Turista per caso

La vita di Macon Leary (William Hurt) autore di guide pratiche per turisti, viene sconvolta dalla morte del figlio di dieci anni, ucciso durante una sparatoria in un supermercato, e dal conseguente abbandono della moglie (Kathleen Turner). L’improvviso incontro con la svampita Muriel (Geena Davis), però, sembra portare una ventata di freschezza nella sua grigia esistenza. Un film triste e malinconico, a tratti perfino disperato (le sequenze tra Hurt e Kathleen Turner), ma illuminato da frequenti digressioni umoristiche. Ottima la sceneggiatura, tratta dal libro di Anne Tyler e scritta dallo stesso Kasdan in collaborazione con Frank Galati. Una rivelazione la Davis, premiata con l’Oscar 1988 come miglior attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Malice – Il sospetto

Un professore di un college del New England si sente minacciato e messo in ombra dall’arrivo in città di un grosso chirurgo che affitta una stanza da lui e sua moglie. La trama s’infittisce e diventa sempre più sciocca, in questo esile thriller sessuale interessante. Le buone performance aiutano a nascondre i buchi della trama fino all’epilogo, in cui tutto va a pezzi. Troppo surriscaldato e piuttosto assurdo.

Dear Wendy

Il piccolo Dick vive in un quartiere degradato di un’imprecisata cittadina della provincia statunitense. Qui trascorre le sue giornate in compagnia di Wendy, il piccolo revolver a cui il giovane tiene moltissimo. Incontra un altro ragazzo che, come lui, ama le armi da fuoco e insieme danno origine alla gang, The Dandies, la cui unica regola è utilizzare le pistole solo per gioco. Ma l’imprevisto è dietro l’angolo.

Titan A.E.

Anno 3028. La razza umana, al culmine del suo sviluppo tecnologico, viene annientata dagli spietati Drej. Il professor Tucker affida al figlio Cale un anello in grado di attivare un’ipersofisticata astronave di sua invenzione: il Titan A.E. 15 anni dopo: Cale lavora in una discarica spaziale; gli umani sono praticamente estinti, ma dal passato spunta fuori Corso, vecchio amico di Tucker, che tenta di convincere Cale a ritrovare il Titan A.E. e a lottare così per la causa dell’umanità. Dopo il flop di Anastasia Don Bluth ci riprova, ma Titan A. E. – al di là delle prodezze tecniche ostentate – è un’opera che riafferma tutti i limiti di un cineasta il quale, ossessionato dalla realizzazione e dal «maraviglioso», non riesce ad attivare alcuna suggestione narrativa. Sfruttando una misera traccia parahubbardiana (siamo dalle parti di Attacco alla Terra ), Bluth mette in campo tutti i progressi compiuti dalla sua squadra: e si tratta comunque di cose notevolissime, che però hanno il difetto di ritrovarsi in un film drammaticamente inerte, al quale manca quel soffio vitale che rende interessante anche il meno ispirato dei cartoon Disney. Come in una specie di showcase industriale, Titan A.E. risulta così un prodotto promozionale di tutte le maraviglie realizzabili in un futuro non lontano, del tutto privo di quel radicamento affettivo indispensabile per incontrare i bisogni immaginari del pubblico. (giona a. nazzaro)

Independence Day

Spettacolare — e stupida — saga fantacientifica su truppe aliene che volano sulla Terra e progettano di attaccarla. Il presidente Usa (Pullman) cerca di capire qual è il modo migliore per combatterle, mentre la situazione cambia di ora in ora. Gli effetti speciali — importanti e premiati con l’Oscar — sono impressionanti, ma le storie dei protagonisti sono così stupide, la scrittura così zoppicante e qualche interpretazione così forzata che, a confronto, fanno sembrare brillanti alcuni stupidi film di fantascienza degli anni Cinquanta. Esiste anche una versione con 15 minuti in più. Super 35. Un Oscar agli Effetti Speciali e un’altra nomination.

Alien Autopsy – Una storia vera

A metà degli anni Novanta due giovani cineasti inglesi finiscono su tutti i media del mondo: mostrano le sconvolgenti immagini dell’autopsia praticata a uno degli alieni caduti a bordo di una astronave nel deserto americano molti anni prima. Un fatto passato alla storia come «incidente di Roswell», sempre negato ufficialmente dalle autorità. Il video, che i due dicono di essere riusciti a sottrarre dai segretissimi archivi dell’esercito degli Stati Uniti, sarebbe dunque la prova che gli extraterrestri esistono davvero…

