Highlander II – Il ritorno

Nel 2024, l’immortale Connor si scontra con alcuni biechi affaristi che, a scopo di lucro, vorrebbero mantenere lo scudo spaziale. Questo, costruito per proteggere la Terra dalla radiazioni solari, è divenuto ormai inutile dopo il ritorno alla normalità dello strato di ozono. Grande spreco di effetti speciali per una storia poco avvincente e alquanto confusa. Se il primo film era un po’ scemo ma godibile, questo seguito è invece davvero irritante.
(andrea tagliacozzo)

2013 – La fortezza

Nel 2013, il controllo demografico impone alle coppie di non avere più di un figlio. L’ufficiale Brennick e sua moglie Karen, che hanno tragicamente perso il loro bambino, provano a infrangere le legge, ma vengono scoperti. I due vengono rinchiusi in un carcere di massima sicurezza dove i prigionieri vengono controllati attraverso un microchip inserito all’interno dei loro corpi. Un discreto prodotto di genere, purtroppo riuscito a metà: buona la prima parte, di preparazione; un po’ meno la seconda – cioè la più importante – quando iniziano le scene d’azione che dovrebbero dare nerbo alla pellicola.
(andrea tagliacozzo)

Highlander – L’ultimo immortale

Nel 1536, un cavaliere scozzese rimane colpito mortalmente nello scontro con il capo di un clan rivale. Guarito miracolosamente dalle ferite, viene tacciato di stregoneria e scacciato dagli abitanti del villaggio. Qualche anno più tardi, il giovane apprende da un nobile spagnolo d’essere immortale. Tecnicamente interessante, il film è svilito da una sceneggiatura mediocre e dagli interpreti che, a parte l’inossidabile Connery, sono piuttosto statici. L’energica colonna sonora è composta dal gruppo rock dei Queen. Del film verranno realizzati due seguiti quasi inguardabili.
(andrea tagliacozzo)

Mortal Kombat

Shou, Ashby e la Wilson partecipano a una competizione di arti marziali dal cui risultato dipendono le sorti della terra. Gli elaborati effetti speciali e la straordinaria scenografia non bastano per sostenere un soggetto debole, una recitazione singhiozzante e dei personaggi ridicolmente inconsistenti. Un susseguirsi di combattimenti, come ci si può aspettare da un film ispirato a un video gioco. Seguito da un sequel.

La fortezza – Stregati dallo spazio

A distanza di sette anni non si sentiva affatto il bisogno di un sequel de
La fortezza
, visto che già il primo era un film di fantascienza poco originale e in fondo superfluo. Per di più questo secondo
La fortezza
(che in Italia non porta il numero due accanto, ma il sottotitolo
Segregati nello spazio
per dissimulare l’effetto clonazione), esibisce la volontà di riprodurre pedissequamente l’episodio precedente, a partire, va da sé, dal resistibile Christopher Lambert. Alle volte i sequel si sforzano di reinventarsi una storia, di approfondirla, persino di migliorarla non potendo più puntare sulla novità. Invece ne
La fortezza Segregati nello spazio
John Brennick, già fuggito dalla super-prigione avveniristica, ci ritorna nonostante si sia nel frattempo messo buono buono sulla Terra con la famiglia. Dettaglio questo che permette allo sceneggiatore di introdurre l’unica novità: un figlio di dieci anni che aspetta il ritorno a casa dell’eroe.
(anton giulio mancino)

Un prete da uccidere

Film che ricostruisce il calvario di Padre Jerzy Popieluzko (qui chiamato Padre Alec), perseguitato in Polonia agli inizi degli anni ’80 dal regime comunista di Jaruszelski. Gli intenti sono lodevoli, ma il film, incentrato quasi tutto sulla statica interpretazione di Christopher Lambert, convince ben poco.
(andrea tagliacozzo)

Il siciliano

Spinto da nobili ideali, Salvatore Giuliano usa le sue imprese criminose per opporsi allo strapotere della mafia, dell’aristocrazia e del clero. Sulla base romanzo di Mario Puzo, Michael Cimino realizza un ritratto molto personale, anche se poco attendibile, del famoso bandito siciliano. Il talento visivo del regista è evidente in più di una sequenza, anche se certe ingenuità (tipo le scritte in inglese, come Long Live to Salvatore Giuliano , in un film ambientato in Sicilia) sono difficilmente perdonabili. Così come è difficilmente spiegabile la scelta dello statico Lambert nei panni del protagonista. (andrea tagliacozzo)

Perché proprio a me?

Sulle tracce di un rubino, salvato dal saccheggio dei tesori ottomani a Costantinopoli e che si suppone sia dotato di strani poteri, si lanciano la CIA, i servizi segreti turchi, un’organizzazione di fanatici armeni, una banda di malavitosi e l’ispettore capo della polizia. Ma i primi ad arrivare al gioiello sono due simpatici scassinatori. Sorretto da una sceneggiatura frizzante e ricca di battute (tratta da un romanzo di Donald Westlake, autore anche della sceneggiatura con Leonard Maas Jr.), il film si mantiene abilmente in bilico tra il comico e l’avventuroso. Insolitamente divertente (e meno statico del solito) Christopher Lambert.
(andrea tagliacozzo)

Greystoke, la leggenda di Tarzan

Il celebre romanzo di Edgard Rice Burroughs tradotto in immagini dal regista di
Momenti di gloria
. Verso la fine dell’Ottocento, i coniugi Greystoke fanno naufragio sulle coste occidentali dell’Africa. Pur scampando alla tragedia, la donna muore dando alla luce un bimbo, mentre il marito viene ucciso da un enorme gorilla. Il neonato, rimasto solo, viene allevato da un branco di scimmie. Elegante ma freddo, il film tenta di restituire una versione realistica della leggenda di Tarzan con risultati alterni e pochi momenti emozionanti. Al suo esordio sul grande schermo, Christopher Lambert è al solito statico, ma adatto al ruolo. Nella versione originale, la MacDowell è stata doppiata da Glenn Close. Scritto da Michael Austin e Robert Towne (con lo pseudonimo P.H. Vazak).
(andrea tagliacozzo)