Mare dentro

Un uomo che ha vissuto da tetraplegico per 28 anni si batte per il diritto di morire, ma la sua famiglia — e anche l’avvocato che accetta di rappresentarlo — passa attraverso tutta una gamma di emozioni riguardo la sua lotta e il possibile esito. Raccontato con molta fantasia, con una straordinaria prova di Bardem, Coppa Volpi a Venezia: il dibattito sull’eutanasia rischia però di soffocare i sottotemi più interessanti (l’amore come stato mentale, la lotta contro la vita anziché contro la morte). La drammaturgia si perde nell’effettismo a rischio di kitsch e non esclude il rischio di spettacolarizzare il dolore, dato che espunge gli aspetti più sgradevoli dell’infermità e invita ad abbandonarsi alle lacrime più che a ogni altro sentimento. Vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero. 

The Orphanage

Laura ha trascorso gli anni più felici della sua infanzia in un orfanotrofio vicino al mare, accudita dal personale e dagli altri bambini orfani che lei ha amato come fossero fratelli e sorelle.

Trent’anni dopo, torna in quel luogo con suo marito Carlos e il figlio Simon di sette anni, con il sogno di ristrutturare e riaprire l’orfanotrofio, a lungo chiuso e abbandonato, per farne una dimora per bambini disabili.

La nuova casa e i suoi dintorni misteriosi stimolano l’immaginazione di Simon, e il ragazzo comincia ad intrecciare una tela di storie fantastiche e di giochi con amici immaginari… Una pericolosa tela che comincia a infastidire Laura, trascinata nello strano mondo del bambino che riecheggia di ricordi a lungo dimenticati e profondamente inquietanti della sua stessa infanzia. Carlos resta scettico, convinto che Simon stia inventando tutto nel disperato tentativo di attirare l’attenzione. Ma Laura lentamente si convince che qualcosa di terribile, rimasto a lungo nascosto, si aggiri nella vecchia casa.