Giro di lune tra terra e mare

Uno dei film italiani più affascinanti e curiosi degli ultimi anni, uno dei pochi che possano essere definiti «poetici» senza sfiorare il ridicolo (forse solo insieme a quelli di Sergio Citti). Gaudino, scenografo e «cortista» indipendente, esordisce nel lungometraggio con un’opera non costosa ma travagliata, complessa anzitutto per il suo stesso autore (che l’ha accorciata di oltre 20 minuti dopo la «prima» veneziana del ’97). Le vicende di una famiglia di pescatori e di piccoli contrabbandieri (il patriarca è Aldo Bufi Landi, volto immenso e noto agli spettatori dei melodrammi napoletani degli anni ’50) fanno da filo conduttore, e la voce del figlio piccolo racconta la storia e il mito di Pozzuoli: la Sibilla Cumana, il terremoto, la morte di Agrippina Irrisolto e irrisolvibile, stratificato e anti-narrativo, in un andirivieni tra passato e presente, ancorato saldamente alle pietre e alle parole (in dialetto strettissimo) di Pozzuoli: un luogo e una serie di tempi coesistenti, ma sotto il segno di una fine continua e incombente. Raffinatissimo il montaggio visivo e sonoro, quasi frastornante a un’unica visione.
(emiliano morreale)

47 morto che parla

Totò è Antonio Peletti, ricco e avarissimo barone che ha ereditato dal padre una fortuna in monete d’oro. Secondo il testamento paterno, però alla sua morte, Antonio dovrebbe lasciare metà del tesoro di famiglia al Municipio e l’altra metà al figlio Gastone. Ma il barone nega l’esistenza del testamento e caccia di casa Gastone. Da una commedia di Ettore Petrolini, uno dei film meno felici di Totò, stranamente frenato da un testo più rigoroso rispetto ai canovacci a cui era solitamente abituato. (andrea tagliacozzo)

Il clan dei marsigliesi

Tratto da «Lo scomunicato (L’excommunié)», un romanzo ambientato nella malavita francese degli anni Trenta e Quaranta scritto dallo stesso regista. Il noto gangster Robert finisce in prigione per avere ucciso diversi rivali malavitosi durante un cruento scontro a fuoco. In carcere ritrova Xavier, un vecchio amico, con il quale progetta di evadere. Inferiore ai film precedenti di José Giovanni, piccolo maestro del noir alla francese.
(andrea tagliacozzo)

Don Chisciotte e Sancio Panza

Desideroso di emulare le nobili gesta dei cavalieri erranti, Don Chisciotte della Mancia parte in cerca di avventure accompagnato dall’inseparabile scudiero Sancio Panza. Con tutti i suoi limiti, il film risulta comunque tra i lavori più curati della celebre coppia di comici siciliani; più un affettuoso omaggio che una satira del celebre romanzo di Cervantes.
(andrea tagliacozzo)