Un weekend da bamboccioni

Una commedia che racconta la storia di cinque amici, vecchi compagni di squadra, che si riuniscono dopo anni per onorare la scomparsa dell’ allenatore di basket dell’ infanzia. Con mogli e figli, trascorrono insieme il weekend del 4 luglio nella casa sul lago dove anni prima avevano festeggiato la vittoria della squadra. Ricreando atmosfere del passato, scoprono che crescere non significa necessariamente diventare adulti.

Reign over me

New York. Chiuso in se stesso dopo aver perso moglie e figli nel crollo delle Twin Towers, Charlie Fineman cerca a modo suo di rimuovere il trauma: rifiutandosi di ricordare. L’incontro casuale col suo vecchio compagno di campus Alan Johnson e l’aiuto della psicologa Angela lo avvieranno a un lento ritorno alla normalità. La sceneggiatura del regista aggiunge un tassello al filone-Ground Zero ma riflette anche sul dolore universale della perdita. Ottimo il cast: Sutherland è ispirato nel breve ruolo del giudice e Sandler sempre più convincente nel drammatico che nel comico. Il titolo viene da un brano degli Who e la memorabile cover che si ascolta sui titoli di coda è eseguita dai Pearl Jam.

Spanglish – Quando in famiglia sono troppi a parlare

Una risoluta donna messicana va a lavorare per una ricca famiglia di Los Angeles, provocando un certo effetto nel gruppo in crisi e cambiando la vita di sua figlia, molto impressionabile. Sdolcinata la prova di Sandler nei panni del padre/marito (un grande chef, anche se non si vede mai la sua abilità in cucina), mentre la Leoni è incredibilmente stridula in quelli della moglie. Ci sono alcune perle – una buona scena qui, un’osservazione acuta là – nella sceneggiatura del regista Brooks, ma per la gran parte è un pasticcio.

Ubriaco d’amore

Il giovane Barry Egan è il proprietario di una piccolissima azienda. Barry è nevrotico, complessato e disperatamente solo, almeno sentimentalmente, anche se ossessionato da sette sorelle che non perdono occasione di deriderlo e d’intromettersi nella sua vita privata. Una sera, per combattere la solitudine, Barry decide di chiamare un telefono erotico. Per accedere al servizio è costretto a dare tutti i suoi dati, compresi nome, indirizzo e numero di carta di credito. Il giorno dopo, il giovane si ritrova perseguitato dalla telefonista del servizio erotico, decisa a ricattarlo per estorcergli del denaro. Nello stesso giorno, Barry incontra Lena, una collega di una delle sue sorelle, della quale s’innamora, ricambiato, a prima vista. Prima di tuffarsi in questa nuova avventura, che cambierà irrimediabilmente la sua vita, dovrà prima liberarsi della telefonista e del boss della ragazza che nel frattempo hanno ingaggiato quattro scagnozzi per terrorizzarlo.
Ubriaco d’amore
(dubbia traduzione dell’originale
Punch-Drunk Love)
è un film sperimentale mascherato da commedia romantica. Un film che attacca – letteralmente – i sensi dello spettatore, visivamente e acusticamente (magnifica la «rumorosa» colonna sonora di Jon Brion), in modo da calarlo nel contorto mondo del suo protagonista. La storia d’amore tra Barry e Lena sembra un’appendice leggera (ma non più di tanto…) a quella tra la drogata Melora Walters e il poliziotto John C. Reilly in
Magnolia,
precedente (e a dir poco straordinario) film di Paul Thomas Anderson. Il regista, reduce dall’inaudita complessità dei suoi ultimi due lavori (l’altro era il non meno memorabile
Boogie Nights),
con
Punch-Drunk Love
intendeva realizzare qualcosa di più semplice e meno impegnativo (un po’ come Scorsese ai tempi di
Re per una notte
e
Fuori orario,
arrivati dopo un trittico niente male come
Taxi Driver, New York, New York
e
Toro scatenato).
Una commedia, per giunta, scritta su misura per il comico di successo Adam Sandler. Ma l’approccio al materiale è comunque talmente originale e bizzarro da renderne la visione un’esperienza unica, sicuramente insolita. La macchina da presa sembra a volte muoversi in maniera apparentemente casuale (come nel caso del piano-sequenza, in realtà studiatissimo, della telefonata al servizio erotico) e quasi tutto il film è improntato a una libertà formale e concettuale in cui tutto e il contrario di tutto potrebbe accadere (e non è un caso che tra i film che Anderson ha mostrato ai suoi tecnici per far capire che tipo di pellicola voleva realizzare ci sia
Help!,
il musical con i Beatles diretto da Richard Lester). Non meno fondamentale per il film è la prova di Sandler, capace di conferire al personaggio di Barry un’intima, profonda complessità, con i suoi tic, gli sbalzi d’umore, gli improvvisi attacchi di collera. «Ho l’amore nella mia vita. Questo mi fa più forte di quanto tu possa immaginare», dice Barry al boss del servizio erotico Dean Trumbell che lo stava minacciando. L’essenza dell’amore secondo P.T. Anderson.
(andrea tagliacozzo)

