Nemico pubblico

Storia dell’uomo le cui imprese criminali hanno affascinato una nazione assediata dalla crisi economica e pronta a celebrare una figura mitica che rapinava le banche che avevano impoverito gli americani, e che era più furbo e abile delle istituzioni che avevano fallito nel trovare un rimedio per quei tempi difficili; un gangster che è stato la causa della prima guerra nazionale al crimine, e che ha guidato una banda di esperti rapinatori armati in una serie di colpi sbalorditivi e di fughe improbabili, e i cui modi arditi e il cui carisma hanno estasiato non solo una donna speciale ma un’intera nazione: il leggendario fuorilegge dell’era della Grande Depressione John Dillinger.

Ritratto di signora

Una bella e ricca americana sposa un avventuriero che la ridurrà in uno stato di sudditanza psicologica. Sembrerebbe un adattamento letterario come tanti altri: i costumi e le scenografie sono quelli, la musica è addirittura Schubert e il cast è perfetto (Malkovich sembra un aggiornamento del Valmont delle Relazioni pericolose, la Kidman si conferma una delle migliori attrici della sua generazione). Il canovaccio jamesiano, coi suoi molteplici fattori di repressione, costringe invece la regista a far esplodere la violenza dei rapporti in frammenti minimi di racconto, a squarciare la vicenda con lampi sempre trattenuti, in costante conflitto con l’epoca, i personaggi, le loro psicologie. Questa tensione diventa l’anima stessa del film. La notte, i sogni, i ralenti, i primissimi piani fanno di questo film un piccolo gioiello di ambiguità, lontano da ogni manicheismo e psicologismo. Due nomination agli Oscar. (emiliano morreale)

Quel treno per Yuma

Dan Evans è un uomo onesto che ha dedicato la propria vita al rispetto delle regole senza ricevere granché in cambio. Ex tiratore scelto dell’Esercito dell’Unione, è tornato a casa dopo la Guerra Civile con una ferita alla gamba che lo ha lasciato claudicante e con un piccolo risarcimento danni che gli ha permesso di trasferirsi insieme alla moglie Alice e ai due figli in un modesto ranch in Arizona. E’ anche consapevole che si sta giocando il rispetto e la stima del figlio maggiore, Will, un quattordicenne che si emoziona per le avventure dei banditi e dei delinquenti resi celebri dai racconti sul Selvaggio West. Will comincia a guardare il padre con disprezzo e anche la moglie. Alice inizia a dubitare della determinazione di Dan. Ma poi la fortuna getta un osso in bocca a Dan, quando arriva il momento di catturare il noto fuorilegge Ben Wade, entrato ormai nella leggenda per le sanguinose rapine.

Il cavaliere oscuro

Con l’aiuto del tenente Jim Gordon e del nuovo Procuratore Distrettuale, Harvey Dent, Batman vuole debellare per sempre il crimine organizzato di Gotham City. Il tre inizialmente sembrano potercela fare, ma presto diventano le vittime di un pericoloso malvivente, il Joker, che getta la città nell’anarchia e fa sì che il Cavaliere Oscuro si trovi molto vicino ad oltrepassare il confine tra l’essere un eroe e l’essere un semplice giustiziere della notte.

Batman Begins

Il giovane Bruce Wayne (Christian Bale), dopo aver assistito all’assassinio dei genitori, inizia a viaggiare per il mondo alla ricerca di un modo per sconfiggere ogni tipo di ingiustizia e di sopruso. Tornato a Gotham City, si trasformerà in Batman, l’eroe mascherato in lotta contro il male. Il film di Christopher Nolan ripercorre le origini della leggenda dell’uomo-pipistrello.

