Ritratto di signora

Una bella e ricca americana sposa un avventuriero che la ridurrà in uno stato di sudditanza psicologica. Sembrerebbe un adattamento letterario come tanti altri: i costumi e le scenografie sono quelli, la musica è addirittura Schubert e il cast è perfetto (Malkovich sembra un aggiornamento del Valmont delle Relazioni pericolose, la Kidman si conferma una delle migliori attrici della sua generazione). Il canovaccio jamesiano, coi suoi molteplici fattori di repressione, costringe invece la regista a far esplodere la violenza dei rapporti in frammenti minimi di racconto, a squarciare la vicenda con lampi sempre trattenuti, in costante conflitto con l’epoca, i personaggi, le loro psicologie. Questa tensione diventa l’anima stessa del film. La notte, i sogni, i ralenti, i primissimi piani fanno di questo film un piccolo gioiello di ambiguità, lontano da ogni manicheismo e psicologismo. Due nomination agli Oscar. (emiliano morreale)

Zia Julia e la telenovela

Un film eccentrico, ambientato nella New Orleans del 1951: Reeves è un giovane sensibile che si innamora della zia sexy (Hershey) e nel contempo subisce l’influenza di Falk, uno scrittore terribilmente bizzarro, autore di una soap-opera radiofonica che attinge alla vita reale in modi che il suo giovane protetto non può nemmeno concepire. Divertente, strano e originale: non sempre centrato, ma con alcuni momenti ispirati. Falk è esilarante, e ci sono volti familiari in gustosi cammei. Musica di Wynton Marsalis, che fa anche un’apparizione. Tratto dal romanzo omonimo di Mario Vargas Llosa.

Il migliore

Il giovane Roy, promessa del baseball, viene messo fuori gioco da una ragazza che gli spara cinicamente alle gambe. Diversi anni dopo, alla soglia dei trentacinque anni, l’uomo viene ingaggiato come riserva della squadra Knights. Tra lo stupore generale, lo stagionato atleta si dimostra un vero campione. Dal romanzo di Bernard Malamud, un dramma ben confezionato (bella e fin troppo patinata la fotografia di Caleb Deschanel) ma irrimediabilmente vuoto, prolisso e incline al facile sentimentalismo. Robert Redford, all’epoca quarantasettenne, era fin troppo maturo per il ruolo, ma se la cava egregiamente. Sceneggiatura di Robert Towne.
(andrea tagliacozzo)

Ore 11:14 – Destino fatale

Una cittadina della sonnolenta provincia americana si prepara a un’altra notte quieta. Tutto fila liscio fino alle 11:14 di sera. Quando scatta l’ora fatale, una serie di incidenti mortali la trasportano in una dimensione di terrore mai conosciuto prima. Un ubriaco investe un passante; una commessa viene ferita durante una rapina; un padre scopre il crimine commesso dalla figlia e cerca di far scomparire il corpo del reato; tre adolescenti in vena di follie notturne investono una loro coetanea che è incinta… Morti apparentemente slegate tra loro. Ma nulla appare come effettivamente è. Tutto invece ha un nesso. Causa ed effetto, come un micidiale congegno ad orologeria programmato per deflagrare alle 11 e 14 della sera.

Puntuale. Il meccanismo messo a punto dal debuttante
Greg Marcks,
con una solida palestra di corti alle spalle e nulla più, scotta puntuale e fa sbocciare questo gioiellino di film pervaso da un solleticante
humor
nero che strappa risate e sensazioni forti in salomonica misura. Il concetto di fondo non è nuovo: sezionare un istante, trasformarlo in un prisma dalle molte facce e ruotarlo divertiti fra le mani fino a trovare la giusta angolatura che fa partire il raggio di luce meravigliosamente scomposta nei toni dell’arcobaleno. La dimensione ludica rafforzata da un’azzeccata colonna sonora e l’ambientazione malata dell’immota provincia
yankee
fanno da corollario a questo
vaudeville
orrorifico dove piano piano la matassa si srotola ed emergono gli eventi nel loro svolgersi effettivo, tradendo così le cause e gli effetti, i carnefici e le vittime, gli angeli e i diavoli.

Un cast di attor giovani si amalgama bene con
Patrick Swayze
(Dirty Dancing, Ghost),
Barbara Hershey
(I diffidenti, Un mondo a parte, La figlia di un soldato non piange mai)
e
Hilary Swank
(The Gift, Insomnia, The Core)
che giocano del resto parti da protagonisti un po’ defilati. Occhio invece alla ventitreenne bambolina perversa
Rachel Leigh Cook.
Scoperta dalla Miramax in
Kiss Me,
passin passetto sta scalando rapidamente la collina del successo.

11:14 – Destino fatale
sarà nei cinema dal 20 agosto. Distribuzione Nexo.