Scappatella con il morto

Harry, giovane e ambizioso medico, trascura la moglie Marjorie. Quest’ultima, su consiglio della sorella minore, decide di concedersi un’avventura extraconiugale. La donna si reca in una stanza d’albergo con un affascinante sconosciuto che, durante il rapporto, muore d’infarto. Solo più tardi Marjorie viene a sapere che l’uomo era il fratello del marito. Commedia nera dall’andamento altalenante. Non tutte le gag vanno a sempre a segno, ma l’insieme è tutto sommato divertente.
(andrea tagliacozzo)

Magic Numbers

Russ Richards (John Travolta), piccola celebrità della televisione locale di Harrisburg in Pennsylvania (legge le previsioni del tempo), ha problemi finanziari per colpa della sua seconda attività: vende motoslitte e quello del 1988 è l’inverno più caldo della storia. Ormai sull’orlo della bancarotta decide di affidarsi a un amico discutibile, che gli propone di truccare le estrazioni del lotto. Per fare questo si deve servire della valletta televisiva, ambiziosa e cinica (Lisa Kudrow). Si innescano una serie di complicazioni che portano la storia fino al surreale, ma alla fine… Dalla stessa regista di C’è post@ per te , Nora Ephron, si poteva correre il rischio di assistere a un altro film assurdo, melenso e noioso. Non che Magic Numbers sia granché, ma almeno non caria i denti come il precedente. Un Travolta forse sfruttato male, ma sempre grandissimo. Due o tre volte si ride molto, per il resto prevedibile e banale. (andrea amato)

Sommersby

Finita la guerra civile Gere torna nella sua casa del Sud dopo sei anni di prigionia, ma la moglie non riconosce più l’uomo che aveva sposato. Ambientazioni e fotografia sontuose (in Virginia), per un film in grado di trasportarvi nel tempo e nello spazio, ma nonostante le buone performance i personaggi rimangono distanti, e così pure i loro guai. Gere è produttore esecutivo. Remake del successo francese Il ritorno di Martin Guerre. Panavision.

Per favore ammazzatemi mia moglie

Un ricchissimo uomo d’affari americano pianifica l’omicidio dell’odiosissima consorte. Ma quest’ultima nel frattempo viene rapita. L’uomo, ovviamente, non pensa minimamente a versare i soldi del riscatto. Scoppiettante commedia, ricca di gag e colpi di scena. Praticamente incontenibili Danny DeVito e Bette Midler. (andrea tagliacozzo)

Crimini invisibili

Il primo film americano di Wenders dopo Paris, Texas è splendido da guardare, ma complessivamente un po’ confuso e poco maturo. Un produttore cinematografico (Pullman) si nasconde presso una famiglia messicana dopo aver rischiato la morte perché coinvolto in un progetto ad alta sicurezza nell’osservatorio di Griffith Park. La Lind è affascinante come controfigura; la MacDowell un po’ meno convincente, vestita di soli slip e reggiseno. La musica di Ry Cooder rappresenta un punto a favore, così come il brano Until the End of the World degli U2. Super 35.

Il serpente e l’arcobaleno

Ad Haiti un antropologo, giunto dell’Università di Harvard per studiare il fenomeno dei morti viventi, conosce una giovane psichiatra: la ragazza lo aiuta a rintracciare un professore che un malvagio stregone ha trasformato in uno zombie. Uno dei migliori horror di Wes Craven, inquietante discesa nell’inferno dei riti Voodoo. La lunga sequenza in cui il protagonista viene sepolto vivo è a dir poco agghiacciante. (andrea tagliacozzo)

Insonnia d’amore

Una donna che si è appena fidanzata sente in un programma alla radio un vedovo che parla della moglie scomparsa e vuole assolutamente incontrarlo, convinta che lui possa essere l’uomo del suo destino. Dolce commedia romantica, con due protagonisti perfetti, anche se le ripetute allusioni al vecchio strappalacrime Un amore splendido fanno venire il dubbio che l’unico modo per creare storie d’amore vecchia maniera in un film degli anni Novanta sia evocare un prodotto dell’epoca d’oro di Hollywood. Cosceneggiato dalla Ephron, due nomination agli Oscar.

Balle spaziali

Parodia di Guerre Stellari e, più in generale, del cinema di fantascienza degli anni Settanta e Ottanta. Il pianeta del dittatore Skroob sta per esaurire la scorta di ossigeno. Il tiranno incarica il cattivissimo ma imbranato Lord Dark Helmet di prelevare l’aria necessaria dal pianeta Druidia. A salvare la situazione, però, ci pensa l’intrepido Lone Starr. Qualche trovata comica è ancora degna del genio (ormai sbiadito) di Mel Brooks, ma la maggior parte delle gag, francamente, lascia alquanto perplessi. In seguito, il regista farà addirittura di peggio. (andrea tagliacozzo)