Il nuovo mondo

Nell’aprile del 1607, tre piccole navi inglesi con a bordo centotre uomini, approdano in quella che oggi è l’America del nord, a cinquemila chilometri di distanza dalla Madrepatria, al di là dell’oceano Atlantico. Finanziati dalla Virginia Company, una società marittima di proprietà reale, intendono insediarsi in quello che chiamano il Nuovo Mondo per esportare regole culturali e religiose e ricevere benefici economici. Incatenato sotto coperta si trova il ribelle ventisettenne John Smith (Colin Farrell), condannato all’impiccagione per insubordinazione. Veterano delle numerose guerre che hanno luogo in Europa, Smith è un soldato di fortuna. Ma Smith ha troppe qualità per morire così squallidamente, perciò viene liberato dal Capitano Christopher Newport non appena la nave getta l’ancora. Il Capitano Newport sa bene che la sopravvivenza nel Nuovo Mondo richiederà il massimo impegno da parte di tutti. Newport e la sua banda di coloni inglesi ancora non sanno di essere approdati all’interno di uno stratificato impero indiano governato dal potente capo tribù Powhatan. Gli inglesi, stranieri in una terra a loro estranea, fin dall’inizio lottano strenuamente ma con pochi risultati. Nel cercare l’appoggio e la collaborazione della tribù del luogo, Smith incontra per caso una giovane donna che all’inizio assomiglia più a una ninfa dei boschi che a un essere umano. La ragazza, coraggiosa e passionale, viene affettuosamente chiamata Pocahontas (colei che ama giocare), ed è adorata dai bambini di Powhatan. Pocahontas (Q’Orianka Kilicher) si innamora di John Smith e il loro legame diventa una vera e propria leggenda americana che sarà raccontata nei secoli a venire.

Terrence Malick torna dietro la macchina da presa a sette anni dal toccante

La sottile linea rossa.
Questa volta sceglie di ispirarsi alla leggenda nordamericana dell’amore impossibile tra il pioniere inglese John Smith e la principessa indiana Pocahontas. Malick non è un regista facile, né tanto meno incline a spettacolarizzazioni. Non ama le interviste (non ne concede una dal 1973), i giudizi degli attori che lavorano con lui sono sempre sospesi tra l’ammirazione e l’incomprensione e in trentasette anni di carriera, iniziata quando ne aveva ventisei, ha realizzato solamente cinque pellicole.

Anche in questo film il regista statunitense non abbandona il taglio poetico e metafisico che ha sempre contraddistinto il suo lavoro e riesce, pur con tempi lunghi, a intrecciare immagini e racconto in un unico flusso di coscienza che trascende le singole esistenze dei personaggi. Non mancano le vedute suggestive (il film è stato completamente girato in Virginia in quattro mesi e senza alcun utilizzo di luce artificiale) né le sequenze serrate sugli scontri tra nativi e coloni, ma quello che più è riuscito a Malick è il racconto dell’amore, dolce e innocente, tra Smith e la piccola Pocahontas (la leggenda la ricorda poco più che bambina all’epoca dei fatti) e tra quest’ultima e il nobile John Rolfe. Un amore raccontato non attraverso dialoghi in prima persona, ma grazie alla simbiosi tra immagini e pensieri in cui gli innamorati si rifugiano, cercando la fuga da una realtà che li vuole appartenenti a due culture destinate allo scontro, e una delle due all’inevitabile tracollo.

L’abilità tecnica e l’espressione artistica di Malick soddisferanno di certo lo spettatore più esigente e attento (la ricostruzione storica è curata nei minimi particolari, dagli armamenti fino alle navi, dal villaggio dei coloni a quello degli indiani) ma difficilmente andranno incontro al gusto del grande pubblico: questo è un film che parla soprattutto con le immagini e attraverso esse vuole scuotere lo spirito e non solo compiacere l’occhio. Un tipo di cinema d’elite, non per forza il migliore, che oggi è in via d’estinzione ma che riesce ancora a stupire con la sua forza e la sua naturalezza.

