Rischio a due

Negli Stati uniti le scommesse sportive sono illegali in quasi tutti gli stati, ma dare consigli sulle scommesse non lo è. Per questo Brandon Lang (Matthew McConaughey), ex giocatore di football con la carriera stroncata, si imbarca in un lavoro per il quale dimostra un fiuto formidabile. Viene così assoldato da Walter Abrams (Al Pacino), un uomo ossessionato dalle scommesse che gestisce una potente agenzia. La strettissima collaborazione fra i due frutta soldi e successo crescenti, finché il giocattolo si rompe: Brandon comincia a non indovinare più i risultati. Oltre alle perdite finanziarie si complica il rapporto fra Walter e Toni (Rene Russo), sua moglie, che ha un passato di dipendenza dalla droga.

Il padrino – Parte III

L’ultimo episodio della saga dedicata alla famiglia mafiosa di Vito Corleone, di Francis Ford Coppola. Il padrino Mike (Al Pacino) in preda al rimorso lascia il comando al nipote (Andy Garcia) e cerca di ripulire gli affari e la coscienza con operazioni finanziarie d’accordo con il Vaticano. Molti i riferimenti ai complotti e agli intrighi degli anni Ottanta, dal finanziere Calvi a Papa Giovanni Paolo I. Forse eccessiva questa terza parte, un’autocelebrazione che svilisce i primi due capolavori. (andrea amato)

Carlito’s Way

Carlito Brigante esce di prigione e vorrebbe rifarsi una vita, ma il suo avvocato lo coinvolge nella vendetta contro un boss mafioso. Uno dei più bei De Palma di sempre, un film in cui il citazionismo (pur presentissimo) è lasciato decantare e in cui domina un sentimento amaro del destino, un’apologia del loser, un sontuoso senso di morte. Anche il più postmoderno dei registi degli anni Ottanta tende a una consistenza dolorosa, e segna la fine del manierismo di quel decennio. Pur impastato di cinema, Carlito’s Way è un film le cui preoccupazioni centrali non sono essenzialmente cinefile. E varrebbe la pena di vederlo solo per ammirare il duetto tra lo stoico Al Pacino e un irriconoscibile Sean Penn nei panni dell’ambiguo avvocato: affascinante, tragico, demoniaco. (emiliano morreale)

Paura d’amare

Johnny è appena uscito di prigione. Riesce a trovare un lavoro di cuoco nella tavola calda dove lavora la cameriera Frankie. Tra quest’ultima, ancora giovane ma già delusa dagli uomini e dalla vita, e il nuovo arrivato nasce, anche se tra piccole difficoltà e ritrosie, una tenera storia d’amore. Le straordinarie interpretazioni di Pacino e, in particolare, della Pfeiffer elevano il film ben al di sopra degli standard del regista Garry Marshall (quello di
Pretty Woman
). Ottima anche la sceneggiatura di Terrence McNelly.
(andrea tagliacozzo)

Revolution

Ambiziosa ricostruzione della guerra d’Indipendenza americana. Nel 1776, in America, i coloni cominciano a ribellarsi alle autorità britanniche. Quella che sembrava una piccola insurrezione si trasforma in una sanguinosa guerra civile. Tom si arruola nell’esercito dei ribelli per stare accanto al figlio Ned, tamburino del reggimento. Nonostante l’ottimo cast – comunque malservito da una sceneggiatura superficiale e una regia di maniera – il film fu un clamoroso insuccesso.
(andrea tagliacozzo)

Sfida senza regole – Righteous Kill

Dopo trent’anni di lavoro di squadra al Dipartimento di polizia di New York, i pluridecorati detective Turk e Rooster (De Niro e Pacino)non sono ancora pronti per la pensione. In città, sono stati assassinati dei presunti criminali. La polizia è certa che si tratti di un serial killer, perché lascia poesie sui cadaveri a motivazione del suo gesto.

La recitazione classica dei due mostri sacri (che finalmente condividono le stesse inquadrature dopo essersi sfiorati in Il Padrino – Parte II e Heat – La sfida) non basta per dimenticare la banalità della sceneggiatura crepuscolare di Russell Gewitz. E la disparità prpgressiva di tempo trascorso da uno dei due protagonisti telefona la sorpresa finale nel peggiore dei modi.

