Lettera d’amore

Per i fan di JJL (quorum nos) sorbirsi un tv-movie non è niente. Peccato solo che l’interprete di
eXistenZ
e di
Miami Blues
non trovi in genere parti migliori, e che fra un po’ la vedremo in
Dogma 4
. In procinto di sposarsi, Scotty (il figlio di George C. Scott, carriera finita nel nulla) trova in una vecchia scrivania una lettera d’amore di una disperata fanciulla dell’Ottocento e tramite un cassetto magico (sic) comincia a corrispondere con lei fino a innamorarsene. Ma come incontrarsi? Una fantasia romantica sull’amore che supera ogni barriera, che non c’entra col best-seller di Cathleen Shine. Ma i tempi non sono più quelli del romanticismo estremo e struggente di
Ritratto di Jennie
, e i registi non riescono più a farci credere a queste storie.
(alberto pezzotta)

Scrivimi una canzone

Una pop star degli anni Ottanta decide di scrivere di proprio pugno le sue canzoni, cosa che non aveva mai fatto nella sua carriera. Le cose però diventano più complicate del previsto e decide così di assumere una ragazza che sembra avere un talento naturale per la musica e i testi dell

Duma

Questo bel film racconta di un ragazzo sudafricano che alleva un cucciolo di ghepardo rimasto orfano. Il giovane sarà alla fine costretto ad affrontare l’inevitabile ritorno dell’animale alla vita selvaggia. Le cure quotidiane del ragazzo verso Duma diventano un viaggio di crescita e scoperta di sé, con un alleato adulto molto particolare al suo fianco. Dal regista di Black Stallion, un ottimo intrattenimento per tutta la famiglia tratto da una storia vera e dal libro a essa ispirato.

The Exorcism Of Emily Rose

Nell’America di questi tempi, una giovane avvocatessa rampante sembra essere la persona giusta al posto giusto. Ma non è tutto oro quel che luccica, almeno per Erin Burner (Laura Linney): la sua rapida carriera come principessa del foro, grande determinazione e zero scrupoli etico-morali, è infatti giunta a una svolta. Un caso più complesso degli altri: la difesa di Padre Moore (Tom Wilkinson), accusato di aver provocato con «pratiche esorcistiche» la morte della ventenne Emily Rose (Jennifer Carpenter). Durante il processo, oltre a difendere il prete dalle accuse dell’inflessibile procuratore Etan Thomas (Campbell Scott), Erin dovrà rimpadronirsi del suo senso religioso (dopo essersi più volte definita agnostica) e, last but not least, resistere agli attacchi delle entità demoniache che si erano precedentemente scontrate con il suo cliente.
Un film che suscita alcune perplessità. Forse sono più dubbi di ordine ideologico che non prettamente tecnico-artistici. Meglio andare con ordine.
The Exorcism Of Emily Rose è difficilmente catalogabile: il suo impasto di horror e court drama è piuttosto ben equilibrato, nessuno dei due elementi prende il sopravvento in modo netto; piuttosto il film vive attraverso l’alternanza dei toni e degli stili, diversi, spesso totalmente opposti, tipici dell’uno o dell’altro genere.
Un esperimento riuscito, quello di Scott Derrickson: pur senza particolari colpi d’ala, il mix funziona in modo soddisfacente, anche se certamente le sequenze meglio riuscite sono quelle, più appassionanti, che si svolgono all’interno dell’aula del tribunale; caratterizzati da un maggior numero di cadute di stile invece i momenti prettamente horror, tanto che agli spettatori più smaliziati (o maldisposti) a volte scapperà pure qualche risata. Nonostante questi aspetti (e le due ore di lunghezza), il film trascorre piacevolmente, più un prodotto medio che un prodotto mediocre.
Veniamo ai dubbi di cui si è parlato più sopra. Il regista ha dichiarato più volte di voler stimolare la riflessione da parte degli spettatori, dando vita a un dibattito tra i sostenitori e i detrattori dell’esistenza del soprannaturale. Ma questa rimane solo una dichiarazione, perché il soprannaturale è caratterizzato esclusivamente con i tratti della simbologia religiosa cattolica e gli «agnostici», già dopo la prima mezz’ora, diventano dei miscredenti incapaci di vedere al di là del loro naso. Anche la dichiarazione iniziale «tratto da una storia vera», stride con questa dichiarata volontà di essere super partes: qual è la «storia vera»? Il processo? Ok. La possessione di Emily? Le sue stimmate?
Abbiate fede, sembra volerci dire Derrickson, ma si raccomanda anche che sia una fede da credulità popolare, da Padre Pio, da madonne che piangono, e attenzione al diavolo che è sempre in agguato. La sua è solo una indifendibile e bieca strategia commerciale, neanche troppo ben mascherata. In definitiva: film decente, ma un po’ pretenzioso e a tratti retorico dal punto di vista dello stile. Sui risvolti, meglio sospendere il giudizio. Tanto quello, prima o poi, arriva per tutti… (michele serra)