Tra gli interpreti, Colin Farrell offre anche in quest’occasione una buona prova incarnando lo spirito travagliato e altalenante di Smith, sempre sospeso tra l’amore e l’ambizione personale, l’esordiente Q’Orianka Kilcher vince la scommessa e fa ben sperare per il futuro, mentre Christian Bale, in scena solo nell’ultima porzione di pellicola, mette quasi in ombra il protagonista Farrell interpretando magnificamente John Rolfe, e dando vita ad alcune tra le sequenze più coinvolgenti della pellicola. Unico neo evidente del film è la sua eccessiva prolissità, che inevitabilmente si ripercuote sul ritmo del racconto, ma pare che, a nove giorni dall’uscita nelle sale statunitensi, ci abbia pensato lo stesso Malick tagliandone diciassette minuti.
(mario vanni degli onesti)

The Prestige

Influenzata da esotismi coloniali e stimolata dai nuovi ritrovati della tecnica, nella Londra che sta per salutare il XIX e gettarsi nel XX secolo, due prestigiatori e illusionisti si contendono i favori del pubblico. Robert Angier (Hugh Jackman) e Alfred Borden (Christian Bale) si conoscono fin dall’infanzia, quando entrambi scoprirono la passione per la magia. Col passare degli anni, tuttavia, quella che sembrava un innocente passatempo si è trasformato in un’aspra rivalità, diretta a primeggiare nei favori degli spettatori. Robert e Alfred fanno continuamente a gara per inventare il trucco più stupefacente, non esitando nel mettere a repentaglio la vita propria e altrui. Fanno parte del cast anche Michael Caine, Scarlett Johansson e il divo del pop Dav

American Psycho

Patrick Bateman è un vicepresidente, ma più che sugli affari è concentrato ossessivamente sul corpo. Il proprio lo cura con una maniacalità degna di una sfiorita diva di Hollywood, mentre quelli degli altri, o meglio delle altre, li tortura, li sbrana e li mangia. Tratto dal libro di Bret Easton Ellis, è stato uno dei film più attesi degli ultimi anni (annunciato più volte, doveva essere diretto da Oliver Stone e interpretato da DiCaprio) ma ora, finalmente nelle sale, fa l’effetto di un reperto. Mary Harron, autrice del non memorabile
Ho sparato a Andy Warhol
, coadiuvata dalla sceneggiatrice di
Go Fish
Guinevere Turner, cerca una chiave originale per raccontare la trucida vicenda dello yuppy assassino. Rinuncia agli effettacci che il libro avrebbe autorizzato e inserisce qualche suggestione femminista, ma non basta per aggiornare la vicenda: vabbè che Bush jr. minaccia di rinverdire i fasti del babbo e del presidente attore, ma gli anni Ottanta ormai sono storia e la metafora del reaganismo cannibale appare un poco consunta. Il risultato è un film che non sa da che parte parare, sospeso in una via di mezzo che non riesce mai a diventare ambiguità. Rimane il protagonista, interpretato con efficacia da Christian Bale, effettivamente terribile nella sua gelida sostanza di macchina da stupro: sarebbe stato un ottimo punto di partenza, ma rimane l’unico atout del film.
(luca mosso)

Io non sono qui

I cambiamenti di Bob Dylan attraverso una serie di personaggi in continuo sviluppo, interpretati da sette diversi attori. Dal giovane aspirante menestrello evocativo di Woody Guthrie, al “profeta del folk” del Greenwich Village dei primi anni sessanta; dall’Arthur Rimbaud in chiave moderna al “Giuda” del folk-rock elettrico; dall’icona controtendenza che lotta per difendere il proprio matrimonio o dal cristiano rinato alle prese con la moralità, al cowboy solo, in esilio volontario dalla sua stessa controversa fama. I’m Not There è il ritratto dell’artista in divenire.

The Fighter

Dicky Eklund è un pugile professionista: dopo una vita fatta di crimini e droga, si trasforma in allenatore. Proprio sotto la sua guida, il fratellastro Micky “The Irish” Ward, combatte per diventare campione del mondo della sua categoria, nonostante avesse abbandonato in un primo momento la carriera di pugile.

