Tutta colpa dell’amore

Melanie Carmichael è una giovane stilista dell’Alabama che vive a New York. Il suo fidanzato è in politica, figlio del sindaco della Grande Mela, ricchissimo. Le ha chiesto di sposarlo, ma Melanine deve sistemare una faccenda personale nella sua città natale. Deve divorziare da un uomo che non vede da sette anni. Parte in gran segreto per l’Alabama per fare firmare le carte al suo ex marito. Ritornata nel paese natale, Melanie riscopre gli affetti dell’infanzia e della gioventù e le sue convinzioni sulla vita newyorchese iniziano a vacillare. La vita da cui era scappata anni prima, in fondo, non le appare così malvagia. Fino a quando, un giorno, il suo promesso sposo… Commedia romantica, mielosa e prevedibile, campione d’incassi negli Usa per diverse settimane. Infarcito di luoghi comuni sulla diatriba Nord-Sud,
Tutta colpa dell’amore
ha veramente poco da dire: già dalla prima scena si capisce come sarà il finale e minuto dopo minuto i sospetti di aver buttato via i soldi del biglietto diventano certezza.
(andrea amato)

Miss Detective

L’agente dell’Fbi Gracie Hart è costretta a infiltrarsi tra le partecipanti del concorso di Miss Stati Uniti per sventare l’attentato minacciato da un misterioso criminale che si fa chiamare «Citizen». Sfortunatamente, però, Gracie è quanto di più lontano ci sia da una Miss: sgraziata, mascolina e dotata di un pessimo carattere. Per preparare la ragazza all’evento l’Fbi decide quindi di assoldare il raffinato Victor Melling, consulente di bellezza. L’impresa sembrerebbe quasi disperata, ma alla fine Gracie riesce addirittura ad arrivare tra le finaliste. Avrebbe dovuto intitolarsi
Miss Predictability
(«Miss Prevedibilità») e non
Miss Congeniality
(«Miss Amabilità») questa asfittica commedia di Donald Petrie, scontata dall’inizio alla fine, priva di un guizzo realmente originale che la distingua da mille altre – altrettanto mediocri – che la cinematografia Usa sforna ogni anno. Ci sarebbe la Bullock che dovrebbe fare la differenza (il film se l’è perfino prodotto), ma non bastano la sua innata simpatia e le sue mossettine a risollevare le sorti di una pellicola nata praticamente morta (non al botteghino, per sua fortuna…). Così come non è sufficiente il buon Michael Caine, ridotto – suo malgrado – a fare la parodia di se stesso. Quanto al regista Donald Petrie, innocuamente mediocre per gran parte della vicenda, nel finale scivola indegnamente nel ridicolo, dimostrandosi incapace di girare in maniera decente l’unica scena di suspense del film. A peggiorare le cose ci si mette anche la durata, interminabile: 1 ora e 49 minuti! Dov’è finita la sintesi delle commedie hollywoodiane di una volta?
(andrea tagliacozzo)

Soldato Blu

Unici superstiti di un attacco dei cheyenne ai danni di un convoglio militare, un soldato federale e una giovane donna, che ha per lungo tempo vissuto tra i pellerossa, rimangono appiedati nel deserto. Un western atipico, crepuscolare, estremamente violento (sia nelle immagini che nei contenuti) e di grande impatto. All’uscita del film, le scene del massacro finale, ispirate fedelmente alla strage perpetrata dai federali contro gli indiani il 29 dicembre 1890 a Wounded Knee Creek, destarono scalpore per la loro crudezza.
(andrea tagliacozzo)

Niente può essere lasciato al caso

Divertente parodia d’azione dei film di gangster, con il mercante di diamanti Grodin che tenta di rubare dei preziosi da un’importante banca internazionale. Grodin è anche autore dell’adattamento dal best-seller di Gerald A. Browne. Noto anche come Anything for Love e Fast Fortune

Il vento e il leone

Agli inizi del secolo, a Tangeri, uno sceicco rapisce una vedova americana pretendendo dal governo degli Stati Uniti l’eliminazione del sultano del Marocco, che con la sua politica favorisce l’espansionismo coloniale francese e tedesco. Film infarcito degli elementi epici ed eroici da sempre cari al regista e sceneggiatore John Milius. Quest’ultimo rivitalizza lo spirito delle vecchie pellicole d’avventura con un soffio di sensibilità modernità e un grande senso dello spettacolo. Sean Connery tornerà a vestire panni arabi nel 1976 in
Il prossimo uomo
di Richard Sarafian.
(andrea tagliacozzo)

La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia

La prima opera in inglese della Wertmüller (girata a Roma e San Francisco) è un insoddisfacente fantasy-drama sulla relazione tra il giornalista Giannini e la moglie femminista Bergen, che è piuttosto brava.