50 volte il primo bacio

Veterinario domiciliato alle Hawaii, Henry Roth si prende cura delle giovani donne in vacanza nell’isola con la stessa dedizione con cui guarisce gli animali ammalati. La sua vita da playboy subisce un drastico cambiamento nel giorno in cui incontra Lucy, una deliziosa ragazza sofferente di frequenti vuoti di memoria. I due si innamorano ma ogni singolo giorno lui è costretto a riconquistarla, giacché lei, a causa dei vuoti di memoria, non ricorda di averlo mai incontrato.

Due attori giovani, carini e più che mai sulla cresta dell’onda (Adam Sandler e soprattutto Drew Barrymore), un regista che ha già dimostrato di sapersela cavare con la commedia (Peter Segal, il cui esordio con
Una pallottola spuntata 33 1/3
non fece rimpiangere troppo il maestro David Zucker) e una storia che fa il verso a un classico degli anni Novanta come
Ricomincio da capo
di Harold Ramis. Dalla miscela di questi ingredienti di base è uscito un film leggero e divertente, che gioca con i vuoti di memoria della protagonista per ricreare ad ogni scena la magia del primo appuntamento. Una pellicola potenzialmente in grado di accontentare tutti: gli amanti della commedia americana che rifugge le sguaiataggini, gli inguaribili romantici che al cinema vogliono una storia d’amore che li faccia sognare e persino gli appassionati di musica, grazie alla divertente

colonna sonora,
composta da classici del pop-rock anni Ottanta riletti da band attualmente in attività.
(maurizio zoja)

Zohan – Tutte le donne vengono al pettine

Zohan Dvir è uno dei più importanti membri delle forze armate israeliane: è il migliore cacciatore di terroristi del suo paese e le donne cadono ai suoi piedi. Ma da tempo Zohan medita di cambiare vita e realizzare il suo sogno più grande: diventare un parrucchiere. Durante uno scontro con il suo nemico di sempre, il terrorista palestinese Phantom, decide di simulare la propria morte e di fuggire negli Stati Uniti, dove è convinto di poter finalmente diventare un parrucchiere: il migliore, ovviamente!

Little Nicky – Un diavolo a Manhattan

Il più dolce dei tre figli del Diavolo deve andare sulla terra a riprendere i fratelli erranti altrimenti il padre morirà. Nel frattempo i suoi fratelli stanno facendo di New York un inferno in terra. Commedia stravagante, talvolta detestabile, raramente divertente, si compiace della sua volgarità. Piena di cammei comici (molti dei colleghi di Sandler di un tempo al Saturday Night Live

Io vi dichiaro marito e… marito

Chuck Levine e Larry Valentine sono due vigili del fuoco eterosessuali (Larry ha anche due bambini) che, per per questioni economiche, si trovano a dover inscenare una relazione gay con tanto di matrimonio. Ma tenere a bada le proprie reali inclinazioni sessuali, non sarà per niente facile: soprattutto quando interviene la sensuale avvocatessa Alex McDonough (Jessica Biel).

Terapia d’urto

Dave Buznik (Adam Sandler), dopo un equivoco a bordo di un aereo, viene condannato da un giudice come soggetto troppo violento e irascibile e quindi costretto a seguire una terapia di gestione della rabbia, condotta dal dottor Buddy Rydell (Jack Nicholson). Dave non crede di essere un violento, ma piuttosto, al contrario, troppo mite e remissivo. La terapia del dottore, dal canto suo, è ciò che di meno ortodosso ci possa essere. In seguito a un altro malinteso, il giudice condanna Dave a vivere per un mese intero a stretto contatto, 24 ore su 24, con il dottor Rydell. La cura procede in maniera surreale, fino a quando… Commedia a tratti esilarante, con un Jack Nicholson in splendida forma ironica. Adam Sandler si dimostra ancora una volta versatile a ogni ruolo, con una netta propensione per quelli comici. Qualche comparsata eccellente, dall’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, all’ex campione di tennis John McEnroe, alla squadra di baseball degli Yankees, rendono il film ancora più sfizioso, anche se un finale davvero banale svilisce il tutto. Si tratta pur sempre di una commedia, scritta bene e con sprazzi di comicità assoluta, alternata a stantii doppi sensi. Comunque piacevole.
(andrea amato)