The Interpreter

Silvia Broome (Nicole Kidman), traduttrice dell’Onu nata in Africa, ascolta per caso un complotto contro un discusso capo di stato africano, pronunciato in un raro idioma. Rivela la sua scoperta alla polizia ma Tobin Keller (Sean Penn), l’agente speciale incaricato del caso, dubita da subito della sincerità della donna. Il rapporto fra i due conosce diffidenze e momenti di intimità che si rincorrono, mentre i giorni passano, la vicenda si complica e il momento del possibile attentato si avvicina.

Sidney Pollack ha costruito un thriller di argomento politico ambientato nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York, protagonista aggiunto del film. Per la prima volta nella storia un regista è stato ammesso a girare una pellicola nelle stanze dell’Onu, considerate territorio internazionale. Una chance che era stata negata persino a Hitchcock. E proprio alle atmosfere hitchcockiane deve molto questa produzione: basti pensare a

Intrigo internazionale,
ma anche a

La finestra sul cortile,
alla scelta di fare un cameo e al gusto per una suspense costante.

Naturalmente
The Interpreter
è altro rispetto a Hitchcock. È una pellicola hollywoodiana contemporanea, piuttosto tradizionale nello stile e molto curata. La tensione è quasi ininterrotta, fino a raggiungere dei picchi davvero pregevoli in qualche scena. Naturalmente è un film di genere, figlio di una ben precisa cassetta degli attrezzi: la costruzione visiva, quella narrativa, il montaggio, la scelta e la collocazione delle musiche hanno poco di nuovo, anzi. Sono però maneggiati con grande sapienza e danno risultati emotivi che ancora consentono di ridurre al silenzio chi vorrebbe ironizzare sulle decotte convenzioni hollywoodiane. L’intrattenimento formulare sopravvive, si può criticare, ma funziona.

Inoltre
The Interpreter
si preoccupa dell’attualità come rare volte succede. Si interessa di molte irrisolte questioni geopolitiche della contemporaneità: dal terrorismo, alle politiche degli affamati e violenti stati africani, alla delicata posizione dell’Onu. Tutto questo rimpolpa una sceneggiatura che prende volume e si attorciglia, senza però divenire incomprensibile. Ne resta così una trama complessa, come è inevitabile, ma avvincente e calibrata. La commistione fra impegno e intrattenimento convince anche quando ci prova Hollywood.

Una parte sostanziale dell’impatto emotivo del film è poi delegata alla relazione controversa fra i due protagonisti. Silvia è un’affascinante e misteriosa traduttrice, che Nicole Kidman risolve donandole spessore, come richiedeva un personaggio dalla storia così complessa. La Kidman ha avuto anche la costanza di imparare il Ku, un idioma fittizio, inventato appositamente per il film. Sean Penn, se possibile, si disimpegna anche meglio nel rendere l’agente speciale Keller con il suo dramma personale e le incisioni che questo ha lasciato sul suo carattere. Gli andirivieni di questi due personaggi turbati sono seguiti con partecipazione da Pollack, che a loro concede un rallentamento della macchina da presa e del montaggio, quasi a rispettare le loro vicende e a porre i drammi umani in una dimensione diversa da quelli geo-politici.

Il cocktail ha un buon sapore, strutturato e piacevole. Si tratta di un film dalle traiettorie in generale prevedibili, ma che riserva diverse sorprese e alcune scene davvero godibili. Inoltre ha l’abilità di intessere l’attualità internazionale in un thriller dai visibili contorni dell’intrattenimento. Pollack al suo meglio, anche se dentro il suo recinto. Che resta più angusto di quello di Hitchcock. Ma all’interno del quale confeziona una bella pellicola di genere secondo le care, vecchie e spesso premianti tradizioni americane.
(stefano plateo)

Friends With Money

Quattro amiche che hanno sempre condiviso tutto si apprestano a entrare nell’età matura. Tre di loro, Franny (Joan Cusack), Jane (Frances McDormand) e Christine (Catherine Keener) hanno raggiunto posizioni stabili, si sono sposate e posseggono un’invidiabile posizione economica. Oliva (Jennifer Aniston) invece non se la passa altrettanto bene economicamente e non sembra in grado di costruire e mantenere una relazione stabile. Alla fine le cose per lei si metteranno al meglio, ma le fratture prodottesi nel gruppo di amiche non si rimarg

Genova

La città di Genova rappresenta l’inizio di una nuova vita per Joe, professore universitario, e le sue giovani figlie; una famiglia statunitense che cerca di ricominciare dopo la tragica morte della madre. Mentre Kelly esplora con curiosità i misteri di questo nuovo mondo, Mary, la più piccola, “rivede” la madre aggirarsi per i vicoli.

