Amore senza confini

Una donna sposata lascia il marito e si innamora di un medico che fa parte di un’organizzazione umanitaria attiva nei paesi del Terzo Mondo: la loro relazione continuerà per anni, attraverso vari continenti e altrettante emergenze umanitarie. La descrizione delle terribili condizioni di vita degli abitanti delle zone più arretrate del globo terrestre è descritta magistralmente, e trasmette l’idea dell’urgenza e dell’importanza di qualsiasi aiuto. Ma che diavolo c’entra la storia d’amore in tutto questo? Mistero… Fortunatamente la presenza scenica di Owen riesce quantomeno a tenere in piedi il suo personaggio. J-D-C Scope.

The Chronicles of Riddick

Riddick
(Vin Diesel)
all’anagrafe Mark Vincent) detenuto pluriricercato e mago delle evasioni, dotato della capacità di vedere anche nel buio, scampa all’agguato di una banda di cacciatori di taglie e finisce sul pianeta Helios. Qui ritrova l’imam
(Keith David)
che aveva salvato nel film precedente (il non banale

Pitch Black).
Prima di scampare a una retata, Riddick incontra Aereon
(Judi Dench),
essere ectoplasmatico
(elementale),
che sollecita il suo aiuto per sconfiggere Lord Marshal
(Colm Feore),
il potente signore dei
necromonger,
una setta di zombie dotata di formidabili poteri che è determinata a cancellare ogni forma di vita non disposta a sottomettersi al suo credo. Lui è infatti uno dei pochi sopravvissuti del popolo dei
furiani,
indomiti guerrieri temuti da Lord Marshal. Ma il criminale dal cuore tenero scopre anche che l’unica persona al mondo che davvero conti qualcosa per lui, Kyra
(Alexa Davalos),
la ragazzina di
Pitch Black
ormai fattasi donna, si trova rinchiusa in una prigione di massima sicurezza su un pianeta il cui nome è tutto un programma:
Crematorion.
È lì che l’eroe si recherà, curando di tornare in tempo per salvare l’umanità o ciò che ne rimane.

D’accordo, da
Star Wars
in poi il genere
fantasy
ha sempre prosperato sulle sage a episodi. La fregatura è che se ti perdi la prima puntata, rischi di non capirci più nulla. Queste
Cronache
non corrono il rischio, perché è assai esile il filo che le lega al precedente
Pitch Black.
Oltre al protagonista, sono solo due i personaggi che fungono da
trait d’union
con il
prequel.
Ma ambientazione e intreccio sono così differenti che presto anche quell’esile filappero si spezza.

Ed è un vero peccato: malgrado lo sfoggio di tecnologie, scenografie, comparse, campi lunghi ed effettacci grafici, la vicenda non riesce infatti a involarsi.
David Twohy,
che aveva diretto con mano sicura l’inquietante ergastolano dallo sguardo che penetra la notte nella lotta contro i terribili vampironi alati di
Pitch Black,
deve qui tenere sotto controllo un budget forse troppo pingue per le sue sole forze. L’ennesima conferma che la
science fiction,
senz’anima e con poche idee, si declassa a videogioco. Lui, Vin Diesel, pare tuttavia non demordere: trilogia aveva da essere e trilogia sarà. Appuntamento sul pianeta Furia, dove il Nostro farà ritorno per cercare di riconciliarsi col suo passato. Non ci struggeremo nell’attesa.

(enzo fragassi)