(enzo fragassi)

Un mondo a parte

Nel 1963, in Sudafrica, Gus e Diana Roth, giornalisti bianchi, si battono contro l’apartheid. Quando lui è costretto a fuggire e lei viene arrestata, i figli della coppia, tra i quali la tredicenne Molly, rimangono con la nonna. Esordio alla regia di un grande direttore della fotografia (due volte premio Oscar, nell’84 con
Urla del silenzio
e nell’86 con
Mission
), capace di realizzare un film non banale e tutt’altro che retorico, commovente e (almeno apparentemente) sincero. Le tre protagoniste – Barbara Hershey, Jodhi May e Linda Mvusi – vinsero il premio ex aequo per la migliore interpretazione al Festival di Cannes 1988.
(andrea tagliacozzo)

Hannah e le sue sorelle

La vicenda, ambientata a New York, ruota attorno alle sorelle Hannah, Holly e Lee. Il marito della prima, Elliott, s’innamora di Lee che, pur essendo già legata a un maturo pittore, ricambia i sentimenti del cognato. Vagamente ispirato alle Tre sorelle di Checov (che aveva già influenzato un altro film di Woody Allen, il drammatico Interiors ), un groviglio di situazioni, personaggi e sentimenti dipanato con grande sensibilità e sense of humour dal regista newyorchese. Dramma e commedia s’integrano senza sforzo in uno dei suoi film (giustamente) più celebrati. Allen tenterà di ripetersi, con esiti addirittura superiori, con Crimini e misfatti . Tre Oscar: a Michael Caine (attore non protagonista), a Diane Wiest (attrice non protagonista) e a Woody Allen (per la sceneggiatura). (andrea tagliacozzo)

L’ultima tentazione di Cristo

Dal romanzo di Nikos Kazantzakis, una personale e suggestiva ricostruzione della vita di Cristo, non più essere divino e soprannaturale, ma uomo, con tutti i dubbi e le debolezze che lo caratterizzano. Considerato blasfemo da alcuni esponenti della Chiesa, il film in realtà è molto più rispettoso nei confronti della religione di quanto non possa sembrare a prima vista (e viene il dubbio che i suoi detrattori non abbiano visto le sequenze finali in cui Gesù rifiuta la famosa «ultima tentazione» del titolo). Straordinarie la regia di Scorsese (in vena di sperimentalismi visivi) e la tormentata sceneggiatura di Paul Schrader, anche se una durata più contenuta avrebbe giovato all’equilibrio del film.
(andrea tagliacozzo)

America 1929: sterminateli senza pietà

In America, durante la grande crisi del ’29, la giovane Boxcar Bertha, rimasta orfana, ha una breve relazione con un sindacalista. Quindi si lega ad un lestofante. I tre, assieme ad un terzo elemento, spinti da un desiderio di rivalsa, realizzano una serie di rapine ai danni dei magnati delle ferrovie. Al suo primo film importante – l’esordio vero e proprio risale al 1968 con
Chi sta bussando alla mia porta?
– Martin Scorsese mette in mostra uno stile ancora acerbo ma piuttosto efficace. Prodotto da Roger Corman.
(andrea tagliacozzo)

La figlia di un soldato non piange mai

La storia picaresca di una famiglia di espatriati americani che vive a Parigi negli anni Sessanta e Settanta e di quello che accade quando tornano a casa. Kristofferson è eccellente nella parte di un romanziere virile e altrettanto bravi la Sobieski e Bradford in quella dei figli, che passano attraverso varie crisi adolescenziali, ma il film perde tensione quando si sposta in America e diventa molto più banale. Basato su un romanzo autobiografico di Kaylie Jones, figlia dello scrittore James Jones.

Lantana

Lantana: erba nociva e fastidiosa dai fiori colorati e aromatici. È in mezzo a questo tipo di vegetazione che giace il cadavere di una psicologa divenuta scrittrice per raccontare il dramma della figlia, assassinata appena undicenne senza nessuna apparente spiegazione. Il caso viene affidato a Leon, un detective il cui matrimonio è da tempo in crisi e che ha da poco iniziato a tradire la moglie. Indagando sulla scomparsa della donna, il poliziotto non riuscirà a trovare l’assassino ma farà i conti con i propri errori ed entrerà nella vita di altre tre coppie, scoprendo le loro dinamiche e i loro segreti e capendo che il bisogno d’amore è una delle pulsioni più dirompenti dell’animo umano. Molto noto in patria come regista di spot pubblicitari, l’australiano Ray Lawrence confeziona un buon thriller psicologico, il cui merito principale consiste nella capacità di incuriosire lo spettatore riguardo i segreti nascosti nelle relazioni di quattro coppie assolutamente ordinarie. Le vite degli otto personaggi del film si intrecciano in maniera più o meno stretta, dando vita a situazioni in cui la tensione cresce lentamente ma inesorabilmente per tutte le due ore del film. Nessuno è quello che sembra e tutti, o quasi, hanno qualcosa da rimproverarsi. Il dramma della scomparsa di una donna ne scoperchia molti altri, meno gravi ma ugualmente angoscianti per chi si trova a viverli cercando disperatamente di rimettere le cose a posto. Le cinque interpreti del film (Kerry Armstrong, Daniela Farinacci, Leah Purcell, Rachael Blake e Barbara Hershey) sono state premiate ex-aequo come migliori attrici protagoniste nell’edizione 2001 degli Afi, gli Oscar australiani, che hanno visto trionfare
Lantana
anche nelle categorie riservate al miglior film, alla miglior regia e alla miglior sceneggiatura.
(maurizio zoja)