Johnny Suede

Pitt è perfettamente entrato nella parte di Johnny Suede, che sfoggia una stupenda banana alla Pompadour e sogna la celebrità come cantante pop alla Ricky Nelson. Un filmino intelligente, decisamente malinconico: si esprime al meglio nel mettere in contrasto il mondo di sogno di Johnny e la realtà che lo circonda.

40 anni vergine

Brutta situazione, quella di Andy Stitzer (Steve Carell). Il suo problema è piuttosto chiaro: basta leggere il titolo del film. Ma sembra che lui non lo veda affatto: è soddisfatto della sua vita di commesso in un negozio di articoli hi-tech. Perfetta incarnazione dello sterotipo del nerd, vive in un appartamento stracolmo di giocattoli, di cui è un collezionista incallito, e occupa il suo tempo con i videogame. Niente donne all’orizzonte, insomma, né nel passato. Tutto questo finché i suoi colleghi Jay (Romany Malco) e David (Paul Rudd), le uniche persone con cui può dire di avere qualcosa di simile a un contatto umano, scoprono la sua condizione e decidono che è arrivato il momento che Andy perda la verginità e sono disposti a fare qualsiasi cosa pur di aiutarlo. Qualsiasi.
Ecco la prima commedia del nuovo anno, l’opera prima del regista Judd Apatow, che vanta partecipazioni «prestigiose» come quella a Il rompiscatole, forse il film peggiore di Jim Carrey. Si tratta di una pellicola senza particolari colpi di genio, illuminata solo da un paio di sequenze piuttosto divertenti (a un certo punto il protagonista viene costretto alla depilazione…), per il resto rimane scialba, in alcuni punti perfino irritante.
Volendo trovare qualche aspetto positivo, sicuramente è da salvare l’interpretazione di Steve Carell, interprete di Andy e comico piuttosto popolare in America grazie alla serie televisiva The Office, e quella del co-protagonista Seth Rogen, già intravisto in Donnie Darko.
A parte ciò, i tentativi degli sceneggiatori di essere brillanti senza scadere nella volgarità falliscono piuttosto miseramente, e lo svolgimento della trama è quantomeno prevedibile. Il finale però riuscirà a strappare qualche sorriso. Almeno non si esce dal cinema arrabbiati. In definitiva, forse è meglio evitare questo film. Ma merita di sicuro una menzione speciale il fantastico sottotitolo: Più tempo aspetti e più sarà duro. (michele serra)

Out of Sight

Jack Foley (George Clooney) ha messo a segno più di duecento rapine in banca, non ha mai usato armi ed è finito in galera solo tre volte. Sta rapinando l’ennesimo sportello, ma quando sta per scappare (con molta calma) l’auto non parte. Finisce in prigione a Miami. Evade. Guarda caso proprio all’uscita della buca scavata sotto il penitenziario c’è l’agente dell’Fbi Karen Sisco che spara agli evasi. Lui se la cava e Buddy, il suo complice, nasconde evaso e sceriffa nel bagagliaio dell’auto. Sono stretti stretti, ma parlano di cinema. Si piacciono, è evidente. Anzi, lei lo sognerà in atteggiamenti romantici. Ma Jack va per la sua strada, anche perché quando era carcerato aveva pensato a un grosso colpo a Detroit. Con Buddy, tenta la grossa rapina a un pezzo grosso finito a sua volta in prigione per insider trading, ma con diamanti grezzi per milioni di dollari nella vasca dei pesci di casa. Ci provano. Intanto la bella Jennifer, detective con mini tubino e spacco, è sulle loro tracce. E sarà proprio lei a catturare il bel Jack. Ma forse una prossima evasione…
Un poliziesco rosa dalla trama un po’ complicata, con molte assurdità (flash-back, scene immaginate…), che si regge soprattutto sui due bellissimi di Hollywood: George Clooney (che Soderbergh dirigerà nel 2001 in
Ocean’s Eleven
) e la cantante-attrice Jennifer Lopez. Qualche risata, per una trama un po’ troppo scontata (soprattutto per la parte romantica) fin dall’inizio. Per il regista, la rinascita dopo
Sesso, bugie e videotape
del 1989. Ruoli cameo di Michael Keaton e Samuel L. Jackson.