Piccole donne

Squisita versione cinematografica del classico di Louisa May Alcott ambientato ai tempi della guerra civile che narra di quattro sorelle affiatate che finiscono per dover lasciare il loro rifugio nel New England. Un cast perfetto è capitanato dalla Ryder, la testarda Jo, con la Sarandon, quella forza della natura di Marmee. Non un momento sbagliato o una mossa falsa per l’intero film, anche se i puristi obietteranno che Marmee si riempe la bocca di tesi femministe stile anni Novanta. La veterana caratterista Wickes minaccia di rubare ogni scena in cui compare nei panni della capricciosa zia March. Sceneggiatura di Robin Swicord.

Il regno del fuoco

Questo deprimente racconto ha luogo, per la maggior parte, nell’anno 2020, quando il mondo è stato decimato da draghi sputafuoco. Un’enclave, barricata in un castello inglese, cerca disperatamente di sopravvivere; dopodiché sopraggiunge un militare americano con una missione (McConaughey) e con le sue truppe, che opta per un approccio aggressivo anziché passivo. È difficile che ci importi di uno qualsiasi dei personaggi di questa cupa storia. Panavision.

Harsh Times – I giorni dell’odio

Un reduce dalla Guerra nel Golfo, Jim Davies, non riesce a integrarsi dopo il ritorno dal fronte: rifiuta i lavori sedentari ed è ossessionato dagli incubi. Per poter sposare una ragazza messicana di cui si innamora, Jim decide di trovarsi seriamente un impiego: è l’inizio dei guai.

Inscritto in una’estetica della violenza dura e contemporanea, l’esordio alla regia dello sceneggiatore David Ayer è un classico viaggio noir agli inferi, senza ritorno. Nobile, ma lungo e sfilacciato. Pessimo il doppiaggio italiano.

Enrico V

Spettacolare rilettura della tragedia shakespeariana sul re guerriero, in cui Branagh (al suo incredibile debutto dietro la macchina da presa) infonde al testo originale una passione e un significato completamente nuovi. Rispetto al capolavoro di Olivier, si cambia completamente registro, ma il risultato è ugualmente impressionante: al termine del discorso che precede la battaglia di Agincourt, vien voglia d’arruolarsi all’istante. La superlativa colonna sonora è di Patrick Doyle. Il cast di supporto include la crema della scena teatrale e cinematografica britannica. Il film si è aggiudicato un Oscar per i costumi.

L’uomo senza sonno

L’operaio Bale ha dei grossi problemi: è un anno che non dorme, note misteriose appaiono sul suo frigo, conversa con un collega che apparentemente non esiste e perde peso molto rapidamente. Thriller psicologico avvincente inquietante e bizzarro ben costruito e girato. Se Kafka avesse scritto un film, avrebbe potuto essere questo. La sola presenza di Bale crea inquietudine: ha perso 30 chili per interpretare la parte, e si muove attraverso il film come uno scheletro che cammina.

Terminator Salvation

E’ il 2018. Il Giorno del Giudizio è arrivato, annientando la civiltà moderna. Un esercito di Terminator percorre il territorio postapocalittico, uccidendo o catturando esseri umani che si nascondono nelle città desolate e nei deserti. Ma piccoli gruppi di sopravvissuti si sono organizzati nella Resistenza, nascondendosi in bunker sotterranei e colpendo quando possibile contro una forza nemica che è di gran lunga superiore alla loro.

A controllare i Terminator c’è il network di intelligenze artificiali chiamato Skynet, che è diventato consapevole di se stesso quattordici anni prima e che, in un attimo, si è rivoltato contro i propri creatori, portando alla distruzione nucleare un mondo che non sospettava nulla.

Soltanto un uomo aveva previsto il Giorno del Giudizio. Un uomo, il cui destino è sempre stato legato a quello della sopravvivenza dell’intero genere umano: John Connor (Christian Bale).

Ora il mondo rischia di vivere un futuro su cui Connor è stato messo in guardia tutta la vita. Ma qualcosa di completamente nuovo ha infranto le sue convinzioni che l’umanità possieda una possibilità di vincere questa guerra: l’apparizione di Marcus Wright (Sam Worthington), uno straniero proveniente dal passato e il cui ultimo ricordo è di essere stato nel Braccio della morte prima di risvegliarsi in questo strano mondo nuovo.