Il cigno nero – Black Swan

Il cigno nero

mame cinema IL CIGNO NERO - STASERA IN TV IL FILM DI ARONOFSKY scena
Una scena del film

Nina Sayers (Natalie Portman) è una ballerina talentuosa, ma dalla personalità fragile e vulnerabile. Ciò è dovuto al suo rapporto morboso con la madre, Erica (Barbara Hershey), anche lei un’ex ballerina. Ossessionata dal fallimento della carriera della madre, Nina è alla costante ricerca della perfezione. E quando il direttore artistico Thomas Leroy (Vincent Cassel) annuncia di voler rappresentare Il lago dei cigni, Nina fa l’audizione per avere il ruolo della protagonista. Ma per far ciò, la ragazza deve essere sia il cigno bianco che il cigno nero.

Quando Nina ottiene inaspettatamente il ruolo tanto desiderato, ha inizio un lungo e duro allenamento, durante il quale Leroy teme che la ballerina sia capace di interpretare solo il cigno bianco. E l’arrivo di un’altra ragazza, Lily (Mila Kunis) mette ancora più in crisi Nina, facendole temere che la nuova arrivata possa soffiarle il posto. Pian piano, quindi, la protagonista vedrà emergere il proprio cigno nero: e, a quel punto, nessuno potrà più fermarla. Solo lei, infatti, è la vera nemica di se stessa.

Curiosità

  • Il cigno nero è stato il film d’apertura della 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e successivamente è stata presentata al Toronto International Film Festival 2010. Il film concorreva per il Leone d’oro, diventando il terzo film di Aronofsky ad essere presentato alla Biennale, dopo The Fountain – L’albero della vita e The Wrestler.
  • Per la sua interpretazione, Natalie Portman è stata premiata con l’Oscar alla Miglior attrice protagonista, oltre che con il Golden Globe per la Migliore attrice in un film drammatico. Sul set del cigno nero, inoltre, la Portman ha conosciuto il suo attuale marito, il ballerino e coreografo Benjamin Millepied. Dall’unione sono nati due figli.
  • In totale, alla fine del mese di maggio del 2011, il film ha incassato 107 milioni di dollari nei soli Stati Uniti e 222 milioni nel resto del Mondo.
  • Aronofsky e Natalie Portman avevano deciso di fare insieme un film sulla danza già quando lei aveva 20 anni e studiava all’università. L’attrice aveva preso lezioni di danza classica e moderna fino all’età di 13 anni.
  • Per il ruolo di Lily sono state prese in considerazione Eva GreenRachel McAdamsEmily Blunt e Blake Lively. Nel luglio del 2009 l’attrice Mila Kunis viene ingaggiata per il ruolo dell’antagonista della Portman.
  • Data l’impossibilità di occupare un teatro newyorkese per la durata delle riprese del film, solo alcune scene sono state girate al Lincoln Center, gran parte delle riprese si sono svolte negli spazi del Purchase College, della State University of New York, chiuso durante le vacanze invernali.

Colpo vincente

Hackman ha un’ultima chance di lavoro come allenatore della squadra di basket del liceo di una piccola cittadina dell’Indiana negli anni Cinquanta, e affronta la doppia sfida di portare i suoi ragazzi al campionato dello Stato e di riscattarsi. Assolutamente accattivante (e altrettanto assolutamente calcolata), questo spaccato ben costruito di vita americana è irresistibile. Hackman è eccezionale come di consueto, Hooper è ok nell’appariscente ruolo di un alcolizzato appassionato di basket. Scritto da Angelo Rizzo.

Spiagge

Le amiche C.C. Bloom e Hillary si conoscono a undici anni su una spiaggia di Atlantic City. La loro amicizia resiste nel corso degli anni. Dopo aver conseguito la laurea in legge, Hillary si trasferisce a New York dove vive C.C., nel frattempo diventa cantante. Nemmeno l’amore per lo stesso uomo riesce a incrinare il rapporto tra le due donne. Il film è un continuo e poco convincente alternarsi di toni drammatici e umoristici. Brave le protagoniste: misurata la Hershey, più strabordante e istrionica la Midler.
(andrea tagliacozzo)