Stringi i denti e vai

Nel 1908, un giornale del West organizza una corsa di resistenza a cavallo su un percorso, quasi sempre accidentato, lungo 800 miglia. Alla gara, oltre a sei uomini, partecipa anche una donna, che intende servirsi della corsa per liberare il marito, condannato ai lavori forzati. Il regista Richard Brooks – che aveva già affrontato il genere western nel ’56 con L’ultima caccia e dieci anni più tardi con I professionisti – si rifà alla grande tradizione dei film d’avventura con esiti a dir poco notevoli, in alcune sequenze addirittura entusiasmanti. Eccellente l’intero cast. (andrea tagliacozzo)

L’ultimo avventuriero

Nel Courteguay, i rivoluzionari El Rojo, El Condor e Jaime Xenos salgono al potere. Il primo si trasforma in un dittatore più feroce del predecessore, mentre l’ultimo, accusato di aver avuto contatti con El Condor, diventato nel frattempo oppositore del nuovo regime, viene assassinato. Il film, tratto dal best-seller di Harold Robbins
The Adventurers
, è praticamente un disastro (oltretutto, nell’edizione originale lungo quasi tre ore). Non male (ma ininfluente) il cast.
(andrea tagliacozzo)

Una hostess tra le nuvole

Una povera ragazza persegue il proprio sogno di diventare hostess di volo prendendo come modello una donna un tempo steward e ora proprietaria di una compagnia aerea (Bergen). Per ultimo dovrà scegliere tra la carriera e l’uomo da lei amato. Il cast è coinvolgente e le azioni piacevoli, ma il suo gusto un po’ rétro lo fa sembrare un blando film della Hollywood anni Sessanta, eccezione fatta per Myers, il comico strabico i cui numeri sembrano provenire da un film totalmente diverso. George Kennedy non è accreditato. Super 35.

Gioco perverso

Il giovane Nicholas, londinese, giunge a Phraxos, un’isola dell’Egeo, per insegnare in una scuola del posto. L’inglese capita quasi per caso in una villa fatiscente dove fa la conoscenza di uno psichiatra di nome Lambros. Nicholas torna ripetutamente a trovare il misterioso individuo che, ogni volta, si presenta al giovanotto con una nuova identità. Film confuso e pretenzioso. Poco interessante, nonostante il cast.
(andrea tagliacozzo)

Mayflower Madam

Film realizzato per la televisione, ispirato alla vita di Sidney Biddle Barrows. La discendente di uno dei primi pionieri americani si ritrova in ristrettezze economiche. Per continuare a concedersi una vita di lussi, decide di diventare la proprietaria di un bordello per persone altolocate. La stessa Sidney Biddle Barrows appare in un ruolo di contorno. Nonostante la presenza della Bergen, un prodotto decisamente sotto la media. (andrea tagliacozzo)

Ricche e famose

Ultimo film di Cukor e uno dei suoi capolavori. Senza nulla rinnegare della sua carriera, e anzi scegliendo un soggetto esemplare da women’s director (una commedia del vecchio collaboratore John Van Druten già adattata negli anni Quaranta da Vincent Sherman), rende però espliciti alcuni dei suoi temi di fondo (a ottantadue anni Cukor gira la sua più sensuale scena d’amore, in una toilette d’aereo) e si permette un atteggiamento da «autore». Un film di amicizie femminili, un’apoteosi del suo mondo, e una sottile autobiografia sdoppiata: le due donne, l’intellettuale (Jacqueline Bisset) e la scrittrice di bestseller (Candice Bergen), con le loro opposte e speculari nevrosi, le loro alterne fortune, sono un evidente sdoppiamento del Cukor «intellettuale hollywoodiano». Una commovente riflessione sul tempo (tutt’altro che inutile il flashback iniziale), un testamento laico e stoico.
(emiliano morreale)

Il gruppo

Nel 1933, otto ragazze di un college americano, unite da ideali comuni e da sincera amicizia, formano un affiatatissimo gruppo. Conseguita la laurea, le loro strade inevitabilmente si dividono, ma, sebbene le ragazze vadano a vivere in città diverse, continuano a tenersi in contatto. Elegante regia di Lumet, che riesce a trarre il meglio dalle sue bravissime interpreti, quasi tutte all’esordio (compresa Candice Bergen).
(andrea tagliacozzo)

Gandhi

Ampia narrazione della vita e dell’era di Mohandas K. Gandhi, dagli esordi come semplice avvocato fino a divenire il leader di una nazione e un simbolo di pace e comprensione per il mondo intero. La narrazione ad arte è perfetta, nella migliore tradizione dell’epopea hollywoodiana, ma la seconda metà del film non è avvincente quanto la prima. Kinsley è indimenticabile nel ruolo principale. Vinse otto Oscar fra cui quello per il miglior film, miglior attore protagonista, per la regia e la sceneggiatura (di John Briley). Fate caso a Daniel Day-Lewis nei panni di uno dei tre giovani che avvicinano Gandhi per strada.