Uccellacci e uccellini

Totò e suo figlio Ninetto, mentre stanno andando a sfrattare dei contadini morosi, incontrano un corvo saccente che li spinge a vestire il saio e a predicare agli uccelli. Questa favola allegorica – ricca di spunti fantastici, ma anche di riferimenti alla società italiana dell’epoca – offrì a Totò, ormai giunto al termine della carriera (si tratta del suo penultimo film), una tardiva possibilità per farsi notare anche dalla critica che per tanti anni lo aveva snobbato.
(andrea tagliacozzo)

Mamma Roma

Al secondo film, Pasolini tenta di ibridare la straordinaria scoperta/invenzione dell’esordio
Accattone
con un pezzo di storia del cinema italiano, Anna Magnani. All’epoca il tentativo parve ai più una forzatura, ma oggi
Mamma Roma
appare davvero uno degli esiti più alti del regista. La storia – melodrammatica e assolutamente credibile – della prostituta costretta a tornare sulla strada e del suo amore folle e distruttivo per il figlio si dipana in una sorta di magico equilibrio, nel quale i «tipi» lukacsiani diventano icone e allegorie. Alcuni momenti del film sono degni di figurare fra le vette del cinema italiano: basterebbero solo la sequenza iniziale del matrimonio e quella finale, con la contenzione del ragazzo e l’urlo muto della Magnani (che riprende quello celebre di
Roma città aperta
, cui Pasolini aveva già dedicato una poesia), a fare di questo film un capolavoro.
(emiliano morreale)