 

 

People I Know

Eli Wurman è un PR newyorchese un po’ in decadenza, sia fisica che d’affari. Ha pochi clienti, uno in particolare, il più ricco, l’attore premio Nobel Cary Launer. Proprio Launer chiede a Wurman di fare uscire di galera una starlette della televisione, con cui ha una relazione. La ragazza fa scoprire a Eli un giro di festine, a base di sesso e droga, nei piani alti di Wall Street. La modella, che sa troppo, viene uccisa in albergo e lascia a Eli una videocamera con immagini compromettenti per molti potenti. Eli, parallelamente, sta organizzando un party di beneficenza per salvaguardare i diritti umani di tre immigrati nigeriani. La festa è un successo, ma il suo aver ficcato il naso in acque torbide lo porterà… Un thriller ben congegnato, semplice e pulito, ma con un cast eccezionale e un Al Pacino sempre grandissimo. La trama, forse, potrebbe risultare fin troppo prevedibile, ma la giusta tensione dei personaggi riesce a non svilire il tutto. Un’altra buona prova da parte del regista Daniel Algrant (Vado a vivere a New York) e una Grande Mela un po’ diversa, ma reale, da come ci viene raccontata da un anno a questa parte. (andrea amato)

Seduzione pericolosa

Un poliziotto di New York, in crisi per il recente divorzio, pensa seriamente di mollare il mestiere. Ma il complicatissimo caso riguardante l’assassinio di tre uomini, probabilmente uccisi da una psicopatica che sceglie le sue vittime tra gli inserzionisti di una rubrica di cuori solitari, lo induce a rimandare la sua decisione e a buttarsi nelle indagini. Un thriller poco originale nelle premesse – il similare Blue Steel, girato da Kathryn Bigelow l’anno successivo, è di gran lunga più interessante – ma ben confezionato e non privo di momenti di tensione. Bravi gli interpreti, tra i quali la rivelazione Ellen Barkin – perfetta nel ruolo da Femme Fatale – e John Goodman. (andrea tagliacozzo)

Scent of a Woman – Profumo di donna

Un timido studente guadagna il denaro di cui ha bisogno accompagnando per un lungo weekend un irascibile ex colonnello dell’esercito, cieco e gran bevitore, ignorando che il colonnello ha un suo piano. Una storia godibile (anche se poco credibile), galvanizzata da una prova superlativa di Pacino, che gli è valsa un Oscar. La sceneggiatura di Bo Goldman è indebolita non poco da un appendice alla storia che sembra materiale di scarto di L’attimo fuggente. Basato sul film italiano del 1974 Profumo di donna. Anche tre nomination quale Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Non Originale.

Serpico

Uno dei film più famosi e sintomatici di Sidney Lumet, nonché uno di quelli che ha contribuito a consolidare la recitazione mimetico-realistica di Al Pacino, qui alle prese con uno dei più significativi ritratti di outsider del cinema americano degli anni ‘70. Più che un poliziesco violento e anarcoide alla
Bullit
,
Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!
o
Il braccio violento della legge
,
Serpico
è un ritratto metropolitano a sfondo morale in cui, basandosi su una storia vera rielaborata dal romanzo di Peter Maas, Lumet coglie il marcio all’interno dell’istituzione poliziesca (ci tornerà in
Terzo grado
e nel capolavoro
Il principe della città
) e lo relaziona alla crociata personale di un tutore dell’ordine eccezionalmente onesto, ostinato e controcorrente. Per lui, ovviamente, non resterà che vivere come un solitario, senza amici o colleghi leali. Scampato a una trappola mortale, sarà costretto a riparare in Svizzera per sfuggire alle vendette incrociate di delinquenti e poliziotti denunciati. Straordinariamente denso e riflessivo, antispettacolare e mai prolisso.
(anton giulio mancino)

City Hall

Il vicesindaco di New York (Cusack) si dedica anima e corpo al sindaco (Pacino), un ottimo politico sinceramente interessato al bene dei suoi cittadini. Quando una sparatoria che coinvolge un poliziotto, uno spacciatore e un bambino innocente si trasforma in uno scandalo, Cusack capirà che la strada per la verità è un campo minato. Questa vivace storia sui retroscena della politica urbana è decisamente attraente, ma poi diventa un melodramma con un finale difficile da mandare giù. Si tratta del frutto del lavoro di un vero vicesindaco, Ken Lipper, e di non meno di tre maestri sceneggiatori (Bo Goldman, Paul Schrader e Nicholas Pileggi)!

