L’oro della California

Sullo sfondo della Guerra di secessione, un ufficiale dell’esercito del Nord (interpretato da Randolph Scott, l’attore prediletto e più rappresentativo dei migliori western di Budd Boetticher) deve tradurre un cospicuo quantitativo d’oro dalle miniere della California alla costa orientale, per risollevare le sorti del conflitto. L’impresa, osteggiata dai sudisti, rivelerà nel protagonista una tempra eccezionale da eroe privo di sfumature sentimentali e dotato di sano senso pratico. Ancora un percorso di formazione e di autodeterminazione, in cui le scelte umane e le decisioni drammatiche costituiscono un tracciato morale dagli accenti forti; la Guerra civile è eletta a scenario sintomatico della persistente dilacerazione americana. Da segnalare, nel cast, la presenza di Virginia Mayo. (anton giulio mancino)

I giganti uccidono

Un giovane ingegnere di grandi capacità ottiene un posto di rilievo nella direzione di un grande complesso industriale. Il presidente della società, un uomo duro e pragmatico, fa capire al giovane che è stato assunto per rilevare il posto di un anziano dirigente, da tempo ammalato e d’idee troppo umanitarie per i suoi gusti. Eccellente cast per un dramma ben congegnato scritto da Rod Serling che gli attori Sloane e Begley avevano già interpretato per la televisione americana.
(andrea tagliacozzo)

L’urlo della battaglia

Birmania, seconda guerra mondiale. Un gruppo di guastatori, alle direttive del generale di brigata Frank Merrill, deve impedire che le truppe tedesche si uniscano a quelle giapponesi. La marcia continua faticosa e insensata attraverso foreste tropicali, resti di templi buddhisti, piccoli villaggi di contadini, mentre gli agguati, le malattie e la fatica decimano la truppa. Il comando obbliga Merrill ad avanzare, benché allo stremo delle forze e malato di cuore… Samuel Fuller è uno dei cineasti fondamentali del dopoguerra, una personalità capace di colmare il grande divario rappresentativo esistente tra Hollywood e il resto del mondo. Forse per questo è stato adorato dagli autori europei, che lo hanno omaggiato invitandolo nei propri film: Godard in
Pierrot le fou
(1965), Wenders in
L’amico americano
(1977), e così via… Fuller è stato un traghettatore. Ha navigato da una sponda all’altra dell’immaginario cinematografico, e la sua zattera è stata il film di guerra. Guerra sporca, ripugnante, orrendamente massificata da entrambe le parti in causa. Non più alleati e nemici, vincitori e vinti, buoni e cattivi. Semplicemente, un manicomio all’aperto. Come in
Il grande uno rosso
(1980), dove una finta infermiera sgozza militari tedeschi a tempo di valzer, anche in
L’urlo della battaglia
Fuller coreografa la follia bellica inscenando alcune grandiose visioni di combattimento e di morte. Al di là dell’umano e della dignità, rimane il compito da assolvere: come bestie, come una mandria mandata al macello. Un capolavoro incontestabile, manomesso nel finale dalla produzione.
(francesco pitassio)

Superbo classico del cinema bellico, firmato dal più grande, cinico e disilluso maestro del genere,
L’urlo della battaglia
obbedisce molto meno di quel che sembra ai canoni patriottici di tanti film sulla seconda guerra mondiale. Nella strategia di seguire la lunga marcia nella giungla di un plotone di stremati soldati americani, impegnati in una missione impossibile, c’è la volontà di Fuller di mostrare l’aspetto meno edificante di ogni conflitto. Non c’è ombra di retorica eroica nella storia dell’inflessibile – e a suo modo crudele – colonnello Merrill (l’insuperabile Jeff Chandler, che interpretò tre volte sullo schermo il ruolo di Cochise) e dei suoi uomini, e l’obiettivo verrà raggiunto solo attraverso la progressiva consunzione e disumanizzazione dei soldati. Un capolavoro che è servito da modello al recente
La sottile linea rossa
.
(anton giulio mancino)

I vampiri di Salem Lot

Un antropologo divorziato, per conquistare la stima del figlio adolescente, si trasferisce in una piccola cittadina del Maine. Incuriosito da alcune stranezze, l’uomo scopre che tutti gli abitanti del luogo sono dei vampiri. Ispirato al romanzo di Stephen King «»«Salem’s Lot», un horror curioso che agli ingredienti tipici del genere unisce una buona dose d’umorismo e una non celata metafora politica. In una parte di rilievo compare Samuel Fuller.
(andrea tagliacozzo)