Un segreto tra di noi

La famiglia Taylor sembra avere tutto per essere la tipica famiglia felice americana: il padre Charles è un affermato professore universitario, il figlio Michael è uno scrittore di successo, la figlia minore Ryne è appena stata ammessa a un’esclusiva facoltà di legge mentre la madre Lisa sta per diplomarsi al college, dopo avere dedicato la vita alla famiglia. Ma un incidente getta in crisi la famiglia, riaprendo vecchie ferite e riportando a galla problemi mai risolti.

Matrix Revolutions

Nessuno si aspettava che la terza puntata di Lo squalo fosse magnifica, ma il fallimento dei fratelli Wachowski nel dare al loro marchio di fabbrica un senso qualsiasi è stata uno delle più grandi delusioni del 2003. Come le truppe di Santa Anna ad Alamo o blob in un quartiere qualsiasi, le cosiddette Macchine marciano verso l’avamposto di Zion, con Neo e gli esseri umani rimasti per fermarle. Pinkett Smith alla guida di un aereo truccato risulta più avvincente della storia d’amore fra Reeves e la Moss. Un mitico viaggio non avrebbe dovuto essere il sequel migliore nel curriculum di Reeves. Super 35.

Chocolat

Vianne e sua figlia Anouk giungono in un piccolo villaggio francese in un giorno di vento e in concomitanza della Quaresima. La donna, figlia di una gitana, intende inaugurare una cioccolateria ma il conte Reynaud, sindaco del paese, integralista e intollerante, col cuore a pezzi per la fuga della moglie a Venezia, le dichiara guerra a causa della sua presunta immoralità. Vianne riesce però a conquistare il cuore dell’anziana Armande, a salvare Josephine Muscat dalle botte del marito alcolizzato e a far accettare gli amici nomadi dell’aitante Roux alla bigotta popolazione. E tutto ciò in nome della bontà del cacao. Non potremmo mai cedere all’idiozia dei nostri tempi e dichiarare ritirata al punto da farci salutare con entusiasmo – o almeno benevolenza – un ipocrita apologo anti-intolleranza come questo firmato da Hallström sotto la micidiale guida dei temibili Weinstein. Le gitane sono sempre belle e sensuali come la Binoche e distribuiscono cioccolatini a spron battuto, i cattivi non sono mai completamente cattivi (nemmeno l’odioso Reynaud), i preti alla fine non sono idioti come sembrano e tutto si ricompone all’interno dei peggiori stereotipi dell’Europa da cartolina tanto cara alla Miramax (per tacere degli inviti a boicottare l’immoralità, stampati in inglese nel cuore di un paesino francese…). Indigesto oltre ogni dire, girato con uno stile pompieristico così volutamente da Oscar da far infuriare anche la più candida delle anime candide, rubando sfacciatamente a un film mediocre come
Il pranzo di Babette
, indulgendo in maniera criminale in un’oleografia sentimentale tanto stucchevole quanto reazionaria, Hallström riesce persino a farci dimenticare di aver realizzato – due secoli fa – una pellicola come
Buon compleanno Mister Grape
. Certo, si rivede con piacere Victoire Thivisol (la Ponette dell’omonimo film di Jacques Doillon), ma ovviamente non basta. Che cosa penserà la gente che produce simili schifezze?
(giona a. nazzaro)

Matrix: Reloaded

Grande, roboante sequel, più diretto nel racconto dell’originale, con gli eroi che lottano contro il tempo per evitare che un predatorio esercito conquisti avamposto dell’umanità, Zion. Non dà la stessa sensazione d’innovazione stilistica del primo, ma la quantità d’azione e di effetti speciali compensano la cosa. Ironicamente, il pezzo forte di questa densa saga futuristica è un inseguimento d’auto sull’autostrada californiana! Seguito da: Matrix Revolutions. Super 35.

Pianeta rosso

Per far fronte al sovrappopolamento della Terra, viene varata una missione spaziale su Marte per saggiare le condizioni di vivibilità del pianeta. Ma i problemi iniziano già durante la fase dell’atterraggio.
Pianeta rosso
affida massime alberoniane ai suoi interpreti, accumula déjà vu e citazioni, si dilunga in spiegazioni parascientifiche e ottiene un unico risultato: la noia. Terence Stamp, che è uno serio, pensa bene di morire subito per togliersi dall’imbarazzo, perché altrimenti avrebbe dovuto vedersela con AMEE, versione
Terminator
dell’innocuo robotino di Corto circuito. La sceneggiatura (cui ha messo mano anche il letale Chuck Pfarrer) non trova niente di meglio che accumulare problemi tecnici per far aumentare (?) la tensione. Esempio: «Oddio! Ci serve una batteria!», «Eccola!»; «Oddio! Ci serve una presa!», e così via. Nemmeno la fotografia del cronenberghiano Suschitzky riesce a destare il minimo interesse, ed è quanto dire. E pensare che il De Palma di
Mission to Mars
, straordinario saggio filosofico sul cinema alla fine del cinema, ha dovuto subire tali stroncature!
(giona a. nazzaro)

Disturbia

Kale è un ragazzo aggressivo ed esuberante afflitto dal senso di colpa per la morte del padre in un incidente.
Quando colpisce un insegnante per rispondere ad una sua provocazione è condannato a tre mesi di arresti domiciliari.
Per passare il tempo si mette a spiare i vicini dalla sua camera fino a scoprire che uno di loro potrebbe essere un assassino.

Memento

Noir dalla struttura anomala,
Memento
è costruito a partire da un singolare presupposto narrativo: il suo protagonista forse dice la verità, ma è indubbiamente uno smemorato. L’affidare il racconto a un individuo dalla capacità mnemonica ridotta al breve periodo, che dimentica tutto ciò che è avvenuto fino a dieci minuti prima, permette a Nolan di impostare il film su un impianto narrativo paradossale: ossia ripercorrendo all’indietro – frammento per frammento – il filo che conduce all’origine di questo personaggio, costretto a tatuarsi sulla pelle gli indizi della propria identità.
Memento
gioca in maniera gustosa con la naturale propensione del noir alla complessità narrativa, spingendo tale vocazione di genere verso una continua contraddizione del principio di verità (affidato al protagonista). La storia di un uomo che si deve tatuare i numeri di telefono sul corpo segna un passo ulteriore nel processo di erosione della credibilità del narratore, inscrivendosi nella linea di pellicole quali
Paura in palcoscenico
di Hitchcock e – più recentemente –
I soliti sospetti
di Bryan Singer. Allo stesso tempo, tuttavia, la natura ludica dell’esercizio, l’intenzione metanarrativa (già presente nel precedente lavoro del regista,
Following
) e le strizzate d’occhio alla body art finiscono per togliere mordente al racconto. Nolan non è Resnais, ma questo non è necessariamente un male. Resta pur sempre a dargli man forte Guy Pearce, sulle cui spalle poggia l’intero film: dopo aver interpretato il poliziotto di
L.A. Confidential
e l’avvocato militare di
Regole d’onore
, l’attore inglese è senz’altro in grado di incarnare nel suo volto efebico tutta l’ambiguità di un personaggio inconsapevole del proprio passato.
(francesco pitassio)