Loverboy

Storia di una donna il cui unico scopo nella vita è avere un figlio e nutre la sua ossessione soffocandolo di attenzioni e affetto nei modi più sbagliati possibili, mentre tutti intorno a lei sembrano non rendersene conto — o sono troppo scemi per farlo. Il regista Bacon trasforma il romanzo di Victoria Redel su una donna instabile in un film instabile, con sua moglie Sedgwick nel ruolo principale. Bacon s’impegna molto, ma non riesce a rendere interessante o credibile questo eccentrico racconto. Sosie e Travis Bacon, i figli di Kevin e Kyra, appaiono in piccoli ruoli.

L’altro delitto

Originale la costruzione di questo thriller noir su un detective di Los Angeles che, mentre cerca di aiutare una donna colpita da amnesia, scopre che sono entrambi connessi — per uno strano gioco di reincarnazioni — a un famigerato quarantenne assassino. Intrigante, ma a ben guardare la storia si fa troppo contorta e artificiale per funzionare veramente. E a proposito di artificiale: levate quel cerone a Garcia! Williams compare come uno degli informatori di Branagh.

Singles – L’amore è un gioco

La vita fra i singles di Seattle; per niente facile. Vivace commedia seria con alcune piacevoli caratterizzazioni (soprattutto da parte di Scott e della Sedgwick), ma mai così solida — o perspicace — come ci si poteva aspettare. Il film ha un sacco di musica, di ambientazione e di stile, ma anche una sceneggiatura piuttosto discontinua. Eric Stoltz (che è apparso in tutti i film del regista), Tom Skerritt e Peter Horton hanno dei divertenti cammeo.

Roger Dodger

Roger Swanson, detto «Roger Dodger» (Roger il Furbacchione), per la sua arguta capacità oratoria è un pubblicitario cinico e arrogante con la convinzione di poter manipolare le donne a suo piacimento. Il suo talento di seduttore viene stimolato ancora di più quando giunge inaspettata la visita del nipote sedicenne Nick, giunto nella Grande Mela dal cuore dell’Ohio. Nick scalpita per avere consigli dall’affascinante zio su come conquistare l’altro sesso e esercitarsi nell’arte della seduzione. Nel corso di una notte ambientata tra le mille luci notturne di Manhattan, si assiste all’iniziazione del ragazzo che passa attraverso nightclub, bar e party fuori orario… I trucchi che Roger cerca di insegnare al nipote si rivelano ben presto solo una corazza per difendersi. E lo zio capisce che forse l’inesperto Nick ha qualcosa da insegnargli…

Il primo lungometraggio del neo regista Dylan Kidd, presentato all’ultimo Festival di Venezia, è uno sguardo ironico e divertito sul moderno ego maschile e sulla guerra dei sessi. E lo spettatore lo comprende sin dalla prima scena quando il protagonista Roger Swanson teorizza, fumando una sigaretta, l’inutilità del sesso maschile in un mondo, non troppo lontano, in cui la donna non avrà bisogno dell’uomo neanche per procreare. Virtuosismi dialettici e una buona dose di cinismo le caratteristiche di Roger Swanson interpretato da un Campbell Scott (anche produttore della pellicola) in ottima forma, affascinante e triste, come ogni buon single del ventunesimo secolo. L’arrivo del sedicenne Nick in cerca di esperienze e consigli sul gentil sesso ne sconvolgerà almeno in parte l’esistenza. Al cinismo e al disincanto del rampante zio subentrano l’ingenuità e il buonismo del nipotino reso da Jesse Eisemberg, giovane attore proveniente da Broadway, in modo impeccabile. Ed ecco il turbinio delle luci, dei locali e delle vie di Manhattan messo in scena per una sola notte con uomini e donne soli inutilmente in cerca di compagnia. Se i pregiudizi e i verbosi abbordaggi dello zio sortiscono pochi effetti e sterili incomprensioni, la purezza di un sedicenne, che non ha paura di confessare la sua verginità, lascia attonita e gradevolmente sopresa la fauna single. Come se non bastasse, l’infallibile Roger dovrà affrontare un netto rifiuto dalla donna di cui è, o crede di essere, innamorato, interpretata da una splendida Isabella Rossellini orgogliosa della sua autonomia, mentre Nick incontrerà una ragazza, la bella e comprensiva Jennifer Beals, che non resisterà alla tentazione di dargli il primo bacio. Kidd sembra voler dire «buttate via le vostre maschere e tutto andrà meglio». Fosse così semplice…
(emilia de bartolomeis)