Rusty il selvaggio

Ambiziosa opera d’atmosfera tratta dal romanzo per grandi e piccoli di Susan E. Hinton su un adolescente alienato che vive all’ombra di suo fratello maggiore. Intenso dal punto di vista emozionale, ma confuso e distante; altamente stilizzato, dal punto di vista visivo (girato per la maggior parte in bianco e nero) e sonoro (con una partitura impressionista di Stewart Copeland). Terzo film di Dillon tratto da un romanzo di Hinton, il secondo per Coppola (dopo I ragazzi della 56a strada).

A distanza ravvicinata

Molti dei film di James Foley, come questo A distanza ravvicinata e Americani (girato sei anni dopo), meriterebbero di essere presi in considerazione anche solo per le straordinarie performance degli attori. Qui Foley – complici la dimensione tragica, le atmosfere dense e l’azione cruenta da thriller a sfondo criminale – tiene quasi a battesimo due caratteri assolutamente inquieti come Sean e Chris Penn, fratelli nella vita come nel film. Brad e Tommy Whitewood dovranno vedersela con l’uomo che li ha assoldati nella gang, Brad Whitewood sr. (Christopher Walken), loro padre, disposto a tutto pur di conservare il suo ruolo di leader. Interamente giocato sugli eccessi violenti, fisici e psicologici, il film potrebbe essere accostato ad alcuni dei capolavori di Abel Ferrara. (anton giulio mancino)

Il cavaliere pallido

Nelle montagne del Nord America, un enigmatico straniero, noto come il «predicatore», aiuta un piccolo gruppo di cercatori d’oro a difendersi dai soprusi di un ricco uomo d’affari. Il film segnò il ritorno di Clint Eastwood al western dopo nove anni di diserzione dal genere (l’ultimo, nel ’76, era stato il memorabile Il texano dagli occhi di ghiaccio ). Il tema è lo stesso di sempre: quello dell’uomo misterioso che appare (o riappare, come nel caso de Lo straniero senza nome [High Plains Drifter] del 1972) come un fantasma per riparare alle ingiustizie, per poi allontanarsi all’orizzonte a lavoro terminato. La lucidità di Eastwood regista, però, è sempre più notevole e lo arricchisce di nuovi risvolti. Straordinari come al solito il contributo tecnico degli usuali collaboratori dell’attore: la fotografia di Bruce Surtees, il montaggio di Joel Cox e le musiche di Lennie Niehaus. (andrea tagliacozzo)

Ritorno dal fiume Kwai

Ideale seguito de
Il ponte sul fiume Kwai
, il classico di David Lean datato 1958. Nel 1945, in Thailandia, alcuni prigionieri inglesi vengono caricati su un treno per essere trasferiti in Giappone. Durante il viaggio, gli abitanti di un villaggio, guidati da un colonnello britannico e da un pilota americano, attaccano il convoglio. Paragonato al film di Lean, questo di McLaglen non regge di certo il confronto. Come film d’avventura in sé, invece, si lascia apprezzare, anche grazie a un cast di tutto rispetto in cui spiccano il veterano Denholm Elliot e Chris Penn (cinque anni prima dell’exploit de
Le iene
).
(andrea tagliacozzo)

Le iene – Cani da rapina

Una rapina ai danni di una gioielleria finisce in un bagno di sangue per il tempestivo intervento della Polizia. I criminali superstiti, rifugiatisi in un magazzino abbandonato, sospettano che tra di loro si nasconda un infiltrato. Straordinario esordio di Quentin Tarantino che s’ispira a Kubrick, a Scorsese e ai polizieschi di Hong Kong (lo spunto è ricavato dal finale di
City On Fire
di Ringo Lam), ma riesce a filtrare tutte le influenze attraverso uno stile originale e personalissimo. Gli elementi che contribuiscono alla riuscita del film sono soprattutto una rigorosa messa in scena, una sceneggiatura dalla struttura piuttosto ardita e un cast d’interpreti a dir poco eccezionale.
(andrea tagliacozzo)