistenze dei protagonisti finiscono per intersecarsi. Johnson e la Leachman vinsero l’Oscar per la loro eccellente interpretazione, ma tutto il cast funziona benissimo. Ottima la fotografia in bianco e nero di Robert Surtees. Debutto cinematografico della Shepherd. Con un sequel: Texasville. L’edizione speciale rieditata da Bogdanovich nel 1990 include sette minuti di materiale originariamente tagliato.