Dick Tracy

Vivace e raffinato adattamento del classico fumetto di Chester Gould, con Beatty che impersona l’eroe tutto naso e mascella. La storia è proprio esile, ma dentro c’è talmente tanto da vedere che non ci si bada: una galassia di personaggi famosi interpretano i grotteschi cattivi disegnati da Gould, gli incredibili costumi e la direzione artistica — che vinsero l’Oscar — e Madonna che canta le nuove canzoni di Stephen Sondheim (una pecca? Troppo poche). Una di queste, Sooner or Later (I Always Get My Man), si aggiudicò a sua volta l’Oscar. Da applauso la divertente interpretazione di Big Boy Caprice regalata da Pacino. Super 35.

A letto con Madonna

Ritratto a tutto tondo della diva pop più trasgressiva del momento. Tra un concerto e l’altro in giro per il mondo, Madonna confessa indirettamente alla macchina da presa i suoi sogni, i suoi desideri e le sue aspirazioni. Appare, tra gli altri, un imbarazzatissimo Warren Beatty, all’epoca compagno nella vita della cantante. Interessante per i fan, un po’ noioso per tutti gli altri. Oggi sembra paradossalmente datato. (andrea tagliacozzo)

Il padrino – Parte II

Alla morte di Don Vito, le redini dei Corleone passano nelle mani del figlio Michael. Questi si rende subito conto che la «famiglia», minacciata da una catena di tragici eventi, rischia un inesorabile declino. Il ricordo del padre è sempre presente: giunto negli Stati Uniti agli inizi del secolo, il giovane Don Vito riuscì a creare dal nulla un impero del crimine. Straordinario seguito de Il padrino, più complesso – specialmente dal punto di vista narrativo, strutturato com’è sulle storie parallele delle origini di Don Vito e delle imprese temporalmente successive di Michael – e per certi versi superiore al precedente episodio. Vincitore di sei premi Oscar, tra i quali quello per il film, la regia e l’attore non protagonista (Robert De Niro). (andrea tagliacozzo)

Donnie Brasco

Un agente dell’Fbi sotto falso nome si infiltra in una gang mafiosa e fa amicizia con un anziano gangster in declino, Lefty. Tra i due nasce un rapporto paterno-filiale, ma il giovane sa che dovrà tradire il vecchio.

Una sorpresa inattesa: un normale film di genere, diretto da un regista eclettico e anonimo, che per virtù di sceneggiatura (dell’italoamericano Paul Attanasio) e soprattutto di attori diventa un piccolo gioiello. Decenni dopo la morte dello star system, in tempi di tale analfabetismo scrittorio che le major riempiono d’oro uno come Joe Eszterhas, mai ci si sarebbe aspettati di poter godere di un crime movie vecchio stile come questo.

Crepuscolare come Eddie Coyle, con gangster tristi e stanchi, mai idealizzati, e soprattutto con due personaggi centrali commoventi: Johnny Depp, l’unico grande attore hollywoodiano degli ultimi dieci anni, sfida in casa Al Pacino nel ruolo di un mafioso. Roba da far tremare le vene ai polsi, ma il ragazzo è così intenso e grintoso che stimola l’avversario al punto da fargli mettere da parte gli eccessi e regalare una delle sue più belle interpretazioni di sempre. C’è bisogno di aggiungere che – per chi se lo può permettere – sarebbe il caso di guardarselo in versione originale?
(emiliano morreale)

