Testimone d’accusa

Giallo forense eccezionalmente efficace tratto da un testo di Agatha Christie. La Dietrich è l’impareggiabile moglie di un presunto assassino (Power). Laughton è al massimo della forma come avvocato della difesa, e la Lanchester deliziosa nei panni della sua pazientissima infermiera. Ultimo film per Power. Sceneggiatura di Wilder e di Harry Kurnitz. Ben sei nomination all’Oscar, tra cui anche Miglior Film e Regia.

Arco di trionfo

Dal romanzo di Erich Maria Remarque (del quale il regista Lewsis Milestone aveva già portato sullo schermo, nel 1930, il celebre
Niente di nuovo sul fronte occidentale
). Alla vigilia della seconda guerra mondiale, un medico polacco, perseguitato dal nazismo, si rifugia a Parigi dove conosce una ragazza che dissuade da propositi suicidi. I due s’innamorano, ma poco tempo dopo il medico viene catturato dalla polizia. Un doppio fallimento, al botteghino e sullo schermo, per un soggetto che avrebbe meritato un trattamento migliore.
(andrea tagliacozzo)

Il sergente di ferro

Meticolosa versione del classico romanzo di Victor Hugo: il ladruncolo March prova a seppellire il passato e a diventare un rispettabile sindaco, ma l’ispettore di polizia Javert (Laughton) non glielo permetterà. John Carradine recita la piccola parte di uno studente radicale. Sceneggiatura di W.P. Lipscomb, quattro nomination agli Oscar.

I marciapiedi della metropoli

Laughton è superbo nei panni di un artista di strada, con la Leigh quasi allo stesso livello in quelli della sua protetta, che fa di tutto nella sua ricerca del successo come star del palcoscenico (un personaggio non dissimile da Scarlett “O’Hara!) Intrattenimento eccellente… fino alla sbagliata scena finale. In America è stato intitolato Sidewalks of London.

Notre Dame

Celebre riduzione del romanzo di Victor Hugo. Ambientata nella Parigi del 1400, la triste vicenda di Esmeralda, una bella zingara contesa da un coraggioso capitano, da un nobile poeta e da un sordido giudice. La ragazza rischia più volte la vita, ma riceve l’aiuto di Quasimodo, il mostruoso ma gentile campanaro della cattedrale di Notre-Dame. Notevole soprattutto per il preziosismo figurativo del regista William Dieterle e per la magistrale interpretazione di Charles Laughton, costretto a recitare con un pesante trucco sul volto. Esistono diverse altre versioni del romanzo, tra le quali una a cartoni animati della Disney. Della pellicola del ’39 esiste anche una versione colorata.
(andrea tagliacozzo)
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Spartacus

Lo schiavo Spartaco, spedito alla scuola dei gladiatori, si dimostra uno di migliori elementi. In seguito, l’uomo si pone alla testa degli schiavi che, ribellatisi ai romani, si organizzano in un esercito e tentano di raggiungere la libertà. Kubrick, che aveva lavorato con Douglas in
Orizzonti di gloria
, sostituì il regista Antony Mann a riprese già iniziate. E lo fece nel migliore dei modi. Non è il suo film migliore, ma dal punto di vista stilistico è nettamente superiore ai kolossal dell’epoca. Sceneggiatura «politica» (tra le righe e non) scritta da Dalton Trumbo, che tornò a poter usare la sua firma dopo essere stato per lungo tempo sulla lista nera del Senatore McCarthy (quello della «Caccia alle streghe» anticomunista).
(andrea tagliacozzo)

Il castello maledetto

In questo eccezionale melodramma (non privo di ironia) alcuni viaggiatori sono bloccati insieme in una misteriosa casa gallese, dove il rozzo maggiordomo interpretato da Karloff è solo uno dei molti strani personaggi che la abitano. Un’autentica gemma, tratta da Benighted di J.B. Priestley; sceneggiatura di Benn W. Levy e R.C. Sherriff. Rifatto in Inghilterra nel 1963.

La morte corre sul fiume

Uno psicopatico che si finge pastore, sposa ricche vedove e le uccide. I due figli fuggono e finiscono ospiti di una strana comunità di bimbi tenuta da una vecchietta. Una delle «schegge impazzite» della storia del cinema americano, unica regia dell’attore Charles Laughton, scritto da uno dei massimi critici cinematografici di sempre (James Agee) e con un cast da fiaba. La griffithiana Lillian Gish racconta ai nipotini una fiaba, e il film stesso diventa una fiaba terrificante, un gotico southern dominato da una delle più folli interpretazioni di Robert Mitchum, pastore con le parole «Love» e «Hate» tatuate sulle nocche. Una natura che diviene fatata, con cieli stellatissimi e iguane che guardano dalla riva, un mondo visto con gli occhi atterriti e macabri dell’infanzia, una fuga fluviale che sembra ripercorrere la storia del cinema come in una lanterna magica: tutto il cinema possibile in un solo film, una fiaba morale morbosa e visionaria, sullo sfondo di una metafisica Depressione.
(emiliano morreale)

Per sempre e un giorno ancora

Un’ottantina di star inglesi (e americane) hanno preso parte a questo film a episodi, incentrato sulla storia di una casa e dei suoi abitanti nel corso degli anni, allo scopo di raccogliere fondi per il British War Relief. Il risultato è discontinuo, ma ci sono molti buoni momenti e la parata di stelle è veramente unica.

Il caso Paradine

Una donna dell’alta borghesia viene accusata dell’omicidio del marito, ricco e cieco. Il suo avvocato si innamora di lei e trova un colpevole ideale nel giardiniere. Ma Lady Paradine è una vittima o un essere diabolico? Tratto da un romanzo di Hichens, un capitolo considerato «minore» anche dallo stesso regista. Gli schemi del film processuale sono rispettati fino in fondo, la vicenda non ha grandi sorprese e secondo Hitchcock c’erano anche degli errori di casting. Ma la cosa che colpisce di più, a rivederlo oggi, è la ferocia e la morbosità delle relazioni fra i personaggi: tutti malvagi al limite del grottesco, in particolare il laido giudice Laughton. Per ritrovare una tale misantropia bisognerà aspettare
Gli uccelli
o i lavori dell’allievo francese Chabrol, uno che da questo film ha sicuramente imparato molto. Su tutti si staglia una statuaria e sensuale Alida Valli, in un ruolo alla Ingrid Bergman ma con guizzi demoniaci e perversi.
(emiliano morreale)