… e giustizia per tutti

Un giovane avvocato di Baltimora, assai critico con il vigente sistema giudiziario, ha una reazione spropositata quando un suo cliente viene ingiustamente condannato dal corrotto giudice Fleming. La solida regia di Norman Jewson e le ottime prove degli attori – tra i quali un Jack Warden in grande forma – non riescono a mascherare gli alti e bassi dello script. L’istrionico Al Pacino, candidato all’Oscar (in seguito conquistato nel ’92 con
Scent of A Woman
), venne battuto sul filo di lana da Dustin Hoffman, premiato per
Kramer contro Kramer
. Sceneggiato da Valerie Curtin e Barry Levinson (futuro regista di
Rain Man
). Film d’esordio di Christine Lahti.
(andrea tagliacozzo)

Amore estremo

Larry Gigli è un piccolo criminale senza troppe pretese. Un giorno il suo boss gli affida un lavoro da poco: rapire il fratello di un giudice che sta per processare un capomafia locale. La vittima prescelta è il povero Brian, un ragazzo con problemi mentali la cui unica colpa è quella di avere per fratello un severo e temuto procuratore distrettuale. Affinché il compito sia svolto nel migliore dei modi, a Gigli viene affiancata la bellissima Ricki, uno dei killer più spietati e violenti in circolazione. Le premesse per un storia d’amore molto particolare ci sono tutte…
Martin Brest (Beverly Hills Cop, Scent Of A Woman, Vi presento Joe Black) è tornato a girare un film d’azione ma Gigli, ribattezzato in Italia con l’improbabile titolo di Amore estremo, ha deluso in patria al botteghino e si appresta a fare lo stesso con il pubblico europeo. Per colpa di una trama improbabile, di una sceneggiatura poco convincente e di premesse iniziali troppo prevedibili. Cosa c’è di nuovo nelle avventure/disavventure del piccolo delinquente dall’animo sensibile che riesce a far innamorare la bella di turno? La scelta dei due interpreti poteva essere l’unico motivo di interesse ma la coppia, non solo artistica, formata da Jennifer Lopez e Ben Affleck rappresenta il principale fattore di delusione. J. Lo è sottotono e non riesce a essere divertente nelle vesti dell’affascinante quanto improbabile killer, mentre il fidanzato ha serie difficoltà a caratterizzare il suo personaggio. Particolare non indifferente, visto che è proprio intorno a lui che dovrebbe ruotare l’intera vicenda. Allo scorrere dei titoli di coda, vista la pubblicità e il clamore scatenati da questo nuovo prodotto hollywoodiano, la domanda sorge spontanea: era necessario fare tanto rumore per nulla? (emilia de bartolomeis)

Scarface

Il cubano Tony Montana, sbarcato negli Stati Uniti assieme ad altri profughi, si fa rapidamente strada nell’ambiente criminale americano: prima come guardiaspalle di un boss della droga e poi, eliminato quest’ultimo, in proprio. La sua personalità psicotica finisce per provocarne il declino. Maestoso, debordante e violentissimo rifacimento del classico di Howard Hawks, diretto da un De Palma più barocco e delirante che mai. Il regista dilata i tempi della narrazione e accentua il rapporto incestuoso tra il protagonista e la sorella (interpretata da Mary Elizabeth Mastrantonio), già presente nell’originale ma ovviamente mitigato da Hawks per esigenze di censura. Straordinario Al Pacino, che sembra a tratti completamente in simbiosi con il suo personaggio. Sceneggiato da Oliver Stone (che aveva vinto l’Oscar con il copione di Fuga di mezzanotte). (andrea tagliacozzo)

Il Padrino

Tre Oscar, e Coppola entra nell’Olimpo di Hollywood. Da dove verrà scacciato dopo Apocalypse Now. E non era neanche il film a cui, come autore, tenesse di più. Ma l’America bianca si è rispecchiata nella saga degli italoamericani che riscrivono il mito del self made man e del successo. Ambiguo nei confronti dei mafiosi, come A Better Tomorrow di John Woo lo è verso le triadi, ha insegnato molto al cinema di tutto il mondo: a Woo per primo, con quel montaggio alternato finale, massacro + battesimo. Il cattolico Coppola è una mente cinematografica smisurata che ha bisogno di tempi lunghi, di attori da melodramma. Discussioni da Scream 2: è meglio questo o il sequel? Il racconto lineare o i flashback? (alberto pezzotta)